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Perché i romanzi distopici piacciono tanto ai ragazzi?
Osservando da vicino il panorama della letteratura per ragazzi contemporanea e le opere che si impongono con successo tra i giovani lettori, ci accorgiamo che i ragazzi sono particolarmente affascinati dalle narrazioni distopiche
Quali ingredienti di questa letteratura catturano allora maggiormente i ragazzi? Come far entrare questo genere in classe?
Un contributo speciale in due parti proposto da Isabella Del Monte, dottoranda all'università di Bologna, specialista in letteratura fantascientifica e distopica per ragazzi del XXI secolo.
 

Cosa piace tanto della distopia ai giovani lettori?


1) Investiga la realtà: la distopia apre l’immaginazione al campo dei possibili (tempi diversi, società diverse, esseri diversi…) senza però rinunciare al principio di realtà.
Anzi, è proprio l’indagine di mondi “altri” a fornire un terreno fertile di riflessione sul nostro tempo, nei suoi risvolti più attuali (ecologia, emarginazione sociale, razzismo, maschilismo, ansia della perfezione estetica, derive scientifiche e tecnologiche…)

2) Riflette la ricerca identitaria: in una fase evolutiva in cui pesano gli obblighi imposti dalle limitazioni genitoriali, scolastiche e sociali, la fantascienza distopica attrae l’immaginario dell’adolescente proponendogli un luogo di riflessione sui propri disagi, appaga la sua ansia di ribellione e di riscatto, rivelando la necessità del soggetto adolescente di costruire la propria identità e in qualche modo di “segnare il territorio” rispetto al mondo degli adulti (un tema che struttura gran parte delle opere contemporanee) ma anche costruendo nuove relazioni con i propri pari (tema ossessivo nei racconti di tipo post-apocalittico).
Una riflessione che è favorita dalla facilità d’immedesimazione dei giovani lettori in protagonisti più o meno coetanei e che, in più, non hanno propriamente il calibro dell’eroe. A differenza degli eroi del fantasy, infatti, il personaggio della distopia è più che altro un eroe involontario che si ritrova a fare i conti con la sua diversità rispetto al mondo di menti “fatte in serie” che lo circonda ed è spinto a cambiare il corso delle cose.

3) Celebra l’adolescenza: a differenza della distopia per adulti, dove prevale il finale negativo, la narrativa per ragazzi si mostra generalmente restia a cancellare la scintilla di speranza che le è propria. In mondi pervasi da un generale disfacimento morale e materiale, la fiaccola della speranza è consegnata nelle mani di gruppo di ragazzi resistenti.
L’adolescenza viene così presentata come il motore di un mutamento sociale che prende le mosse dal rifiuto dell’ormai corrotta eredità degli adulti e giunge all’affermazione di nuovi valori e, magari, di un nuovo umanesimo.

4) È appassionante!: i romanzi distopici hanno uno stile ritmato, ricco d’azione (pensiamo che diversi “giganti” della distopia per ragazzi vengono dal mondo della sceneggiatura, altri invece sono rinomati scrittori di gialli ed horror).
Inoltre, il punto di vista della narrazione è sempre quello del ragazzo ed il linguaggio utilizzato è spesso vicino al modo di parlare dei giovani. 
 
Come sfruttare allora questa ricchezza in classe, e quali racconti si prestano particolarmente per un uso didattico? La risposta nella prossima parte!