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Dall’altra parte del mondo: gli Antipodi – Parte I

Un'illustrazione (alquanto schematica) del problema degli Antipodi in un manoscritto del IX secolo. Fonte: www.badwila.net

Dalle controversie tra dotti ai cartoni animati, dal folklore alla fotografia d’arte, il tema degli antipodi è più vivo che mai.

Contrariamente all’opinione popolare ancora largamente diffusa, e influenzata dalla storiografia positivista dall’Ottocento, che dipingeva gli uomini dei “secoli bui” come irrimediabilmente ignoranti e in preda alla superstizione, la maggior parte degli europei vissuti durante l’Antichità e il Medioevo, o almeno la parte di coloro che erano abbastanza istruiti da porsi questa domanda, non credeva affatto che la Terra fosse piatta. Non ci fu quindi alcuna rivolta dei marinai di Cristoforo Colombo, che secondo la famosa storiella avrebbero temuto di spingersi troppo in là con le proprie caravelle e precipitare dall’“orlo del mondo”! Che la Terra fosse sferica l’avevano già ipotizzato i greci nel V secolo a.C., ed è noto che il matematico Eratostene di Cirene, due secoli dopo, riuscì a calcolare la circonferenza del globo terrestre con un’approssimazione sorprendentemente buona, considerando i mezzi di cui era dotato.

Una mappa del mondo conosciuto nell'Antichità che raffigura, nell'emisfero meridionale, l'ipotizzata terra degli Antipodi. Fonte: www.henry-davis.com

La sfericità della Terra era quindi sostenuta dalla maggior parte delle persone colte nell’ambito della cultura occidentale (Europa e bacino del Mediterraneo), ma questa posizione poneva un altro problema: quello degli Antipodi, le ipotetiche persone che avrebbero abitato la parte del globo opposta a quella dove si trovavano i continenti conosciuti, e che quindi avrebbero vissuto letteralmente con “i piedi alla rovescia”(da cui il nome, dai termini greci anti, rovesciato, e podos, piede) rispetto a noi. Oggi diremmo “a testa in giù”. Era in effetti una concezione apparentemente assurda, soprattutto in un’epoca in cui la forza di gravità era sotto gli occhi di tutti, ma era ben lungi dall’essere spiegata scientificamente. La maggior parte degli studiosi dell’Antichità e del Medioevo si tirava fuori dal problema sostenendo che, se anche gli Antipodi fossero effettivamente esistiti, gli abitanti del mondo allora conosciuto, l’Ecumene (che si trovava nell’emisfero settentrionale), non avrebbero mai potuto incontrarli. Questo perché, secondo la concezione geografica antica, le terre situate immediatamente a sud dell’Ecumene si trovavano in corrispondenza della “fascia torrida equatoriale”, una regione climatica dove le temperature erano talmente alte da rendere impossibile la sopravvivenza di qualsiasi essere vivente. Sarebbe stato quindi impossibile viaggiare da un emisfero all’altro. Questa convinzione spinse molti autori cristiani della tarda Antichità e del Medioevo, tra cui Sant’Agostino, a negare del tutto la possibilità che esistessero gli Antipodi. Se non si poteva viaggiare attraverso la fascia torrida e raggiungere il sud del mondo, e i primi uomini erano stati creati nell’emisfero nord come insegna la Bibbia, allora l’emisfero meridionale doveva per forza essere disabitato.

Una celebre rappresentazione degli Antipodi, tratta da un’edizione del 1504 dell’enciclopedia Margarita philosophica di Gregor Reisch. Fonte: www.pages.cpsc.ucalgary.ca

Ma la leggenda sull’esistenza di mitici popoli e terre irraggiungibili dall’altra parte del mondo era troppo suggestiva per potere essere messa a tacere, perfino dalla Chiesa, e gli Antipodi divennero uno dei motivi fantastici più fortunati della tarda Antichità e del Medioevo, ripreso da centinaia di autori. Confortati dalla sicurezza di non poter essere smentiti, gli scrittori immaginarono che l’altro capo del mondo fosse abitato da creature bizzarre e civiltà favolose, e sfruttarono il mito degli Antipodi anche come allegoria filosofica, politica e religiosa, un po’ come accadde nei secoli successivi, durante l’Età Moderna e Contemporanea, per i marziani e gli ipotetici abitanti di altri pianeti

Un panorama delle tanto suggestive quanto desolate Isole Antipodi, a sud della Nuova Zelanda. Fonte: www.doc.govt.nz

Oggi sappiamo perfettamente che l’emisfero meridionale è abitato, e lo era anche al tempo dei Padri della Chiesa, anche se effettivamente la maggior parte delle terre emerse si trova nell’emisfero settentrionale e un intero continente australe, l’Antartide, è completamente disabitato. Eppure, a dimostrazione di quanto un’idea possa essere radicata nell’immaginario collettivo e sopravvivere per secoli, ancora oggi in Europa e Nordamerica si usa il termine “antipodi” per indicare chi vive nel sud del mondo e le regioni da esse abitate, in particolare l’Australia e gli altri Paesi dell’Oceania. Ma il termine stesso “antipodi” e l’uso che se ne fa tradisce clamorosamente il fondamentale egocentrismo che ancora caratterizza la cultura occidentale, come se fossero gli antipodi e le loro terre a essere irrimediabilmente “alla rovescia”, in rapporto a noi che siamo invece quelli “dritti”. In realtà, è scontato che ciascuno di noi sia potenzialmente “antipode” di qualcun altro… L’esempio più paradossale è quello delle Isole Antipodi, un piccolo arcipelago disabitato situato circa 650 km a sud della Nuova Zelanda. Furono così battezzate, dai marinai inglesi che le avevano “scoperte” all’inizio del XIX secolo, perché si trovano quasi esattamente dalla parte opposta del mondo, vale a dire agli antipodi, rispetto alla Gran Bretagna. E così abbiamo il caso di un lembo di Terra noto all’uomo con un nome che lo identifica esclusivamente per la sua “opposizione” geografica a un’altra terra emersa, posta a migliaia di km di distanza; letteralmente “dall’altra parte del mondo”.