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Apre il nuovo Canale di Suez

Si inaugura oggi il nuovo canale che collega il Mediterraneo al Mar Rosso. Un’opera su cui il governo egiziano si gioca molto, in campo economico, politico e di credibilità internazionale.

Poche opere realizzate dall’uomo hanno avuto l’importanza economica, storica e politica del Canale di Suez. Inaugurato nella sua forma moderna nel 1869 (canali analoghi ma più piccoli erano già stati scavati nell’Antichità da egizi e persiani), il canale è lungo 193 km e taglia in due l’Istmo di Suez in Egitto, collegando il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, e permettendo alle navi che lo transitano di risparmiare prezioso tempo e denaro nel loro viaggio tra l’Asia e l’Europa, evitando la circumnavigazione dell’Africa da Sud.

L’inaugurazione del primo Canale di Suez nel 1869 in una cartolina dell’epoca. Fonte: www.historywallcharts.eu

L’importanza geopolitica del Canale era già evidente alla sua costruzione, e ancora più oggi alla luce del costante aumento dei commerci mondiali e del traffico marittimo. Per il controllo del Canale si sono scontrati gli interessi delle grandi potenze e si sono perfino combattute guerre. Per quasi un secolo dalla sua costruzione il Canale fu sostanzialmente controllato da due grandi potenze europee, la Gran Bretagna e, in misura minore, la Francia, che avevano importanti partecipazioni nella società multinazionale che gestiva l’opera. L’apertura del Canale consacrò definitivamente la Gran Bretagna nel ruolo di maggiore potenza coloniale e marittima dell’epoca, con le sue flotte mercantili e militari che potevano ora muoversi agevolmente tra il Mediterraneo e le colonie britanniche in Asia, prima fra tutte l’India. Da parte sua l’Egitto, che aveva ceduto in concessione per 99 anni il terreno su cui si trovava il canale, era tenuto fuori da ogni decisione riguardo l’opera e godeva solo assai marginalmente dei suoi profitti. Questo scenario cambiò nel 1956, quando il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, che voleva scrollarsi di dosso l’influenza delle potenze occidentali e avvicinarsi all’Unione Sovietica, decise di nazionalizzare il Canale, ponendo la compagnia che lo gestiva sotto controllo statale. Francia e Gran Bretagna reagirono intervenendo militarmente con l’aiuto di Israele, che ne approfittò per invadere la penisola del Sinai. La crisi terminò solo con l’intervento dell’ONU e il dispiegamento della prima forza per il mantenimento della pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, quelli che in seguito sarebbero stati chiamati “caschi blu”. La cosiddetta Crisi di Suez fu uno dei momenti più delicati della Guerra Fredda. Oggi il Canale ha ancora una grande importanza geopolitica, me è fondamentale soprattutto per l’Egitto e la sua economia, dal momento che i pedaggi pagati dalle navi in transito costituiscono la maggiore fonte di valuta estera del Paese. Oggi nel Canale passano una media di 50 navi al giorno per un totale di introiti di oltre 5 miliardi di dollari annui di pedaggi, che finiscono direttamente nelle casse dello Stato egiziano, dato che la società che gestisce il Canale è di proprietà statale. Una risorsa oggi ancora più importante alla luce della grave crisi del turismo che ha colpito l’Egitto, dovuta all’instabilità politica che ha tormentato il Paese negli ultimi anni.

Il progetto di ampliamento del Canale. In blu il Canale vecchio, in fucsia i nuovi scavi. Fonte: www.suezcanal.gov.eg

