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GEOblog rewind. Sant’Elena e l'aeroporto infinito

L’isola di Sant’Elena nell’Oceano Atlantico continua a essere uno dei luoghi più remoti del mondo dopo che l’apertura del tanto sospirato aeroporto, che avrebbe dovuto romperne l’isolamento, è stata rimandata a data da destinarsi per problemi di sicurezza.

Poco più di un anno fa abbiamo avuto occasione di parlare di Sant’Elena, l’isola persa nelle acque dell’Oceano Atlantico famosa perché vi passò gli ultimi anni di vita, in esilio, Napoleone Bonaparte. Ancora oggi Sant’Elena, che è territorio britannico, è uno dei luoghi più remoti del mondo, essendo raggiungibile solo via nave a bordo della RMS St Helena, un vascello da trasporto misto passeggeri-merci che arriva al porto dell’isola ogni circa tre settimane, dopo una navigazione lunga 5 giorni da Città del Capo in Sudafrica.

L’articolo di un tabloid britannico polemico sul denaro pubblico speso per la costruzione dell’aeroporto di Sant’Elena. Fonte: www.1.bp.blogspot.com

L’anno scorso, però, tutto sembrava destinato a cambiare da lì a poco per i circa 4000 abitanti di questo remoto scoglio: nel 2012 erano finalmente cominciati i lavori per la costruzione sull’isola del tanto sospirato aeroporto commerciale, che avrebbe messo fine al secolare isolamento della comunità, collegando Sant’Elena al resto del mondo e al XXI secolo. Il progetto non era stato immune da controversie: costruire un aeroporto internazionale dal nulla, specie in una località così isolata dove tutto deve essere importato, costa parecchio denaro, e la decisione di farlo con soldi pubblici per collegare una comunità di poche migliaia di persone ha scatenato le immancabili polemiche politiche. Ma il governo britannico è stato irremovibile e si è detto convinto del proprio impegno a finanziare a favorire lo sviluppo economico delle colonie d’oltremare della Corona, e lo Stato si è accollato quasi per intero i 285 milioni di sterline necessari per la costruzione della struttura. Nelle intenzioni dei politici, l’aeroporto servirà a lanciare in grande stile il turismo nell’isola e a portare il tanto agognato sviluppo economico. Ma c’era anche un altro problema: nel nostro precedente post avevamo accennato profeticamente ai dubbi sulla sicurezza che un atterraggio al nuovo aeroporto può comportare. Lo spettacolo dell’atterraggio dev’essere senz’altro bellissimo: gli aerei sembrano posarsi su una portaerei naturale fatta di rocce e scogli, dal momento che la pista è stata faticosamente ricavata in una vallata e termina bruscamente vicino a una scogliera che precipita per 300 m fino al mare. Non proprio la migliore via di fuga che un pilota si augura di avere a disposizione in caso di incidente.

La spettacolare pista di atterraggio del nuovo aeroporto. Fonte: www.sthelenatourism.com

La maggior parte dei lavori sono stati completati nell’estate del 2015, e la tanto attesa inaugurazione ufficiale si sarebbe dovuta tenere nel febbraio del 2016. Nel frattempo però i collaudi e i voli di prova sulla nuova pista, indispensabili per aprire qualsiasi nuovo aeroporto al traffico commerciale e ottenere le dovute certificazioni, avevano evidenziato qualche problema. L’inaugurazione è stata dunque rimandata al maggio dello stesso anno, e si prospettava grandiosa dal momento che era stata scomodata perfino la famiglia reale. Padrino dell’inaugurazione doveva infatti essere il principe Edward, figlio della regina, che avrebbe dovuto giungere col primo volo passeggeri, proveniente da Johannesburg in Sudafrica, ad atterrare al nuovo aeroporto. Ma anche questa nuova data è stata annullata, e il governatore ha annunciato che la grandiosa cerimonia, e l’inizio dei voli commerciali da e per l’isola, sono rimandati a data da destinarsi.

Uno dei primi voli di collaudo atterra all’aeroporto di Sant’Elena nell’aprile del 2016. Fonte: www.whatthesaintsdidnext.files.wordpress.com

Il problema è il vento. Sant’Elena già si trova in una posizione particolare, nota per i forti venti e le occasionali violente tempeste che flagellano l’isola e l’oceano circostante. Ma questi problemi sono comuni anche ad altri luoghi dove gli aerei operano regolarmente, anche se con qualche difficoltà. Il fatto è che alle basse quote l’aria intorno all’isola è soggetta a improvvise e fortissime raffiche di vento, che sono imprevedibili, possono arrivare da qualsiasi parte e cambiare repentinamente direzione. Il wind shear, com’è conosciuto questo fenomeno tra gli addetti ai lavori, costituisce un grave problema per gli aerei, in quanto le forti raffiche possono sballottare e mandare fuori rotta un aereo nelle fasi delicatissime del decollo e dell’atterraggio. La rivelazione dei problemi che affliggono il nuovo aeroporto ha prevedibilmente riattizzato il fuoco della polemica in patria: possibile che il governo abbia speso centinaia di milioni di sterline per la realizzazione dell’aeroporto, si sono chiesti gli esponenti dell’opposizione, senza neanche prima commissionare studi e indagini che avrebbero rivelato questo problema? Nel frattempo l’esecutivo britannico e il governo locale dell’isola cercano di uscire dall’imbarazzo annunciando che sono in corso nuovi studi per risolvere il problema, per esempio scegliendo nuove rotte per l’approccio alla pista ed effettuando simulazioni al computer per prevedere gli improvvisi cambi di direzione del vento. Il governatore tiene a evidenziare che l’aeroporto non è ancora aperto al traffico commerciale ma è già regolarmente usato dagli aerei privati e dai mezzi di emergenza. Nel blog ufficiale dell’aeroporto, per esempio, ha avuto grande risalto la notizia che lo scorso 12 luglio un aereo di soccorso ha evacuato verso un ospedale sudafricano un abitante dell’isola che aveva una grave emergenza sanitaria.

La RMS St Helena passa sotto il Tower Bridge di Londra durante quello che avrebbe dovuto essere il suo viaggio di addio nel giugno 2016. Fonte: www.sainthelenaisland.info

Il ritardo nell’apertura dell’aeroporto ha avuto conseguenze inaspettate anche sulla veneranda RMS St Helena, costruita nel 1963 e riconvertita a traghetto per l’isola nel 1990. La nave aveva raggiunto la fina della sua vita utile e avrebbe dovuto effettuare l’ultimo viaggio verso l’isola il 14 giugno 2016, lasciando il compito di collegamento tra isola e la terraferma agli aerei. C’era stata anche una commossa cerimonia di addio organizzata dalla Royal Mail, le poste britanniche (la St Helena è ufficialmente un battello postale e la sigla RMS sta per Royal Mail Ship),con tanto di scambio di lettere tra i ragazzini della scuola di Sant’Elena e quelli di un istituto di Cardiff. Ma la mancata apertura dell’aeroporto ha mandato all’aria i piani per il meritato pensionamento della nave, il cui servizio è stato prorogato ufficialmente almeno per un altro anno.