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Scrittori in mostra. Eugenio Montale e Paola Masino

Eugenio Montale con la moglie Drusilla Tanzi.

Due mostre dove letteratura, arte, amicizia s’incontrano. Succede a San Severino Marche, città duramente colpita dal terremoto dell’ottobre scorso, e a Roma. La mostra marchigiana è un invito a scoprire l’opera grafica di Eugenio Montale e le vicende compositive ed editoriali degli Xenia, dedicati alla moglie Drusilla Tanzi. A Roma (Palazzo Braschi) sono esposte le carte napoletane, francesi e i tarocchi che Paola Masino, compagna di vita di Massimo Bontempelli, chiese di disegnare a pittori e scrittori suoi amici. 

A tu per tu con i Salimbeni e con Montale

Ai molti problemi creati dal terremoto del 30 ottobre nelle Marche, si sono aggiunti in questi giorni forti disagi dovuti all'ondata di freddo. E tuttavia vale la pena di registrare alcuni segnali di resistenza, di cura delle bellezze dei luoghi e della normalità. A San Severino Marche, città duramente colpita dal sisma, è per esempio ricominciata una rassegna teatrale interrotta per via del terremoto (I teatri di San Severino). E poi il 10 dicembre è stata riaperta al pubblico la pinacoteca comunale “Tacchi-Venturi”, uno scrigno di opere preziose, senz’altro da scoprire e da riscoprire con una o più visite: polittici di Vittore Crivelli, Pinturicchio, affreschi di Lorenzo e Jacopo Salimbeni, maestri del tardogotico.

Al primo piano di Palazzo Manuzzini, che ospita la pinacoteca, è nuovamente possibile visitare anche Le linee della mano, una mostra inaugurata il 22 ottobre che se da un lato invita all’esplorazione dell’opera grafica di Eugenio Montale e delle vicende compositive ed editoriali delle liriche dedicate alla moglie Drusilla Tanzi, dall’altra sottolinea i rapporti che il poeta genovese intrattenne con le Marche, specie per il tramite dell’amicizia con il critico e traduttore settempedano Giorgio Zampa (1921-2008).

Nature morte e bagnanti, Luzi che legge e Drusilla al mare

Appartengono difatti a Zampa gli schizzi, le acqueforti, le tempere, le litografie, gli oli e i pastelli di Montale presentati nella mostra di San Severino. Caratterizzate da “un’essenziale bidimensionalità”, le opere di maggior impegno mostrano l’inclinazione ad usare tecniche diverse e un notevole gusto per la sperimentazione cromatica – Natura morta del 1947 è un pastello su carta dove s’accendono quasi a sorpresa, dentro un vaso trasparente, delle rose rosse; in Bagnanti, un olio dello stesso anno, i colori caldi e freddi strizzano l’occhio al volume e lo deludono. Nei veloci schizzi a penna, la nota fondamentale è un’ironia pensante, malinconica, leggera, dove si riconosce l’antieroismo del poeta, capace insieme di attenzione e distanza nei confronti dei suoi soggetti. Si possono citare al proposito tanto un autoritratto dietro sbarre oblique quanto l’acuminato ritratto di Mario Luzi che legge e i due di Drusilla al mare, in costume, con sul volto un paio di enormi occhiali.

  

Doni offerti a qualcuno che si è avuto come ospite

Appunto a Drusilla Montale dedicherà le due serie di Xenia che aprono la raccolta della maturità Satura (1971). “Doni offerti a qualcuno che si è avuto come ospite”, secondo la definizione che Montale medesimo riprende dal poeta latino Marziale, gli Xenia sono le poesie stesse, destinate alla donna che è stata ospite nella vita dell’autore fino alla morte nel 1963.

Come scrivono Roberto Carnero e Giuseppe Iannaccone nella sezione dedicata a Montale all’interno del corso Al cuore della letteratura, i versi che Montale scrive per la moglie Drusilla morta negli anni Sessanta siglano insieme il ritorno alla poesia dopo anni di silenzio e una svolta nella poetica dell’autore. Chiamata affettuosamente “Mosca” per via dei suoi problemi alla vista, Drusilla è una delle donne “lontane”, irraggiungibili cui Montale ama rivolgersi nelle sue liriche. Però non è la ghiacciata e ferma Clizia-angelo delle Occasioni, della Primavera hitleriana incisa dentro La bufera e altro. Abbiamo invece qui una "figura concreta, fragile eppure piena di una sua ironica saggezza", con cui Montale imbastisce un dialogo insieme impossibile e affettuoso, inanellando "una serie di aneddoti domestici nei quali la malinconia spesso temperata dall’umorismo o comunque da un tono di dolce rievocazione si oppone allo squallore del presente" (accanto alle più famose e struggenti Tuo fratello morì giovane e Avevamo studiato per l’Aldilà un segno di riconoscimento si ricordi una poesia, disarmante amara e splendida, di soli due versi: “Ascoltare era il solo tuo modo di vedere / Il conto del telefono s’è ridotto a ben poco”).

Ebbene prima ancora di entrare nella raccolta Satura, 14 testi della sezione Xenia vennero pubblicati in volumetto a solo, nel 1966. L’invito a Montale giunse ancora dall’amico Giorgio Zampa, e fu il tipografo di San Severino Bellabarba a stampare un’edizione a tiratura limitata (50 copie) dei testi da destinare agli amici, ora in mostra nelle sale di Palazzo Manuzzini sia nella versione dattiloscritta (con correzioni autografe), sia nella forma di elegantissima plaquette già stampata.

Un gioco tra amici

Ancora di amicizie e di primizie si può parlare per I pittori del Novecento e le carte da gioco, mostra in corso a Roma fino al 30 aprile. Per la prima volta infatti sono esposte a Palazzo Braschi le carte da gioco che Paola Masino (1908-1989), moglie di Massimo Bontempelli, commissionò a una serie di pittori e scrittori amici, che ben volentieri e gratuitamente accolsero la sfida.

Collezionista di mazzi francesi, napoletani, di tarocchi, Paola Masino era appassionata giocatrice di poker, pinnacolo e scopone. Raccolse nel corso di tutta la vita 352 carte disegnate e dipinte tra le quali spiccano un fante di spade di Guttuso (foto a destra), un asso di coppe di Francesco Trombadori, un asse di bastoni realizzato da Alberto Burri (foto a sinistra).

Tra gli scrittori, partecipò anche Alfonso Gatto. E Carlo Levi, pittore-scrittore, creò per la Masino il Sole. Insieme alle carte, sono esposti le foto e i tanti ritratti di Paola realizzati da importanti artisti come De Chirico, De Pisis, Funi e Sironi.
Si potrebbe parlare di una mostra-festa, che celebra l’amicizia, il divertito scambio di idee, tecniche, passioni e pensieri tra grandi del Novecento. L’occasione è inoltre ottima per riscoprire la figura di Paola Masino, “scribacchina” bollata come tale e guardata con sospetto dal regime fascista, affascinante musa di scrittori e poeti, curatrice dell’opera del famoso marito. Ma, prima di tutto (lo racconta bene la voce dedicata nell'Enciclopedia delle donne), poliedrica e spregiudicata figura di scrittrice, traduttrice, intellettuale particolarmente attenta all’universo femminile.

Fonti