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Indimenticabile 2017. Profezie e ricorrenze da Tito Livio a Philip K. Dick

Il 2017 appena iniziato offre diverse occasioni per guidare le nostre classi "al cuore della letteratura". 2000 anni ci separano dalla morte di Tito Livio, 150 dalla morte di Baudelaire e dalla nascita di Pirandello, 100 dalla nascita di Franco Fortini e 50 dalla morte di don Lorenzo Milani. Di Salgari e di Philip K. Dick si potrà parlare per più di una ragione.

 

“Bella e amabile illusione” umana (e di ogni nazione che abbia “ricordanze” e “calendari”) nei Pensieri di Giacomo Leopardi, la celebrazione degli anniversari può esser percepita a scuola come fastidioso ronzio mediatico da ignorare o, al contrario, come spunto per avviare percorsi critici e verificare ipotesi di conoscenza in classe.

Il 2017 fornisce non poche occasioni interessanti per chi sceglie il secondo atteggiamento. Vediamone alcune.

Morte e fortuna di Tito Livio

La data tradizionalmente fissata è il 17 d.C.: sono dunque 2000 gli anni che ci separerebbero dalla morte a Padova del quarantaduenne Tito Livio, “storico letterato” (la definizione è di Antonio La Penna) che sotto Augusto raccontò, celebrandole, le vicende del popolo romano dalla fondazione dell’urbe ai tempi più vicini. La sua monumentale storia di Roma Ab urbe condita si è conservata solo in parte (possediamo solo un quarto dei 145 libri complessivi). Ma è stata palestra di pensiero e fonte di storie per molti autori della letteratura italiana.

  • Celebre è il caso di Niccolò Machiavelli e dei suoi Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Cominciati forse nel 1513 e sicuramente portati a termine nel 1519, i Discorsi sono una serie di annotazioni e di riflessioni ispirate dalla lettura dei primi dieci libri della storia di Livio, e specialmente dall’importanza che in essa assume la vivacità sociale del popolo romano. A guidare la scrittura di Machiavelli c’è l’idea di rintracciare nella storia dell’antica Roma leggi sempre valide nella storia dei popoli e degli Stati. In questo contesto, Machiavelli sferra un duro attacco alla Chiesa del suo tempo, responsabile, tra le altre cose, della mancata unificazione d’Italia, ed esalta la Roma repubblicana, in cui si riconosce un equilibrio di poteri tra plebe e aristocrazia.
     
  • Vittorio Alfieri, nella Vita (pubblicata postuma nel 1806), dice di aver apprezzato sia “la sublimità dei soggetti”, sia “maestà delle concioni” della storia di Livio, tanto da volerne subito ricavare un’opera. “Lettovi il fatto di Virginia, e gl'infiammati discorsi d'Icilio, mi trasportai talmente per essi, che tosto ne ideai la tragedia”, si legge nell’autobiografia. È la genesi di Virginia, una delle tre “tragedie della libertà” insieme a La congiura de’ Pazzi e Timoleone

Curiosi passaggi di testimone: da Baudelaire a Pirandello

L’anno fatale è il 1867, 150 anni fa. Il 28 giugno, durante un’epidemia di colera in Sicilia, nasce a Girgenti Luigi Pirandello, in un casale di campagna chiamato “il Caos”. Il 31 agosto, a Parigi, Charles Baudelaire muore tra le braccia della madre, dopo uno straziante periodo di infermità (un ictus gli aveva bloccato metà del corpo). Nel giro di pochi giorni, dunque, si spegne il massimo poeta del Decadentismo europeo, cantore dello Spleen di Parigi, dell’io diviso, dei suoi voli e viaggi tra richiami opposti, e nasce l’analista affilato della completa disgregazione dell’io, del crollo delle certezze e dell’assurdo della modernità. Alcuni brevi testi possono accompagnare la segnalazione della curiosa coincidenza e suggerire ulteriori approfondimenti.

