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Sei ricercato! La geografia e “Hunted” (Parte I)

Una serie televisiva britannica mette in luce il lato più invasivo della società della sorveglianza, e dimostra quanto sia ormai difficile sfuggire agli occhi delle autorità.

Immaginate di essere un fuggiasco ricercato dalle autorità dello Stato in cui vi trovate. Non siete necessariamente un latitante che ha commesso chissà quali crimini ed è braccato dalle forze dell’ordine, come il famigerato “Igor il Russo”, il rapinatore responsabile di svariati omicidi che da alcuni mesi è oggetto di una gigantesca caccia all’uomo in Emilia-Romagna. Potreste anche essere una spia che, vistasi scoperta, deve lasciare il Paese dove si è infiltrata evadendo la caccia dei servizi segreti nemici. Oppure il vostro Paese è stato occupato da una potenza ostile e voi vi siete dati alla macchia per combattere una guerriglia di resistenza contro le forze dell’invasore. Quest’ultima può sembrare un’eventualità fantastica, eppure è proprio quello che è accaduto ai nostri nonni e bisnonni che sono diventati partigiani per combattere il nazifascismo durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. Già a quell’epoca, oltre sessanta anni fa, la vita del fuggiasco era dura: i cacciatori, allora come oggi, cercano di ricostruire la geografia delle vostre attività e dei vostri affetti, cioè i luoghi in cui vivete, in cui lavorate, dove vivono i vostri famigliari e amici, e li mettono sotto sorveglianza sperando che voi siate così incauti da continuare a frequentarli. Il primo posto in cui verranno a cercarvi sarà ovviamente casa vostra, e voi sarete costretti a lasciarla, dandovi letteralmente alla macchia. Cercheranno inoltre di fare “terra bruciata” intorno a voi, tagliandovi fuori dalla vostra rete sociale, tramite controlli e intimidazioni alle persone che potrebbero darvi rifugio e aiuto.

Una manifestazione contro la sorveglianza di massa tenutasi a Washington DC, negli Stati Uniti. Fonte: www.cloudfront.net

Queste tattiche classiche rendevano la vita difficile a un fuggiasco già ai tempi dei partigiani, ma oggi i cacciatori hanno a disposizione strumenti e risorse che i loro predecessori potevano solo sognarsi. Si dice spesso che oggi stiamo vivendo in una società sorvegliata, e nessuno ne subisce le conseguenze quanto chi, per qualsiasi motivo, vuole sfuggire all’occhio sempre più pervasivo dell’autorità. Grandi città e piccoli centri sono ormai disseminati di telecamere, molte delle quali dotate di sofisticati programmi di riconoscimento facciale in grado di identificare uno specifico volto in mezzo a una folla di migliaia, oppure di leggere le targhe delle automobili di passaggio e segnalare in tempo reale la presenza di veicoli sospetti. Il vostro telefono cellulare è un vero e proprio faro che trasmette continuamente la vostra posizione, facilmente intercettabile dalle compagnie telefoniche e dalle forze dell’ordine, e l’uso di ogni mezzo di pagamento che non siano i vecchi contanti, dalle carte di credito ai bancomat, lancia immediatamente un segnale che comunica a chiunque sia in ascolto dove vi trovate e cosa avete comprato. Per non parlare delle tracce digitali che lasciate online: una parte sempre più consistente delle nostre vite si svolge o finisce prima o poi su Internet, e gli esperti (gli investigatori delle forze dell’ordine ma anche gli hacker appartenenti a bande criminali) possono ormai ricostruire buona parte della vostra esistenza dai siti che avete visitato, gli acquisti che avete fatto online, i commenti e le foto che avete postato sui social network. Spostamenti, opinioni religiose e politiche, amicizie e antipatie, preferenze musicali, tutto questo e molto altro può essere scoperto su chiunque. Come hanno testimoniato i documenti segreti rivelati da Edward Snowden, l’ex impiegato della potentissima agenzia di spionaggio statunitense NSA, i sofisticati mezzi delle agenzie di spionaggio non si limitano a raccogliere ed esaminare le tracce digitali di pochi individui sospetti, potenziali criminali e terroristi, ma intercettano e immagazzinano i dati di chiunque, noi compresi, in maniera del tutto indiscriminata. In poche parole, viviamo in un’epoca in cui la personale geografia delle nostra abitudini, dei nostri affetti e delle nostre relazioni è perennemente monitorata e registrata, e i momenti in cui non si è sorvegliati dall’onnipresente occhio del Grande Fratello sono sempre più brevi.

