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Aiuto, l’Africa si sta spaccando in due? Sì, ma da 15 milioni di anni!

Una grande spaccatura si è aperta nel suolo in Kenya, causando danni a edifici e infrastrutture e generando titoli catastrofisti sui media. Ma è tutto parte di un processo geologico ben conosciuto e inevitabile.

Nei primi giorni di aprile una notizia proveniente dall’Africa ha fatto il giro del mondo, comparendo su molti siti internet e giornali: una grande spaccatura nel terreno si è aperta nel Kenya sudoccidentale. Dopo un periodo di forti piogge, la terra si è letteralmente aperta in due, formando una fossa larga fino a 20 metri e lunga una decina di chilometri. L’evento è stato relativamente improvviso, e fortunatamente sembra che non ci siano stati feriti, ma la fossa ha letteralmente tagliato in due una strada a grande scorrimento proveniente dalla capitale keniota, Nairobi, che attualmente risulta ancora interrotta, e pare inoltre che la faglia abbia provocato danni a case e villaggi che si trovavano sulla sua inesorabile rotta.

Una veduta aerea della spaccatura che si è aperta negli scorsi giorni in Kenya, proprio nel punto in cui ha interrotto la strada Nairobi-Narok. Fonte: www.greenme.it

Certo, vedersi la casa danneggiata da una gigantesca voragine apertasi improvvisamente sotto i vostri piedi dev’essere stata senz’altro un’esperienza traumatica per le persone coinvolte. Nondimeno, come spesso accade, molti siti internet e giornali hanno dato alla notizia titoloni allarmistici e da fine del mondo, come se l’intero continente africano fosse destinato a spaccarsi in due da un momento all’altro. La palma del più allarmista va forse al sito del pur autorevole quotidiano La Stampa, che titolava addirittura In Kenya si è aperta una gigantesca frattura che sta spaccando in due l’Africa. Roba da film catastrofico di serie b, di quelli dove il centro della Terra a un certo punto minaccia di esplodere da un giorno all’altro, o dove una pioggia di meteoriti compare dal nulla per portare morte e distruzione su una sola, sfortunata cittadina americana. Il titolo de La Stampa è profondamente fuorviante almeno per due motivi: il primo è che la spaccatura è solo una conseguenza di un fenomeno geologico molto più vasto che porterà, in un lontanissimo futuro, alla divisione del continente africano, e non ne è dunque la causa, come vorrebbe invece far intendere. Il secondo è che si glissa sull’ordine di grandezza temporale in cui questi fenomeni si stanno verificando: il titolo fa intendere che l’Africa potrebbe spaccarsi in due anche domani, ma in realtà la separazione avverrà in tempi geologici, nell’ordine delle decine di milioni di anni! E il destino dell’Africa non è certamente stato scoperto l’altro giorno con l’apertura della fastidiosa, ma tutto sommato modesta, frattura in Kenya. Il fenomeno è ben noto agli studiosi, e da quasi un secolo. Senza contare che gli abitanti dell’Africa centrorientale e i milioni di turisti che visitano ogni anno questi luoghi meravigliosi hanno sotto gli occhi una frattura nel terreno ben più grande, che segna proprio la linea lungo la quale il continente africano si spaccherà: la Great Rift Valley, chiamata anche, per la sua parte africana, East African Rift.

Una mappa che mostra i vari tratti della Great Rift Valley in Africa, dove si trovano aree di grande interesse geologico e naturalistico. Fonte: www.geology.com

Con i suoi oltre 6000 km di lunghezza, dalla Siria in Asia al Mozambico nell’Africa sudorientale, la Great Rift Valley è una delle più importanti e spettacolari formazioni geologiche del mondo. Si tratta di una grande fossa tettonica, cioè una linea di frattura tra due o più placche tettoniche, le grandi “zolle” in cui è divisa la superficie terrestre. In particolare, la porzione africana della Great Rift Valley, l’East African Rift, è la linea in corrispondenza della quale la placca africana si sta fratturando in due placche distinte, quella nubiana a ovest e quella somala e est. Il processo che ha portato alla sua formazione non è iniziato certamente nei giorni scorsi, ma ha preso avvio intorno ai 15 milioni di anni fa, e da allora le due placche si stanno costantemente allontanando, tanto che si prevede che la grande vallata che si trova oggi in corrispondenza dell’East African Rift si allargherà fino a diventare, in un lontano futuro (si stima oltre 50 milioni di anni), un nuovo mare. Il movimento delle placche è accompagnato da una forte attività vulcanica, responsabile della formazione di vulcani come il Monte Kilimangiaro. La presenza nella valle di notevoli depositi di sedimenti, cioè di materiale come terra e sabbia portato qui dai fiumi che scorrono dagli altipiani circostanti, ha poi contribuito a fare del fondo della Rift Valley il terreno ideale per la conservazione di resti fossili. Ed è proprio in questa regione che è stato trovato il maggior numero di resti di ominidi, gli antenati dell’uomo moderno. Nel 2011 l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità proprio l’area della Great Rift Valley in Kenya. I turisti che hanno in programma un viaggio in quelle regioni non devono quindi preoccuparsi di trovare un mare al posto della savana al loro arrivo, e gli abitanti di quelle zone hanno ben altro di cui preoccuparsi che non la divisione dell’Africa, fra milioni di anni.