  • Sulla sua nascita, Pirandello ragiona nel Frammento d’autobiografia del 1893: “Io sono dunque figlio del Caos, e non allegoricamente, ma in giusta realtà”.
     
  • “Morte, vecchio nostromo, è ora di salpare. / Questa terra ci annoia, leviamo gli ancoraggi!” (La morte, VIII), scrive Baudelaire ne I fiori del male. Viaggiatore deluso sia dai quartieri vecchi e nuovi di Parigi, sia dai vagheggiati “altrove”, chiede dunque alla morte l’inaspettato. Ma forse anche in questo caso non otterrà quel che vuole. Vale la pena di rileggere, sempre tratto da I fiori del male, Il sogno di un curioso, qui di seguito nella traduzione del poeta Giovanni Raboni: “Piace anche a te l’aroma del dolore, / dicono anche di te: 'Che uomo singolare!' / 'Ero sul punto di morire. / Nel cuore appassionato / c’era , desiderio più orrore, un male strano: // era angoscia, era viva speranza; né volevo sottrarmi. / Più la fatale clessidra si vuotava e più acre, / più deliziosa era la mia tortura; / si scollava dal mondo la mia anima. // Avido come un fanciullo ero in attesa / dello spettacolo, odiando del sipario la remora… / Gelida, tutt’a un tratto, la verità mi appare: / senza scosse ero morto, e la tremenda aurora / m’avvolgeva. – Nient’altro? è mai possibile? / S’era alzato il sipario, e io aspettavo ancora'”. Come avverte lo scrittore Gesualdo Bufalino, a sua volta traduttore e curatore di un’edizione dei Fiori del male: “sogna, il curioso, di essere morto e di aspettare la rivelazione, il responso della tenebra. E si sente come un bambino avido, in un teatro, nell’imminenza che il sipario si levi. Infine il momento arriva, il palcoscenico appare. È un palcoscenico vuoto, non si vede nulla, non si sente nulla. Si aspetta ancora, si aspetta sempre”.

Buon compleanno a... Böll, Fortini, Pivano

A proposito di anniversari della nascita, tra i nati 100 anni fa, si possono ricordare almeno tre nomi: Fernanda Pivano (Genova, 18 luglio 1917-Milano, 18 agosto 2009); Franco Fortini (all’anagrafe Franco Lattes: Firenze, 10 settembre 1917-Milano, 28 novembre 1994); Heinrich Böll (Colonia, 21 dicembre 1917-Langenbroich, 16 luglio 1985).

  • Di Heinrich Böll, premio Nobel per la letteratura nel 1972, sarebbe bello poter leggere e ricordare in classe qualche passaggio, oltre che del celeberrimo Opinioni di un Clown, di Foto di gruppo con signora (1971), romanzo dove l’autore, stando alle sue stesse parole, tenta “di descrivere, o di scrivere il destino di una donna tedesca che si avvicina alla cinquantina e che ha dovuto portare tutto il peso della Storia tra il 1922 e il 1970”. 
     
  • Fernanda Pivano, poligrafa e traduttrice particolarmente nota per la sua opera di diffusione in Italia dei testi della beat generation, ha incrociato le strade di personaggi illustri della scena letteraria (un nome su tutti: Hemingway) e musicale: Bob Dylan, per esempio, su cui scrisse uno dei primi articoli usciti in Italia, e Fabrizio De Andrè (collaborò con lui nella realizzazione dell’album Non al denaro non all'amore né al cielo). Questa collaborazione, come pure la conoscenza di Hemingway, fa in qualche modo seguito a un altro incontro, avvenuto molto tempo prima, con Cesare Pavese. Le cose andarono in questo modo: nella primavera del 1940, Pivano era stata alunna dello scrittore al liceo D’Azeglio di Torino. Fu Pavese a consigliarle in seguito di laurearsi con una tesi su Moby Dick di Melville e a proporle la traduzione per Einaudi dell’Antologia di Spoon River di Lee Masters (pubblicato da Einaudi nel 1953). Questa storia è raccontata, tra le altre fonti, dal volume Officina Einaudi, che raccoglie tutte le lettere editoriali dello scrittore. Da Pavese, la Pivano ricevette un amore “calmo e perseverante”, oltre alla dedica di un libro: quel Feria d’agosto che testimonia l’avventura intellettuale e poetica pavesiana dentro al concetto di “mito”.
     