L’anno scorso è stato dato inizio a un progetto di ampliamento che consentirà a breve di raddoppiare il numero massimo delle navi in transito e di accorciare i tempi di passaggio e attesa. Il Canale era infatti troppo stretto, 205 metri, per garantire il passaggio simultaneo di due navi che viaggiano in direzione opposta, così sono stati istituiti per diversi tratti dei sensi unici alternati, con le navi che viaggiano in convoglio e a turno nelle due direzioni. Attualmente il tempo medio di transito da un capo all’altro del Canale è di 18 ore, e quello medio di attesa prima di iniziare il passaggio circa 10 ore. Il progetto prevede la realizzazione di nuovi tratti di canale più larghi di quelli già esistenti e paralleli a essi, che permetteranno ai convogli che viaggiano in direzioni opposte di incrociarsi, riducendo il tempo medio di transito e attesa rispettivamente a 11 e 3 ore. Ebbene, iniziati nell’agosto del 2014, i lavori di ampliamento sono stati completati nel tempo record di un anno, a fronte dei 10 anni impiegati per la realizzazione del canale originario. L’inaugurazione in pompa magna del “nuovo” canale si è tenuta oggi, 6 agosto 2015, con una cerimonia alla quale hanno preso parte decine di capi di stato, e che si è tenuta in un clima misto di grandissima aspettativa e ansia per la sicurezza.

I lavori di ampliamento del Canale, iniziati ad agosto 2014 e durati appena un anno. Fonte: www.dredgingtoday.com

I lavori di ampliamento sono stati infatti fortemente voluti dal nuovo governo egiziano presieduto dall’ex generale Abd al-Fattah al-Sisi, il quale nel 2013, quando era comandante in capo delle forze armate egiziane, è salito al potere con un colpo di stato militare che ha destituito il governo legittimamente eletto presieduto da Mohamed Morsi, membro dell’organizzazione politica islamista dei Fratelli Musulmani. Morsi era stato a sua volta eletto in seguito alle sollevazioni popolari che avevano portato alla destituzione e all’arresto nel 2011 dello storico padre-padrone dell’Egitto, il presidente Hosni Mubarak. L’attuale governo di al-Sisi, al contrario di quello di Morsi, è di ispirazione laica, ma è stato definito dai critici una vera e propria giunta militare a causa del ruolo di primo piano assunto dai militari nel governo del Paese. Gli stessi lavori di ampliamento del Canale sono stati portati avanti perlopiù da uomini e mezzi dell’esercito, per conto di società controllate interamente o parzialmente delle forze armate. Con il monumentale progetto del nuovo Canale, dal costo stimato di 8 miliardi di dollari, al-Sisi si gioca gran parte della propria credibilità politica, tanto sul fronte interno quanto su quello internazionale. L’ampliamento del Canale, assicura il governo, contribuirà a far uscire l’Egitto dalla crisi economica, creando migliaia di nuovi posti di lavoro e aumentando le entrate dei pedaggi dagli attuali 5 miliardi ai 13 miliardi già nel prossimo anno.

Il presidente egiziano al-Sisi, secondo da destra, alla cerimonia di posa della prima pietra dei lavori di ampliamento del canale, ad agosto del 2014. Fonte: www. jewishbusinessnews.com

Ma l’opera è cruciale anche sul fronte della sicurezza interna e internazionale. Al-Sisi deve infatti dimostrare al mondo di essere in grado di garantire la sicurezza nell’area del Canale e di ripristinare quella stabilità politica e sociale indispensabile per riportare in Egitto gli investimenti esteri e far uscire così il Paese dalla crisi economica. Il regime di al-Sisi e la stabilità dell’Egitto sono però minacciati su più fronti. Da una parte alcune frange del movimento dei Fratelli Musulmani, dichiarato fuori legge dopo il colpo di stato, si sono radicalizzate e hanno cominciato a intraprendere attentati per minare la stabilità del governo e sollecitare la liberazione di centinaia di loro compagni detenuti nelle prigioni governative con l’accusa di tradimento. Dall’altra c’è la minaccia della Jihad islamica, con gruppi estremisti operanti nella vicina Libia e nella stessa penisola del Sinai, a due passi dal Canale di Suez, che negli ultimi mesi hanno dichiarato la propria affiliazione all’Isis e cominciato un’accanita guerriglia contro l’esercito regolare egiziano. Anche un solo attentato andato a buon fine contro le navi che transitano lungo il canale, o contro i numerosi altri interessi internazionali nella zona, basterebbe a convincere i potenti sostenitori esteri del regime, primi fra tutti gli Stati Uniti, che al-Sisi non è l’uomo giusto per garantire la sicurezza e la stabilità dell’Egitto.