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Come la geografia salva vite in Nepal

Un quartiere di Katmandu devastato dal terremoto che ha colpito il Nepal il 25 aprile. Fonte: www.nbcnews.com

Una carrellata di notizie sul recente terremoto in Nepal e su come scienze e tecnologie geografiche hanno contribuito, e contribuiranno, all’impegno umanitario in favore della popolazione.

Lo abbiamo detto più volte nel corso degli anni, qui a GEOblog, ma conviene ripeterlo: la geografia, la cartografia, e tutte le altre scienze e tecnologie che si occupano dello studio e della descrizione del territorio in cui viviamo non sono affatto campi di studio aridi e staccati dalla realtà, inutili sfoggi di nozionismo e conoscenza fine a se stessa. Hanno anzi un ruolo fondamentale nella società contemporanea, informando e sensibilizzando la popolazione su importanti temi ambientali e civili, fornendo soluzioni per migliorare l’esistenza di innumerevoli persone e, in moltissimi casi, salvando letteralmente vite. L’ultimo esempio viene dalla reazione internazionale al terremoto che ha devastato il Nepal esattamente un mese fa, il 25 aprile. Uno dei più forti (magnitudo 7,8) registrati nella zona negli ultimi decenni, secondo le stime più recenti ha ucciso quasi 10.000 persone e danneggiato migliaia di edifici. Il sisma ha portato morte e distruzione nella capitale Katmandu, dove è crollata, uccidendo decine di persone che si trovavano al suo interno, la torre Dharahara, monumento simbolo della città dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Ma le devastazioni maggiori si sono verificate nelle città e nei villaggi minori, che sorgono in località remote ai piedi dell’Himalaya. In un Paese dal territorio così aspro come il Nepal, letteralmente sul “tetto del modo”, le comunicazioni e i trasporti sono già difficili in condizioni normali, e dopo il terremoto intere comunità si sono ritrovate isolate da frane e smottamenti, impossibilitate a ricevere beni di prima necessità e irraggiungibili dai soccorritori, e spesso addirittura incapaci di comunicare con l’esterno per chiedere aiuto.

La mappa elaborata dal centro Cartografare il presente che illustra l'intensità del terremoto che ha colpito il Nepal e il numero delle vittime. Fonte: cartografareilpresente.org

Una delle necessità più urgenti nei giorni immediatamente successivi alla tragedia è stata quindi quella di valutare i danni e determinare quali erano state le aree più colpite e con il maggior numero di morti e feriti, in modo da distribuire oculatamente gli aiuti, viveri ma anche squadre specializzate di soccorso, che avevano cominciato immediatamente ad arrivare da ogni parte del mondo. La comunità scientifica ha prestato le proprie competenze per valutare i danni, e reporter e giornalisti hanno cominciato a documentare con articoli e servizi fotografici la devastazione e le difficoltà della popolazione nepalese, non solo per dovere di cronaca ma anche per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sull’entità della tragedia, e stimolare così la donazione di fondi e le altre forme di sostegno alle organizzazioni internazionali impegnate negli aiuti. Rientra in questa attività di informazione e sensibilizzazione la mappa elaborata a tempo di record, appena tre giorni dopo il terremoto, dal centro di ricerca Cartografare il presente, nato nel 2006 e affiliato all’Università di Bologna. Si tratta un gruppo accademico di “ricerca e documentazione sulle trasformazioni del mondo contemporaneo, che fa ricorso privilegiato alla cartografia e alle nuove tecnologie multimediali”, e che collabora, oltre che con le istituzioni accademiche, anche con prestigiose testate giornalistiche che si occupano di geopolitica, come Internazionale e Le Monde diplomatique, e con organizzazioni non governative, tra cui Emergency e Amnesty International. La carta interattiva che accompagna il rapporto sulla pena di morte 2014 di Amnesty International, che compare sul sito italiano dell’organizzazione e di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, è stata proprio realizzata sotto l’egida di Cartografare il presente. La mappa sul terremoto nepalese fornisce in un unico colpo d’occhio numerose informazioni, tra cui l’intensità della scossa principale nelle varie zone del Paese, espressa nelle scale Mercalli e Richter, l’epicentro e la data delle successive scosse di assestamento, e il numero stimato (e purtroppo provvisorio) delle vittime.

La mappa tridimensionale elaborata dall'ESA che mostra le variazioni d'altitudine del territorio nepalese in seguito al terremoto. Fonte: www.esa.int

Se mappe come questa servono a fare corretta informazione e a mettere l’opinione pubblica di fronte l’effettiva entità della catastrofe, altre rappresentazioni cartografiche elaborate dagli scienziati hanno un’utilità più diretta e permettono ai soccorritori di comprendere meglio la dinamica del terremoto e identificare le aree più colpite e bisognose di aiuto. Il terremoto del 25 è stato così forte da provocare una deformazione della crosta terrestre nell’area più colpita: la placca tettonica indiana, sulla quale si trova il territorio del Nepal, è ulteriormente scivolata verso nord collidendo con la placca euroasiatica, movimento in corso da milioni di anni e che ha dato origine alla catena dell’Himalaya. Ma così facendo la crosta terrestre si è lievemente accartocciata nei punti più interessati dal terremoto: alcune aree si sono alzate, altre abbassate. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha messo a confronto i dati dell’altitudine del territorio nepalese prima e dopo il terremoto, rilevati dal satellite Sentinel-1A, lanciato nel 2014. Il satellite è dotato di un InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar, radar interferometrico ad apertura sintetica), il tipo di radar del quale abbiamo già parlato in un post di qualche tempo fa, e che permette di elaborare dei modelli digitali dell’altitudine, che sono sostanzialmente precisissime mappe tridimensionali del suolo. L’ESA ha elaborato uno di questi modelli, che mette a confronto la “fotografia” del suolo rilevata prima e dopo il sisma, e che evidenzia tramite i colori i cambiamenti di altitudine del terreno. In blu è indicata l’area dove il terreno è sprofondato di circa 2 metri in seguito al terremoto, mentre in giallo e rosso quelle dove si è alzato, rispettivamente di 1 e 2 metri. Queste e altre immagini, che l’ESA ha pubblicato a beneficio delle organizzazioni internazionali impegnate nei soccorsi, permettono di identificare con estrema precisione le aree dove il terremoto è stato più violento, e anche quelle dove il movimento del terreno rischia di provocare ulteriori danni, come valanghe e frane, permettendo così di prendere le dovute contromisure e se necessario evacuare la popolazione.

La mappa elaborata dalla NASA che mostra la variazione dell'illuminazione notturna in Nepal prima e dopo il terremoto. Le aree evidenziate con i colori caldi sono quelle rimaste maggiormente al buio dopo il sisma. Fonte. www.nasa.gov

Anche l’agenzia spaziale americana, la NASA, ha messo a disposizione mappe del Nepal elaborate grazie ai dati rilevati dal satellite. Quella riportata qui sopra indica le variazioni dell’illuminazione artificiale rilevata di notte, tramite sensori a infrarossi, sopra il Nepal prima e dopo il terremoto. Sostanzialmente, mostra le aree dove il terremoto ha fatto saltare l’elettricità, complicando ulteriormente la vita dei sopravvissuti e il lavoro dei soccorritori.