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Le legioni perdute di Teutoburgo (Parte II)

L’ultimo romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi narra uno degli eventi più drammatici della storia antica, la disfatta dell’esercito romano nella selva di Teutoburgo in Germania. Una battaglia che ha dato origine a un secolare mistero storico e geografico. 

Nello scorso post abbiamo parlato di una delle battaglie più importanti dell’Antichità, la terribile disfatta subita dalle legioni romane comandate dal governatore Publio Quintilio Varo nella foresta di Teutoburgo in Germania, a opera di una coalizione di tribù “barbare” guidate da Arminio, principe dei Cherusci. Proprio sulla figura di Arminio è incentrato Teutoburgo, l’ultimo romanzo storico dell’autore e archeologo Valerio Massimo Manfredi. Ma oltre a essere stata, secondo gli studiosi, uno degli eventi cardine per la storia dell’Impero Romano, e per estensione per quella di tutto il continente europeo, la battaglia della foresta di Teutoburgo divenne per lunghi secoli uno dei misteri storici e geografici più affascinanti dell’Antichità. Nessuno infatti sapeva con esattezza dove l’esercito di Varo avesse incontrato il proprio destino, e per lungo tempo intellettuali e storici si arrovellarono per tentare di scoprire la tomba delle “legioni perdute di Teutoburgo”.

Una veduta aerea di Kalkriese. Fonte: www.mikeanderson.biz

Gli unici indizi sulla collocazione geografica della battaglia ce li fornisce lo storico romano Tacito, il quale ci dice che lo scontro avvenne nella “selva di Teutoburgo” (saltus Teutoburgiensis), una densa foresta che si trovava non lontano dal corso settentrionale dei fiumi Lippe ed Ems, nell’odierna Westfalia. Nel XVII secolo l’area fu identificata dagli storici dell’epoca con una catena di colline chiamata Osning, e da quel momento tutta la zona fu rinominata foresta di Teutoburgo, nome che conserva ancora oggi, anche se non c’era alcuna prova che si trattasse proprio della selva indicata da Tacito. Ed è proprio in quell’area che si trova l’Hermannsdenkmal, il gigantesco monumento ad Arminio eretto dai nazionalisti tedeschi nel 1875, di cui abbiamo già parlato. Ma non tutti gli studiosi dei secoli successivi si mostrarono convinti dell’identificazione di Osning con la perduta Teutoburgo. La più importante voce fuori dal coro fu sicuramente quella del grande classicista Theodor Mommsen, uno dei padri della moderna storiografia. Nel suo saggio del 1885 Die Örtlichkeit der Varusschlacht (“Il sito della battaglia di Varo”), Mommsen avanzò l’ipotesi che il vero luogo della battaglia non fosse Osning ma un’area circa 100 km a nord-ovest, nei pressi del villaggio di Kalkriese, in Bassa Sassonia. A Osning, argomentava lo studioso, non erano mai stati trovati reperti romani, mentre vicino a Kalkriese erano state rinvenute diverse monete risalenti al regno dell’imperatore Augusto. Tuttavia, all’epoca nell’area erano state ritrovate solo monete, e non le tracce che ci aspetterebbe dal massacro di circa 20.000 soldati: frammenti di armi e armature, attrezzature da campo e, ahimè, i resti degli sfortunati legionari.

Tony Clunn posa con una delle monete trovate nel corso delle sue ricerche con il metal detector a Kalkriese. Fonte: www.thetimes.co.uk

La svolta nel mistero delle legioni perdute di Teutoburgo avvenne solo cent’anni dopo, a opera del tenente Tony Clunn, ufficiale dell’esercito britannico e archeologo dilettante. Nel 1987 Clunn, che era di stanza col suo reggimento a Osnabrück, nel cui distretto si trova l’area di Kalkriese, si recò dal professor Wolfgang Schlüter, direttore dell’equivalente tedesco della nostra soprintendenza per i beni archeologici locale, per chiedere il permesso di effettuare nella zona ricerche con il metal detector, e allo stesso tempo farsi consigliare i siti più promettenti in cui indagare. Schlüter gli suggerì proprio la zona di Kalkriese, dove in passato erano state trovate monete romane. Clunn seguì il consiglio e, nel corso del primissimo giorno di ricerche intorno a Kalkriese, trovò sepolte nel terreno numerose monete d’argento romane, molte dell’epoca dell’imperatore Augusto, e nessuna delle quali avente una data successiva al 9 d.C., quella della sconfitta di Teutoburgo. L’ulteriore conferma avvenne l’estate successiva, nel 1988, quando Clunn trovò, sempre nell’area, alcuni proiettili di fionda del tipo usato dai frombolieri dell’esercito romano. Era la prima volta che venivano rinvenuti nella zona reperti di tipo militare. Avvisato delle scoperte, il professor Schlüter organizzò una prima campagna di scavo nei pressi di Kalkriese nel 1989, che portò subito a straordinari ritrovamenti. Da allora nella zona sono stati rinvenuti oltre 5000 reperti romani: molte altre monete, frammenti di armi e armature, resti di pentolame e altri attrezzi da campo, fibbie e gioielli. La cosa interessante è che tutti questi resti, compatibili con una grande battaglia, sono stati trovati ai piedi della collina di Kalkriese, un’area aspra ricca di gole e scarpate, lungo una linea stretta e lunga diversi km, circostanza che concorda perfettamente col racconto di Tacito, il quale descrive un’imboscata nella foresta nel momento in cui le tre legioni di Varo si trovavano in marcia, a ranghi allungati. Con ogni probabilità, il vero sito della foresta di Teutoburgo, e il luogo del massacro delle tre legioni perdute di Varo, era stato finalmente trovato. Ritiratosi nel 1996 col grado di maggiore, Clunn raccontò successivamente la storia della sua straordinaria scoperta nel libro The Quest For The Lost Roman Legions, del 2005.


La maschera da soldato di cavalleria, trovata a Kalkriese, è il pezzo forte del museo annesso al Parco della Battaglia di Varo. Fonte: Carole Raddato.

Il pezzo più spettacolare finora trovato nel sito di Kalkriese è una bellissima maschera di ferro, originariamente placcata d’argento, del tipo usato come parte dell’elmo dei soldati di cavalleria romani. Oggi la maschera è esposta nel museo di Kalkriese, dove nel frattempo è stato creato il Parco della Battaglia di Varo, che comprende anche un centro visitatori e una torre di osservazione che permette di osservare il sito della battaglia dall’alto. Capitalizzando prontamente sul richiamo turistico della scoperta, nel Parco si organizzano attività per le scuole e rievocazioni storiche della battaglia, con figuranti nei panni dei legionari romani e dei guerrieri Germani. Ma le indagini archeologiche non sono ancora concluse, e la foresta nasconde ancora, con ogni probabilità, altri straordinari tesori. Nell’estate del 2016 una squadra di archeologi dell’università di Osnabrück ha rinvenuto nel territorio del parco un tesoretto di otto preziosissime monete romane, degli aurei, tutte risalenti al periodo compreso tra il 2 a.C. e il 5 d.C. Gli studiosi ipotizzano che le monete appartenessero a un ufficiale romane caduto nel corso della battaglia, e il loro ritrovamento non fa che rafforzare la convinzione che questa amena località nella campagna tedesca sia davvero la leggendaria Teutoburgo, dove riposano le legioni perdute di Varo.