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Al Giro d’Italia guidati da… Garibaldi

La copertina dell'edizione 2014 della guida ufficiale del Giro d'Italia, comunemente chiamata "il Garibaldi". Fonte: www.ciclicamente.it

Il ciclismo ha da sempre profondi legami con il territorio e la sua geografia, tanto da aver ispirato alcuni particolari tipi di rappresentazioni cartografiche.

Termina oggi, dopo 21 tappe e poco meno di 3500 km di percorso, la 97a edizione del Giro d’Italia, una delle più importanti e famose corse del panorama ciclistico internazionale. Il ciclismo su strada è forse lo sport che ha, tanto dal punto di visto storico quanto da quello tecnico, i maggiori legami con il territorio in cui è praticato e con le sue caratteristiche geografiche. Storicamente, alcuni luoghi sono ormai indissolubilmente legati alle imprese dei ciclisti di ieri e di oggi, per esempio i passi delle Alpi e dei Pirenei che presentano le più dure salite affrontate durante il Giro d’Italia e il Tour de France (come il Passo dello Stelvio o il Col du Galibier), che sono diventati soggetti di libri, documentari e innumerevoli aneddoti sportivi. Tecnicamente, sono moltissime le caratteristiche di un territorio che possono influenzare le prestazioni degli atleti che lo percorrono in bicicletta. Innanzitutto, ovviamente, l’altimetria, cioè la presenza di dislivelli, salite e discese, che rendono più difficile la corsa, con la lunghezza, il dislivello totale e la pendenza media delle varie asperità, ma anche fattori meno misurabili “scientificamente” come le condizioni del fondo stradale, che potrebbero aumentare il pericolo di cadute. Anche i percorsi di pianura sono molto differenti tra loro e influenzano in modi diversi il risultato di una gara. Un percorso completamente piatto e su strade ampie rettilinee, per esempio, favorisce l’arrivo “in volata” e lo sprint del gruppo di corridori. Un tracciato stretto e tortuoso, magari con lievi saliscendi (un profilo che i ciclisti chiamano, nel loro gergo, “mangia e bevi”), è d’altra parte favorevole ai corridori che vogliono “andare in fuga” e arrivare da soli al traguardo. Anche le condizioni meteorologiche presenti sul tracciato in cui si svolge la corsa sono cruciali per un ciclista agonista, dal momento che possono trasformare una gara relativamente facile in un inferno: gli estremi di caldo e freddo influenzano le prestazioni dei corridori, la pioggia (e la neve, come è capitato al Giro d’Italia di quest’anno quando gli atleti hanno scalato il Passo dello Stelvio) può rendere scivoloso il fondo stradale, ma anche il vento forte può segnare una corsa, opponendo un vero e proprio muro d’aria all’avanzata dei corridori o rischiando di rompere il gruppo in più tronconi se soffia in direzione laterale rispetto al senso di marcia.

I corridori impegnati nella scalata sotto la neve del Passo dello Stelvio, nella 16tappa del Giro d'Italia 2014. Fonte: www.sport.sky.it

Prima gli organizzatori della corsa quando si accingono a disegnare il percorso, poi i corridori, i direttori sportivi e i semplici appassionati prima della gara, esaminano attentamente tutte queste caratteristiche, cercando di prevedere come la corsa si evolverà. Per aiutarli nelle loro valutazioni gli organizzatori delle corse più importanti, come il Giro d’Italia, mettono a disposizione, per ogni tappa, tutta una serie di cartine e altri ausili cartografici, alcuni dei quali specifici del ciclismo e diventati ormai uno dei tanti simboli di questo sport. Al Giro d’Italia i dati geografici e cartografici relativi alle varie tappe di un’edizione, insieme a moltissime altre informazioni sulla corsa utili a tutti coloro che ne fanno parte o la seguono (corridori, giornalisti, membri all’organizzazione ecc.) sono raccolti in un vero e proprio libro, pubblicato ogni anno e distribuito a tutti gli “addetti ai lavori” poco prima dell’inizio della gare (e da quest’anno scaricabile gratuitamente da tutti, in formato PDF, sul sito della Gazzetta dello Sport). Questa indispensabile guida al Giro è chiamata da tutti il “Garibaldi”, nome entrato in uso dall’uscita dell’edizione relativa al Giro d’Italia del 1961, centenario della fondazione dello Stato italiano, che raffigurava in copertina proprio l’Eroe dei Due Mondi.

