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La geografia è morta? Viva la geografia! (Parte III)

Un articolo di Mario Tozzi ripropone l’ennesimo elogio funebre delle discipline geografiche. Ma in realtà non siamo mai stati così immersi in mappe e servizi di localizzazione.

Oggi concludiamo la lunga riflessione iniziata due puntate fa, quando abbiamo cominciato a commentare l’articolo di Mario Tozzi comparso sul quotidiano La Stampa, dal titolo Addio cara geografia. Non sappiamo più leggere una mappa. La tesi di Tozzi è che i giovani avrebbero perso negli anni un’abilità fondamentale, quella di leggere le carte geografiche e di orientarsi nello spazio usando mappa e bussola. Negli scorsi articoli abbiamo visto che, a nostra opinione, bisognerebbe essere molto più allarmati dalle scarse conoscenze geografiche, che i ragazzi hanno dimostrato di avere a detta di vari sondaggi, piuttosto che dalla presunta perdita di un’abilità che, come molte altre tecniche impiegate dall’uomo nel corso della storia, è stata ormai soppiantata da nuove e più efficaci tecnologie, come il sistema di navigazione satellitare GPS e le piattaforme di mappe online tipo GoogleMaps. L’uso di carta e bussola, al pari di molte altre conoscenze “superate”, è ormai relegato a un impiego di nicchia e di tipo ricreativo.

I giovani contemporanei portano già sempre con sé uno strumento che unisce le funzionalità mappa, bussola, navigatore satellitare, e molto di più… Fonte: www.images.techhive.com

Questo significa, come pensa Tozzi, che i giovani abbiano ormai perso completamente il contatto con uno strumento fondamentale come la carta geografica, e di conseguenza non siano più in grado di orientarsi nello spazio? Ne dubitiamo fortemente. Innanzitutto la navigazione con carta e bussola, anche nel suo periodo di massima diffusione, non era così largamente praticata come l’articolo di Tozzi vorrebbe far credere. Se prendessimo alla lettera le parola del noto geologo e divulgatore scientifico, ai “bei tempi” precedenti l’arrivo di GPS e GoogleMaps, avremmo visto orde di giovani girovagare per le strade col naso immerso, invece che nello schermo di uno smartphone, nelle pagine di una carta geografica, con una bussola nella mano, intenti a navigare per le vie cittadine. Non era certamente questo il caso: l’uso di carta e bussola è sempre stato limitato a particolari circostanze e a specifiche categorie di persone. Certamente erano impiegate, e lo sono ancora oggi, dagli escursionisti e da tutti coloro che pratica attività all’aria aperta e in luoghi fuori mano. Ma per il resto le tecniche di navigazione tradizionale erano usate da pochi: geometri, agrimensori, militari e marinai, soprattutto. La grande maggioranza delle persone, quando aveva bisogno di trovare la direzione giusta, si sarebbe limitata a tirar fuori dal portaoggetti dell’auto un vecchio atlante stradale e a consultarlo “a occhio”, senza alcuna bussola o altro strumento sofisticato. Allora come oggi, dunque, la maggior parte dei giovani ignorava come usare mappa e bussola.

Anche alcuni popolarissimi giochi online, come Pokémon Go, sono interamente basati su mappe e servizi geografici. www.pokemongo.com

Possiamo quindi dire che la situazione non è così radicalmente cambiata come paventa Tozzi nel suo articolo. Anzi, è nostra opinione che oggi i giovani siano a contatto con il sapere cartografico, e usino strumenti geografici, molto più che in passato. Pensiamoci bene: se è vero che decenni orsono sarebbe stato improbabile trovare giovani con in mano carte geografiche cartacee, oggi vediamo la stragrande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze usare costantemente uno strumento che racchiude in sé, potenzialmente, tutte le mappe del mondo, insieme a una bussola e a molti altri strumenti di navigazione. Sappiamo bene di cosa si tratta: i giovani d’oggi usano lo smartphone per un numero incredibile di operazioni legate alla geografia. Per esempio, per comunicare agli amici la propria posizione e fissare un appuntamento, usando le funzionalità geografiche di app universalmente diffuse come Facebook e Whatsapp, oppure app specifiche nate per questo scopo, come Glympse, che mette le posizioni di tutti i membri di un gruppo, aggiornate in tempo reale, sulla medesima mappa online consultabile da tutti. Ma i ragazzi hanno a che fare con le mappe, consultate dallo schermo dei loro telefoni e dei loro computer, in moltissime altre occasioni e più volte al giorno: quando cercano l’albergo in posizione più favorevole da prenotare in occasione di una futura vacanza, quando scelgono il ristorante più comodo dove passare a prendere la cena take away per una serata con gli amici, quando calcolano il percorso più breve per raggiungere l’indirizzo di un nuovo locale o il luogo di un concerto... Tutto questo è possibile grazie ai servizi di geolocalizzazione di moltissimi siti e app usate da miliardi di persone in tutto il mondo. Le possibilità sono praticamente infinite. Perfino molti giochi online, come Pokémon Go, che ha spopolato la scorsa estate tra i ragazzi di tutto il mondo, sono basati interamente su carte geografiche e servizi di geolocalizzazione, e chiedono ai giocatori di consultare mappe per raggiungere il pokémon più ambito da catturare. Per affinare i propri servizi, le compagnie proprietarie di questi siti e app hanno dato vita a colossali e costosissime campagne di rilevamento geografico, con la conseguenza che oggi la superficie terrestre è stata mappata con un livello di dettaglio mai raggiunto prima d'ora, e come mai prima d’ora questo immenso ricettacolo di sapere geografico è accessibile e a portata di dito.