La squadra di investigatori di Hunted posa, nel loro quartier generale, intorno a una grande mappa del Regno Unito. Un indizio che la geografia avrà un ruolo tutt’altro che marginale nelle dinamiche del programma. Fonte: www.kentfilmoffice.co.uk

Uno degli Stati dove la sorveglianza di massa ha preso maggior piede negli ultimi anni è il Regno Unito: qui le telecamere di tipo CCTV (Closed Circuit Television) sparse per il Paese sono ormai oltre 4.200.000, installate in strade, negozi, edifici pubblici e privati. Questi e altri sistemi di monitoraggio pervasivo delle attività hanno destato preoccupazione tra gli attivisti che si battono per il diritto alla privacy dei cittadini, e nel Paese è da tempo in corso un dibattito sul giusto equilibrio tra sicurezza e libertà individuali. Dibattito che inevitabilmente si riaccenderà in seguito ai gravi attentati terroristici che hanno colpito il Regno Unito nelle ultime settimane. Ma come funziona effettivamente il multiforme apparato di sorveglianza britannico, e quanto è efficace in realtà? Ormai è davvero impossibile sfuggire al Grande Fratello? L’emittente Channel 4 ha provato a rispondere a questi interrogativi in Hunted, un programma televisivo la cui prima serie è andata in onda nel 2015. A metà strada tra il documentario e il reality show, le premesse del programma sono semplici: 14 normalissimi cittadini britannici – donne e uomini di varia età, professione ed estrazione sociale – scoprono improvvisamente di essere ricercati dalle autorità, e dal quel momento devono sfuggire alla cattura per un massimo di 28 giorni, con la sola regola di dover rimanere entro i confini del Regno Unito. A dar loro la caccia è un team di investigatori professionisti ingaggiato dalla produzione del programma – ex poliziotti, analisti dei sevizi segreti, esperti di unità antiterrorismo – il cui compito è passare al setaccio la vita dei concorrenti fuggiaschi, entrare nella loro testa e scoprire dove sono andati a nascondersi. A disposizione hanno tutti gli strumenti che possiedono realmente le forze dell’ordine e i servizi segreti britannici: telecamere, lettori automatici di numeri di targa, apparecchi per l’intercettazione e la localizzazione delle chiamate telefoniche ecc. Per dare più realismo al tutto, i concorrenti avevano preventivamente acconsentito a che le loro case venissero perquisite dagli investigatori, i quali avevano anche la facoltà di sequestrare e analizzare qualsiasi oggetto, per esempio telefoni cellulari e computer, ritenuto utile alle indagini. Questi dispositivi sono stati poi passati al setaccio in laboratori specializzati alla ricerca di indizi. Per caso il concorrente aveva comunicato i propri piani di fuga a un amico tramite email o chat? Oppure qualche settimana prima, quando aveva già saputo di essere stato selezionato per partecipare al programma, aveva insistentemente cercato informazioni su qualche sperduto campeggio del Galles? Se fosse così, ovviamente quello sarebbe il primo nascondiglio che gli investigatori controllerebbero. Permessi analoghi sono stati concessi per intercettare i telefoni, non solo quelli dei fuggiaschi, i quali peraltro sarebbero i primi oggetti di cui un latitante con un po’ di sale in zucca dovrebbe liberarsi, ma anche quelli di parenti e amici, nel caso uno dei concorrenti cercasse di contattarli, magari tramite un telefono del tipo usa e getta non rintracciabile (detto in gergo burner phone) oppure da una delle sempre più rare cabine telefoniche.

Un manifesto pubblicitario del programma Hunted dà suggerimenti utili ai potenziali fuggiaschi. Fonte: www.itsnicethat.com

Ma allora, come si sono comportati i concorrenti-fuggiaschi? Qualcuno di loro è riuscito a sfuggire all’implacabile occhio delle autorità? Se sì, come hanno fatto? E che cosa ci insegna questa serie che, un po’ come era accaduto con le prime edizioni del reality show Grande Fratello, si presentava anche come un vasto esperimento sociale? Cercheremo di dare risposta a queste e altre domande nella prossima puntata. Anticipiamo solo che, nel susseguirsi degli episodi del programma, è apparso sempre più evidente come, per essere tanto imprendibili fuggiaschi quanto efficienti segugi, sia indispensabile conoscere una disciplina apparentemente del tutto slegata a un programma del genere, ma in realtà fondamentale per capirne i segreti e le tematiche di fondo: la geografia.