  

La carta planimetrica della 4a tappa del Giro 2014, 112 km da Giovinazzo a Bari. www.gazzetta.it

Tra le carte relative al percorso di ogni tappa del Giro riportate nel “Garibaldi”, la prima e la più semplice è la carta planimetrica: una normale carta stradale o topografica con evidenziate le strade sulle quali svolgerà la gara, la partenza, l’arrivo e altre eventuali indicazioni come la presenza di circuiti ecc. Non è una carta molto utile per i corridori, dato che il percorso di una gara così importante è molto ben segnalato da cartelli e volontari che indicano la direzione da prendere, e quindi non c’è (quasi mai) il rischio di sbagliare strada! È però importante per gli organizzatori, per i direttori delle varie squadre e anche per gli appassionati e i tifosi che intendono mettersi a bordo strada per vedere e incitare gli atleti.

La carta altimetrica che mostra le salite e discese della 16a tappa, 139 km da Ponte di Legno a Val Martello, per un totale di oltre 4000 metri di dislivello.Fonte: www.gazzetta.it

Ma le carte che tutti i corridori e gli appassionati si precipitano avidamente a consultare quando vengono presentate le tappe di una futura edizione del Giro sono quelle relative all’altimetria, cioè alle salite e discese che gli atleti dovranno affrontare. La carta altimetrica è ormai un elemento classico del ciclismo: si tratta di un vero a proprio “spaccato” verticale del percorso, un profilo che evidenzia la variazione di altitudine nelle strade affrontate dai corridori, e quindi il numero e la pendenza relativa delle salite e delle discese più importanti. La carta altimetrica è molto interessante perché abbandona ogni volontà di rappresentazione realistica del percorso in favore di un’immagine puramente convenzionale. Infatti, poiché una una tappa può essere lunga più di 200 chilometri, mentre il dislivello massimo da affrontare non supera mai le poche migliaia di metri, la componente verticale che indica la variazioni di altitudine e la pendenza delle salite è visivamente assai amplificata rispetto a quella orizzontale che riporta la lunghezza; questo per facilitare la lettura e permettere di distinguere meglio, a colpo d’occhio, le maggiori asperità del percorso. La carta altimetrica di ogni tappa è così importante per i corridori, e per tutti coloro che seguono una grande corsa come il Giro, da essere stampata in molte copie su una sorta di tessera plastificata e distribuita a tutti gli addetti ai lavori. Molti atleti arrivano addirittura a incollarla al manubrio delle bicicletta prima della partenza, in modo da avere sempre sott’occhio che cosa li aspetterà nel prosieguo della gara.

La carta, inserita nel "Garibaldi", che illustra l'arrivo della 6a tappa, 247 km da Sassano a Montecassino. Fonte: www.gazzetta.it

Un altro tipo di carta presente nel “Garibaldi” è quello che mostra il dettaglio degli ultimi chilometri del percorso di ogni tappa, riportando con chiarezza ogni curva, rotonda o restringimento della carreggiata. È una carta molto consultata soprattutto in occasione delle tappe pianeggianti, dove è probabile che il gruppo dei corridori arrivi in volata. I velocisti che vogliono vincere la tappa e i loro compagni di squadra la studiano attentamente, memorizzando le ultime curve prima del traguardo in modo da evitare cadute e prepararsi ad affrontarle per primi, garantendosi così un vantaggio sugli avversari.