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Confini e inciampi geografici

L'inesistente (almeno secondo alcuni giornali) frontiera tra Italia e Austria all'altezza del Passo del Brennero. Fonte: www.flickr.com

In un periodo in cui i confini stabiliti tra Stati dell’Europa e del mondo sono messi in dubbio da guerre e indipendentismi, sembra che i governi e i mezzi di informazione abbiano bisogno di qualche ripetizione basilare di geografia…

Nel corso della nostra lunga avventura tra i post di questo blog, abbiamo visitato città e Paesi lontani, bizzarre comunità, avveniristici edifici e colossali opere di ingegneria. Ci siamo anche resi conto che le moderne discipline geografiche abbracciano un’infinità di argomenti, dalla tecnologia all’antropologia, dalla storia all’archeologia. Eppure la maggior parte delle persone continua a credere che la geografia sia nulla più che un elenco di sterili dati, mero nozionismo da mandare a memoria e quasi inutile nella vita quotidiana: nomi di laghi e catene montuose e capitali di Paesi che con ogni probabilità non visiteremo mai. Un grande classico è l’elenco degli Stati che confinano con il Paese oggetto di studio, ordinato rigorosamente in base ai punti cardinali (confina a Nord con…), che i ragazzini delle scuole elementari e medie devono mandare a memoria come un mantra.

Lo screenshot dell'articolo, poi modificato, pubblicato sull'edizione online del Giornale il 10 settembre. Fonte: www.attivissimo.blogspot.it

I detrattori della geografia, quelli che ogni volta si chiedono quando mai potranno servire simili nozioni nella vita di tutti i giorni, forse si ricrederanno di fronte a due notizie comparse negli scorsi giorni su Internet e gli altri mezzi di informazione. Prima di parlarne in dettaglio, anticipiamo che entrambe le storie hanno una doppia morale: la prima è che lo studio dei fatti basilari della geografia può, se non altro, salvare da terribili figuracce; la seconda è che giornalisti, capi di uffici stampa e analisti politici dovrebbero forse seguire qualche ripetizione di tale materia prima di dedicarsi al loro mestiere. La prima notizia è un articolo apparso il 10 settembre sull’edizione online del quotidiano Il Giornale, che riferisce delle tensioni tra Italia e Germania sul tema dell’immigrazione clandestina e del controllo delle frontiere, che il governo tedesco minaccia di ripristinare, in deroga agli accordi di Schengen, nel caso l’afflusso incontrollato di immigrati extracomunitari provenienti dall’Italia ai confini tedeschi aumenti. L’articolo di per sé è normalissimo e corretto, se non fosse per il titolo che capeggia (o meglio capeggiava, come vedremo) in apertura: Immigrati, Berlino non esclude i controlli al confine italo-tedesco. Molti si saranno chiesti come mai non avessero mai sentito parlare di questo fantomatico confine tra Italia e Germania, che non esiste più dagli anni in cui la Germania nazista aveva annesso l’Austria. Altri hanno segnalato, anche ironicamente, lo strafalcione negli stessi commenti all’articolo. La notizia è rimasta pubblicata così per ore, fino a quando qualcuno della redazione, forse proprio grazie ai commenti, se ne è accorto e ha cambiato il titolo in un molto meno compromettente Immigrati, Berlino non esclude i controlli alla frontiera. Ma nel frattempo la versione originale dell’articolo era stata segnalata a Paolo Attivissimo, giornalista e implacabile cacciatore di bufale e svarioni online, che ha pubblicato uno screenshot del titolo originale sul suo blog Il Disinformatico.

A parziale discolpa dell’autore dell’articolo, va puntualizzato che spesso i titoli non sono scritti dall’autore stesso ma da un altro componente della redazione, il titolista appunto, che si ritrova spesso a lavorare in tutta fretta, e per giunta dovendo tenere conto non soltanto del senso delle parole ma anche della loro lunghezza, essendo il titolo soggetto a limiti di spazio. Ma per un vero appassionato di geografia lo svarione sull’immaginario confine tra Italia e Germania è assai indicativo: probabilmente chi lo ha commesso si era dimenticato per un istante degli effettivi confini politici degli Stati europei, e aveva invece in mente altri, più sfumati confini: quelli culturali e ligustici tra i popoli, e in particolare quello tra gli italiani (di lingua madre e non di cittadinanza) e le popolazioni della svizzera tedesca e dell’Austria, germanofone.

L'immagine pubblicata dal New York Times che mostra l'improbabilità di un confine tra Arabia Saudita e Siria. Fonte: www.nytimes.com

Se l’errore dell’articolo del Giornale è tutto sommato veniale, il secondo strafalcione geografico passato agli onori delle cronache negli ultimi giorni è ben più difficilmente perdonabile: innanzitutto perché è avvenuto in un contesto internazionale e ha fatto quindi il giro del mondo, venendo ripreso dai media e dai social network, e poi perché la fonte dell’errore è stata nientemeno con un portavoce del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il 10 settembre scorso un funzionario dell’ufficio stampa della Casa Bianca ha tenuto una breve conferenza stampa telefonica con alcuni giornalisti per fornire alcune anticipazioni sul discorso che il presidente avrebbe tenuto alla nazione quella sera stessa. Il tema era molto delicato: la possibile estensione dell’intervento militare americano contro i terroristi dell’ISIS, il gruppo fondamentalista islamico negli ultimi mesi ha conquistato una parte dell’Iraq settentrionale e della Siria, dove ha proclamato la nascita di un califfato, e che sta mettendo in allarme il mondo intero con le sue violenze. Nel corso della conversazione, il funzionario ha affermato che l’avanzata dell’ISIS ha messo in allarme anche molti Paesi arabi, i quali potrebbero aderire a un’eventuale coalizione contro il gruppo fondamentalista. In particolare, ha spiegato sempre il portavoce, uno dei maggiori Stati della regione, l’Arabia Saudita, vede l’ISIS come una “minaccia esistenziale”, in quanto “l’Arabia Saudita condivide un lungo confine con la Siria”. Una veloce occhiata al polveroso atlante che da anni giace indisturbato nello scaffale in alto della nostra libreria conferma il dubbio: Arabia Saudita e Siria non hanno nemmeno un metro di confine in comune, ma sono separate da diverse centinaia di chilometri di territorio appartenente alla Giordania e all’Iraq. L’errore di per sé non sarebbe così grave, ma, considerando che è stato commesso dal rappresentante dell’amministrazione governativa che si propone di intervenire per risolvere una crisi geopolitica, umanitaria e militare in corso proprio in quella regione, non costituisce certe il miglior biglietto da visita. Si può solo sperare che la formidabile aviazione statunitense, al contrario dell’ufficio stampa del presidente, si prenda almeno la briga di controllare le proprie mappe prima di intervenire, evitando così di bombardare il paese sbagliato…