  • Poeta, saggista e traduttore (di Bertolt Brecht, Goethe e Kafka), Franco Fortini è  uno degli autori più importanti del Novecento italiano, tra l’altro per il suo tentativo di coniugare classicismo e impegno. Di lui avremo modo di riparlare nel corso dell’annata. Per ora, segnaliamo una sua video lezione sulla poesia, utile anche ad avviare percorsi laboratoriali sul testo poetico, a questo link: http://www.opengiuntitvp.it/media/autori-vari/franco-fortini-che-cos-è-la-poesia-aforismi/60551

Viaggi nel tempo: Salgari e Philip K. Dick

Per i cultori della letteratura scientifica, distopica e della fantascienza, il 2017 è ricco di buone suggestioni. Compie 110 anni quest’anno Le meraviglie del 2000, un romanzo di Emilio Salgari che si svolge per metà nel 1903 e per metà in un futuro che ormai per noi è passato, il 2003. È invece ambientato nel 2017 un racconto del 1954 a firma del grande Philip K. Dick, PSI. Se nel romanzo di Salgari i protagonisti, seguendo le intuizioni dei fachiri indiani, si procurano un sonno decennale per raggiungere il futuro alla ricerca di emozioni e benessere, nel racconto di Dick, un personaggio dotato di poteri parapsicologici, Jack, torna ripetutamente nel passato per scongiurare la distruzione già osservata nel presente.

  • Libretto atipico e stravagante nella produzione di Emilio Salgari, Le meraviglie del 2000 esce nel 1907, sotto lo pseudonimo di Guido Altieri (un immaginario nipote di Salgari), per Bemporad. Racconta le avventure di due americani, James Brandok (un ricco giovinastro afflitto da malinconia) e Toby Holker (un entusiasta scienziato), che, datisi la morte apparente nel 1903, si risvegliano nel 2003 e osservano le trasformazioni occorse al mondo, salvo diventare presto pazzi, insieme a causa della forte dose d’elettricità presente nell’aria e della quantità d’ansia incamerata a contatto col frenetico modo di vivere degli uomini del futuro. L’immaginazione di Salgari prevede qualcosa di simile alla televisione e vagheggia forme di comunicazione gulliveriane con gli alieni (“gigantesche lettere disegnate da 2000 mila uomini armati di fiaccole”, “potentissimi telegrafi e un cifrario speciale”, come ha ricordato Giuseppe Antonelli su “La Lettura” del 24 dicembre). Ma è soprattutto la paura a farla da padrona in questo libro: paura di già avvenuti disastri ambientali, del terrorismo, dell’elettricità. Tanto che uno studioso storia della scienza, Pier Luigi Bassignana, ha descritto la storia di Toby e James come il “tentativo (o il desiderio)”, da parte di Salgari, “di trasferire un secolo in avanti i timori e le angosce del suo tempo”. Come altri della sua generazione (la prima in Italia a scontrarsi con le innovazioni indotte dalla rivoluzione industriale), infatti, Salgari è stretto tra positivismo e presentimenti di catastrofe: se da un lato osserva con curiosità e un certo grado di soddisfazione i veloci progressi della tecnica, dall’altro ne teme appunto la velocità, le conquiste, gli strumenti di innovazione, per la loro ricaduta probabilmente negativa sulla qualità della vita umana.
     
