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Il piacere di scoprire i libri: intervista ad Antonio Franchini
Al convegno "Sguardi al Cuore della Letteratura" abbiamo incontrato Antonio Franchini, scrittore e direttore editoriale narrativa e saggistica di Giunti Editore, che ha aperto la giornata con un intrigante intervento sullo sguardo dell'editore. Franchini è uno degli editor più stimati e apprezzati nel panorama italiano e ha lanciato, tra gli altri, Paolo Giordano, Alessandro Piperno e Roberto Saviano.
In questa intervista ci ha detto la sua su romanzi e giovani lettori, con qualche "non consiglio" di lettura per i ragazzi delle scuole superiori. 
 
Dei grandi casi editoriali di cui si è occupato come editor, quali sono stati quelli più apprezzati dai ragazzi delle scuole superiori?
 
Io direi che, in generale, una caratteristica dei grandi bestsellers degli ultimi anni è stata proprio quella di saper intercettare il pubblico giovanile. Basti pensare a Niccolò Ammanniti, uno degli scrittori italiani più noti dell’ultima generazione, che ha avuto un impatto molto forte sui giovani, ma anche al Saviano di Gomorra, e sicuramente alla Solitudine dei numeri primi di Giordano: tutti libri che sono stati ben accolti dai ragazzi. Un autore che si è rivolto in modo particolare a questo pubblico, per una serie di ragioni, è Alessandro d’Avenia. Bianca come il latte rossa come il sangue è stato un enorme successo nel mondo giovanile, anticipando una serie di temi - come il colore, la morte - che poi sono stati affrontati da molti romanzi successivi.
 
Al di là dei classici, se fosse un insegnante delle scuole superiori qual è il romanzo che consiglierebbe ai suoi studenti e perché?
 
In realtà, io penso che i giovani possano essere guidati ma di base debbano scoprire le cose da sé. Credo che il ruolo di un insegnante non sia quello di indicare “il” libro adatto per ogni ragazzo, perché ognuno ha poi un proprio libro di elezione, nel quale può riconoscersi, e che può meglio di altri avvicinarlo alla lettura. È ovvio che ci sono libri più adatti ad alcune generazioni, ma di base io farei con i ragazzi quello che faccio abitualmente con gli adulti: quando un adulto mi domanda un consiglio sui libri da leggere, vado a colpo sicuro solo se conosco la persona, altrimenti, cerco di capire che tipo è per poi dare un consiglio mirato. Con i libri, che sono degli organismi così delicati e complessi, è molto rischioso indicare un unico libro che possa andar bene per tutti.
 
In fondo nessun lavoro come il suo consiste nell’andare così tanto al cuore della letteratura. Quali sono i metodi e gli strumenti indispensabili per farlo?
 
C’è solo un sistema per andare al cuore della letteratura: bisogna amarla, avere un’ inclinazione, forse anche una malattia. Per leggere no, chiunque può e deve leggere, e può trarne tante soddisfazioni a vari livelli. Ma andare al cuore della letteratura è una cosa diversa, riservata a quelli che hanno il tarlo, l’ossessione - di solito li si riconosce facilmente. Un mio amico insegnante e grande scrittore, Giuseppe Montesano, dice: «Quando io trovo qualcuno che è malato, come ero malato io a quegli anni, lo riconosco e provvedo a rovinarlo definitivamente.»