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Gibilterra, una controversia lunga trecento anni

Non si spegne dopo tre secoli la disputa tra Regno Unito e Spagna per il controllo della “porta” del Mediterraneo, tra navi da guerra, ricorsi all’ONU e dispetti diplomatici.

Quasi esattamente trecento anni fa, nella primavera del 1713, si concludeva con il Trattato di Utrecht una delle innumerevoli guerre tra le potenze europee che insanguinarono il continente durante l’Età Moderna, la Guerra di Successione Spagnola. In seguito a quel conflitto la Spagna perdette sostanzialmente il suo status di potenza continentale, dovendo cedere molti dei suoi territori europei situati fuori dalla Penisola Iberica, come la Lombardia che passò all’Austria.

Se gli spagnoli ormai non rimpiangono più la perdita della Lombardia o dei Paesi Bassi spagnoli in seguito a quel remoto conflitto, una delle concessioni che la Spagna dovette fare a Utrecht è invece ancora una ferita aperta per il governo spagnolo e gli abitanti del Paese iberico: la cessione “in perpetuo” della Rocca di Gibilterra e del territorio circostante alla Gran Bretagna. Era una perdita dolorosa per la Spagna, poiché la straordinaria posizione di Gibilterra, che domina l’omonimo Stretto, permette a chi la occupa, di fatto, di controllare la “porta” del Mediterraneo e quindi tutte le navi che entrano e escono dal trafficatissimo mare. La Spagna cercò per ben due volte, nel corso del Settecento, di riprendersi Gibilterra con la forza, fallendo in entrambi i casi. E dopo il XVIII secolo, con il declino della potenza spagnola e la contemporanea ascesa della Gran Bretagna al ruolo di maggiore potenza marittima e coloniale del mondo, divenne ormai impensabile per gli spagnoli tentare di riconquistare Gibilterra. Durante la Seconda Guerra Mondiale si temette persino che la Spagna potesse entrare in guerra a fianco degli amici dell’Asse (Germania, Italia e Giappone) per poter finalmente strappare la Rocca agli inglesi, duramente impegnati nel Mediterraneo. Negli anni Cinquanta la Spagna, allora guidata dal dittatore Francisco Franco, rialzò la voce, accusando la Gran Bretagna di voler mantenere un anacronistico residuo di colonialismo sul territorio europeo, e rinnovando le proprie le rivendicazioni sulla Rocca. Da parte loro, i britannici hanno sempre sostenuto che Gibilterra non è una colonia, in quanto la Gran Bretagna rispetta il diritto di autodeterminazione dei suoi abitanti, circa 30.000, e questi vogliono rimanere sotto la sovranità inglese. Per rimarcare questo punto, la Gran Bretagna organizzò nel 1967 un referendum di autodeterminazione tra gli abitanti di Gibilterra, il 99% dei quali scelse di rimanere sotto l’autorità britannica (un referendum analogo si tenne di nuovo nel 2002, e con lo stesso risultato). In risposta al referendum, Franco ordinò la chiusura totale del confine tra Gibilterra e Spagna, che venne riaperto solo nel 1982, alla fine del periodo di transizione verso la democrazia in Spagna.

Oggi Gibilterra è uno dei tanti residui dell’Antico Regime che sopravvivono nell’Europa moderna. I suoi abitanti prosperano grazie alla tassazione favorevole, che ne fa un piccolo paradiso fiscale e attira banche e società specializzate nel gioco d’azzardo online. Ci sono poi i molti turisti, giunti attraversando il confine spagnolo o a bordo delle tante navi da crociera che fanno scalo nel porto, che la visitano per fare acquisti nei negozi duty free e farsi rubare gli spuntini dalla scatenata colonia di circa 250 macachi che imperversano intorno alla Rocca. Sono le uniche scimmie a vivere allo stato selvaggio (o quasi) in Europa, e la leggenda vuole che, finché ci saranno macachi liberi a Gibilterra, la Rocca rimarrà sotto la sovranità Britannica.

Uno dei macachi di Gibilterra, impegnato nella sua attività preferita: scroccare snack ai turisti. Fonte: www.telegraph.co.uk

Ma la tensioni tra Regno Unito e Spagna, ormai stretti alleati in quanto entrambi membri dell’Unione Europa e della NATO, non si sono ancora allentate sul “caso” Gibilterra. I rapporti fra i due Stati sono tuttora funestati da piccoli incidenti diplomatici e dispetti che periodicamente minacciano di diventare vere e proprie crisi internazionali. Ogni scusa è buona per alimentare polemiche: dalla sosta nella base navale di Gibilterra di sottomarini nucleari inglesi, che a detta del governo spagnolo metterebbero a rischio l’ambiente e la salute degli abitanti spagnoli dei centri vicini, alle dispute per la definizione delle acque territoriali e la pesca.

La crisi più recente si è consumata qualche settimana fa, quando la costruzione di una scogliera artificiale prospicente il porto da parte delle autorità di Gibilterra ha mandato su tutte le furie il governo spagnolo, il quale sostiene che gli enormi blocchi di cemento posati in acqua ostacolano l’attività dei pescherecci spagnoli nelle acque vicine. Come ritorsione, gli spagnoli hanno disposto controlli aggiuntivi (e legittimi, poiché il Regno Unito non aderisce agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione) al confine con Gibilterra, causando code di diverse ore tra i turisti diretti verso la Rocca. Il governo spagnolo è arrivato addirittura a prospettare la possibilità di introdurre una tassa di transito di 50 euro per tutti coloro che vogliono attraversare il confine via terra tra Spagna e Gibilterra.

Le lunghe code di auto al confine tra Spagna e Gibilterra lo scorso agosto, durante la "stretta" spagnola alla frontiera. Fonte: www.rappler.com

In risposta a quelle che considera pure provocazioni, il Regno Unito, sempre pronto a mostrare i muscoli quando si minacciano i resti del suo un tempo vasto impero coloniale (come dimostrato durante l’infelice guerra delle Falkland con l’Argentina), ha mobilitato la Marina militare, inviando verso Gibilterra una squadra di navi da guerra. Ufficialmente, come sempre si dice in questi casi, gli spostamenti delle navi, che hanno raggiunto Gibilterra il 18 agosto, facevano parte di manovre già concordate da tempo, ma il particolare tempismo, e il messaggio implicito di questo sfoggio di potenza militare, non è sfuggito a nessuno. E non sfugge in particolare agli spagnoli, che hanno annunciato di voler ricorrere all’ONU per far valere le proprie ragioni. I britannici, dal canto loro, hanno protestato presso l’Unione Europea contro la politica di ostruzionismo adottata dalla Spagna alla frontiera, che a detta loro viola il principio di libera circolazione di uomini e merci tra i Paesi dell’Unione Europea.