  • Sullo scrittore di fantascienza Philip K. Dick, la sua grandezza e la sua vita complicata, vale la pena ricordare l’uscita assai recente del romanzo-saggio biografico di Emmanuel Carrère (Io sono vivo, voi siete morti): un giusto tributo e un testo letterario godibile anche a sé. Giuseppe Montesano, nel suo Lettori selvaggi, dedica a Dick pagine dense d'ammirazione e di spunti critici per leggerlo e rileggerlo (pp. 1611-1617). Dell'autore si parlerà molto quest’anno anche per via dell’uscita, a ottobre 2017, di Blade Runner 2049 (sequel dell’ormai mitico Blade Runner di Ridley Scott, del 1982, ispirato a Ma gli androidi sognano pecore elettriche? e al momento disponibile in alcune sale nella versione restaurata). Quanto a PSI, è un racconto apparso nel 1954 su Imaginative Tales col titolo Psi-Man Heal My Child! (si può leggere in italiano nel terzo volume della poderosa raccolta Le presenze invisibili, Mondadori, Milano, 1996, pp. 179-200). Ambientato nel 2017, in una città fatta deserta, come gran parte del pianeta, da una terribile guerra, il racconto segue le peripezie di un padre che cerca di curare la figlia, malata di cancro. Rifiuta senz’altro le cure dei medici militari (“porta un bambino al sesto livello, e lo useranno come animale da laboratorio. Ci faranno degli esperimenti, lo faranno a pezzettini, poi lo getteranno via e diranno che non hanno potuto fare nulla per salvarlo. Si sono abituati così durante la guerra, e non hanno smesso più”). Si affida a una guaritrice che vive e opera insieme ad altri PSI (persone dotate di poteri parapsicologici). Tra questi c’è Jack, capace di tornare nel passato e che tenta con ripetuti viaggi di evitare, senza successo, la distruzione già avvenuta a causa della guerra.

Le strade di don Milani

“Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato tanto a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che ‘respingete’. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate”: comincia così Lettera a una professoressa, esperimento di scrittura collettiva dei ragazzi di Barbiana sotto la supervisione di Lorenzo Milani. Uscito nel 1967, poco prima della morte di Milani di cui quest’anno si celebra il cinquantenario, il libro è oggi un bestseller, considerato insieme un compendio e un testamento di un’avventura intellettuale scomoda, in gran parte ancora da studiare e adempiere: profondamente radicata nel proprio tempo ma insieme “avanti” di decenni rispetto ad esso.

  • Di Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, è uscito l’anno scorso L’uomo del futuro, un imponente romanzo-saggio dedicato all’avventura intellettuale ed educativa di Lorenzo Milani. Un libro appassionato, colto, di grande impegno letterario e civile. L’autore lo ha presentato così durante un convegno che s’è svolto l’anno scorso a Padova, dedicato alla scuola multiculturale e organizzato dalla rivista “Sesamo”.

  • Sulla figura di Lorenzo Milani, Alberto Melloni ha realizzato qualche tempo fa un “saggio videostorico”, con foto e video d’epoca e interviste a testimoni diretti e cultori. Melloni racconta la vita di Milani partendo dalla nascita a Firenze nel 1923, da una famiglia “agnostica, colta, raffinata” – la mamma, ebrea, è allieva di Joyce per l’inglese; il padre è un chimico, figlio di un archeologo e nipote del filologo Domenico Comparetti. Seguono la formazione a Milano (la passione per la pittura, la frequentazione del seminario) e infine l’ordinazione avversata dalla famiglia. E poi l’attività a San Donato di Calenzano, a Barbiana, gli scontri con la DC, col vescovo di Firenze, la presa di posizione sull’obiezione di coscienza negli anni Sessanta. L’accento è posto sulla dedizione alla scuola, all’insegnamento della lingua italiana e delle lingue – il fuoco dell’attività di Milani, anche secondo un osservatore d’eccezione come Michele Ranchetti. Nel documentario, è inserita l’entusiastica video-recensione di Pier Paolo Pasolini a Lettera a una professoressa.

  • Le immagini a corredo del testo sono particolari di opere di Jean-Honoré Fragonard. Nell'ordine: La lettrice, 1776;  Il bacio rubato, 1778 circa; The Angora Cat, realizzato insieme a Marguerite Gérard, 1783 circa. [Elena Frontaloni]

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