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La letteratura e la storia. Intervista a Giulia Caminito

Giulia Caminito ha raccontato nel romanzo La Grande A un pezzo della sua storia familiare. E, insieme a questa, alcuni aspetti inediti del colonialismo italiano e della vita degli italiani in Africa. Incontriamo l'autrice per saperne di più del suo romanzo e degli intrecci possibili tra storie, letteratura e storia.

Giulia Caminito, leggiamo che suo padre è originario di Asmara, sua nonna è stata contrabbandiera di alcoolici e personalità “vivace” nella comunità italiana d’Etiopia di Eritrea e che conobbe suo nonno ad Assab. Ci racconta un po’ meglio questa storia?

Mia nonna Gianna è nata a Legnano, vicino a Milano, sua madre Adele ha deciso di abbandonare il marito e i figli per cercare fortuna in Eritrea prima della guerra, quando era ancora una colonia italiana. Una volta arrivata lì si è arrangiata con alcuni lavori più o meno legali, ma soprattutto ha aperto un bar, che dirigeva da sola, vivendo sul retro del locale. Mia nonna dopo la guerra ha lasciato l’occupazione, che nel mentre aveva trovato in fabbrica, per raggiungerla in Africa e provare anche lei a cambiare vita. Insieme hanno gestito il bar italiano di Assab, finché mia nonna non si è sposata e non si è trasferita con il marito, mio nonno Giulio, e il figlio nato da poco, mio padre Maurizio, in Etiopia, ad Addis Abeba. Questa è stata la traccia reale sulla base della quale ho poi costruito il romanzo.

La grande A prende spunto da questi fatti e li traduce in un romanzo che, tra le altre, cose, ci racconta molti aspetti inediti della vita degli "italiani d'Africa" nel corso del tempo. Perché ha fatto questa scelta?

Erano alcuni anni che scribacchiavo storie di fantasia, abbastanza inconcludenti. Mi ero stufata di non avere un progetto più complesso da portare avanti e allora ho deciso di guardare alla storia della nostra famiglia per studiarla, integrarla, romanzarla e cercare di costruire un libro.

Ha tenuto presenti dei modelli nella scrittura del suo romanzo?

Sono una grande amante della letteratura del Novecento italiano, soprattutto di quei romanzi meno noti, ho passato molto tempo a cercarli nelle biblioteche e sulle bancherelle dell’usato. Per questo romanzo sicuramente due nomi sono stati importanti per me: da una parte la lingua di Laudomia Bonanni, dall’altra gli scenari di Mario Tobino.

A scuola spesso si ragiona sui legami tra storia, storie personali, scrittura del sé e letteratura. Secondo lei, che cosa possono donare la storia e le storie alla letteratura? Che cosa la letteratura può offrire alla storia e alle storie?

Penso che le storie in particolare, da coniugare poi con la Storia, possano donare contenuti originali, ben ancorati, interessanti, proiettati verso la nostra interiorità e l’interiorità del nostro Paese. Di riflesso la letteratura può illuminare parti della grande storia, segnalando le piccole storie, quelle individuali o delle piccole comunità, che l’hanno attraversata. Può redimerle, farle tornare attuali, tirarle fuori dall’oblio che le ha oscurate col passare degli anni.

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