Blog

L’arte dell’aforisma

Gino Ruozzi, professore di Letteratura italiana all’Università di Bologna, ha dedicato molti studi alla tradizione italiana ed europea delle forme brevi (aforismi, pensieri, massime, epigrammi, favole, apologhi, bestiari, facezie, dal Medioevo al Novecento). Sua la cura dei due celebri “Meridiani” dedicati agli “Scrittori italiani di aforismi” (1994-1996). Giovanni Abati l’ha incontrato e intervistato per noi a Prato, presso la biblioteca Lazzerini, in occasione di una rassegna di conferenze dedicata alla cultura umanistica.

Perché, al giorno d’oggi, è ancora importante conoscere e studiare le forme brevi?

Innanzitutto, per conoscere alcuni autori meno celebri e gustare aspetti poco noti dei celeberrimi. Sono infatti autori di smaglianti aforismi Longanesi, Flaiano, Saba, insieme a Leopardi e a Nietzsche – la maggior parte della produzione nietzscheana consiste di aforismi. Da tutti questi autori può giungere al lettore come allo studente in formazione un insegnamento prezioso: aiutano a pesare bene le parole. Penso ad esempio a “Sono un carciofino sott’odio”, di Longanesi: cambia solamente una consonante rispetto al luogo comune, ma è importante vedere quanto minimi cambiamenti (una “l” per una “d”) possano stravolgere i significati. Le forme brevi, e gli aforismi particolarmente, sono insomma un’ottima educazione al valore e alla precisione della lingua; hanno un grande significato culturale e di educazione alla scrittura

Nelle sue Lezioni americane, Calvino afferma: “sono immense cosmologie, saghe ed epopee racchiuse nelle dimensioni d’un epigramma. Nei tempi sempre più congestionati che ci attendono, il bisogno di letteratura dovrà puntare sulla massima concentrazione della poesia e del pensiero”. Secondo lei, le forme brevi della letteratura sono una conseguenza della frenesia mondo moderno?

No: già nel Duecento, Bartolomeo da San Concordio diceva “i tempi nostri di brevità son vaghi”. Ogni tempo, insomma, ha i suoi ritmi; è vero che il nostro ha un ulteriore bisogno di rapidità. È importante ricordare, tuttavia, che la brevità della lettura non coincide con la brevità della scrittura: talvolta per scrivere un testo breve occorre più tempo, perché il testo deve essere più denso... Vale sempre la pena ricordare e citare al proposito Pascal, che in una lettera scrive al suo interlocutore: “Scusa, ho avuto poco tempo per essere breve”.

Un’ultima cosa: ha un autore o un aforisma che le stanno particolarmente a cuore?

“Vissero infelici perché costava meno”, sempre di Leo Longanesi, un autore da studiare e conoscere meglio: anche a scuola.