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Divertiamoci con le bandiere. Tempi duri per la bandiera cinese

In mezzo all’allarme per il nuovo virus proveniente dalla Cina, scoppia un incidente diplomatico per una vignetta satirica che ritrae la bandiera della Repubblica Popolare.

Cari amici di GEOblog, benvenuti al primo episodio dell’anno di Divertiamoci con le bandiere, la rubrica ispirata all’omonimo podcast video della serie The Big Bang Theory, che vi aggiorna su tutte le novità dal mondo della vessillologia. Oggi parliamo di attualità con una notizia che riguarda la bandiera della Repubblica Popolare Cinese. Purtroppo in questi giorni la Cina è al centro dei riflettori per l’epidemia di coronavirus scoppiata nella città di Wuhan, che minaccia di estendersi in tutto il mondo trasformandosi in una pandemia globale. I governi dei Paesi di ogni continente stanno prendendo misure sempre più drastiche per contenere il contagio, come la sospensione di tutti i voli aerei da e per la Cina e l’allestimento di strutture dove le persone provenienti dalle zone calde dell’epidemia dovranno passare un periodo di quarantena per accertarsi che non abbiano contratto il virus. Nel frattempo, come purtroppo succede in questi casi, si diffondono presso la popolazione timori e psicosi del tutto immotivate, che spingono ad evitare i contatti con persone di origine cinese o a disertare i ristoranti di cucina orientale.

La bandiera cinese nella sua versione “ufficiale”, con cinque stelle gialle in campo rosso. Fonte: www.wikipedia.org

In questo scenario di emergenza internazionale, il governo cinese sa bene di avere tutti gli occhi del mondo puntati addosso: da una parte si sta sforzando di organizzare una risposta energica all’epidemia, per sfuggire alle accuse di aver deliberatamente sottovalutato il pericolo, dall’altra cerca invece di non alimentare psicosi e allarmismi, che possono provocare danni all’economia nazionale ancor più che l’epidemia stessa. Possiamo quindi immaginare la reazione dei funzionari cinesi a una vignetta satirica pubblicata sul giornale danese Jyllands-Posten lo scorso martedì, che ha come protagonista uno dei simboli sacri della Cina comunista: la bandiera della Repubblica Popolare. Innalzata per la prima volta in piazza Tienanmen a Pechino nell’ottobre del 1949, l’attuale bandiera cinese è rossa, colore tradizionalmente associato alla rivoluzione e all’ideologia comunista, con cinque stelle gialle nel cantone superiore sinistro, che simboleggiano il popolo cinese (le quattro stelle più piccole) unite sotto la guida del Partito Comunista (la stella più grande). Come in molti altri Paesi del mondo, in Cina è in vigore una legge che condanna chi si rende colpevole di vilipendio dei simboli nazionali, compresa la bandiera.

La versione alterata della bandiera pubblicata come vignetta dal giornale danese, con le stelle sostituite da altrettanti esemplari del coronavirus. Fonte: www.reuters.com

Ebbene, la vignetta satirica del giornale danese, opera del disegnatore Niels Bo Bojesen, prende spunto dall’attualità e raffigura una bandiera cinese in cui le cinque stelle gialle sono state sostituite da altrettanti disegni stilizzati del coronavirus 2019-nCoV, responsabile dell’epidemia in corso in Cina. Questa lapidaria associazione del virus alla Cina, fatta per giunta usando uno dei simboli più sacri del Paese, ha provocato la dura reazione del governo asiatico. L’ambasciata cinese a Copenaghen ha diramato una nota in cui condanna la diffusione della vignetta, accusando il giornale di mancanza di solidarietà e di rispetto per le vittime del virus, e aggiungendo che il disegno rappresenta un insulto per tutti i cinesi. La nota si conclude con l’invito al giornale e al disegnatore a scusarsi pubblicamente. Da parte sua, la direzione del giornale ha rifiutato di scusarsi, specificando che la vignetta non ha oltrepassato i limiti del diritto di libertà di pensiero, aggiungendo che con la sua pubblicazione il periodico non intendeva offendere la Cina e i cinesi, ma solo rappresentare la battaglia del Paese contro il virus. La giustificazione del Jyllands-Posten non ha però convinto gran parte dei commentatori, soprattutto perché il giornale non è nuovo a provocazioni di questo genere. Nel 2005 fu proprio il giornale danese a pubblicare per primo le famigerate vignette satiriche che avevano per protagonista il profeta dell’Islam Maometto e che causarono un’ondata di indignazione tra tutti i musulmani del mondo, innescando anche gravi episodi di violenza.