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Come si fa una storia della letteratura italiana

Come e per chi è fatto un buon manuale di letteratura? Quale è il ruolo, oggi, dell'insegnante di materie letterarie? Roberto Carnero, autore con Giuseppe Iannaccone del corso Al cuore della letteratura, ne ha parlato con Nicola Gardini all'università di Oxford. Ecco le loro riflessioni. 

Nel pomeriggio di venerdì 5 maggio (dalle 17.00 alle 18.30) si è tenuto all'Università di Oxford (Regno Unito) - presso il Taylorian Institute - un incontro volto a presentare al pubblico anglosassone la storia della letteratura italiana con antologia di testi per il triennio della scuola secondaria di secondo grado targata Giunti TVP - Treccani Editori: Al cuore della letteratura (edizione in 6 volumi) e I colori della letteratura (edizione in 3 volumi)

Il professor Roberto Carnero - autore dell'opera con Giuseppe Iannaccone - ha dialogato con il professor Nicola Gardini, ordinario di Letteratura italiana e letterature comparate presso il prestigioso Keble College di Oxford, nonché autore di fortunatissimi romanzi e saggi: ricordiamo, tra questi ultimi, un autentico best-seller come Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile, che ha suscitato in Italia un vivacissimo dibattito sull'attualità della lingua di Cicerone, e, in uscita l'11 maggio, Con Ovidio, la felicità di leggere un classico, entrambi pubblicati da Garzanti.

Il titolo dell'appuntamento - a cui hanno partecipato docenti, ricercatori, dottorandi e studenti dell'ateneo inglese - era Come si fa una storia della letteratura italiana. Si è discusso della tradizione desanctisiana e dei suoi necessari aggiornamenti in un contesto degli studi umanistici attraversato e arricchito da nuovi metodi e approcci oltre a quello storicistico, ma anche dell'importanza di approntare strumenti didattici che sappiano parlare ai ragazzi di oggi.

«Un libro di letteratura pensato per la scuola», ha detto Roberto Carnero, «deve essere un facilitatore alla lettura dei testi letterari e deve perciò cercare di avvicinare gli studenti, anziché respingerli, attraverso una struttura e un linguaggio adatti. Con Giuseppe Iannaccone, ci siamo mossi decisamente in questa direzione, scrivendo un libro di testo pensato proprio per i ragazzi, più che per i colleghi insegnanti, come purtroppo ancora accade spesso nella manualistica scolastica italiana».

«Non va affatto trascurata», ha aggiunto Nicola Gardini, «l'importanza di lavori come questo, perché se noi docenti di letteratura abbiamo ancora una funzione nella società di oggi, essa è quella di una formazione, sociale e civile, oltre che strettamente culturale, delle nuove generazioni. In ciò non è molto diverso il lavoro che si fa a scuola e all'università. Se non ci poniamo per obiettivo la civiltà, e dunque non infondiamo alle ragazze e ai ragazzi di oggi il senso profondamente umano della ricerca letteraria, rischiamo di trasformare anche i discorsi più alti in specialismi autoreferenziali».

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