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Asteroidi e vere “guerre stellari” (Parte I)

Una riproduzione della sonda europea Rosetta, che nel 2014 ha raggiunto il nucleo di una cometa. Fonte: www.space.com

Una compagnia statunitense sta progettando di estrarre metalli rari dagli asteroidi che orbitano vicino alla Terra. La competizione tra potenze mondiale per il controllo delle risorse raggiungerà anche lo spazio?

Da anni ormai gli esperti, scienziati ambientali ma anche studiosi di geopolitica ed economisti, ci mettono in guardia che le risorse naturali della Terra non sono infinite, e che prima o poi, più prima che poi considerato la continua crescita della popolazione mondiale e dei consumi, queste di esauriranno. Non si tratta soltanto di risorse energetiche come i combustibili fossili, carbone petrolio e gas naturale, che oltre a essere finite sono anche dannose per l’ambiente, ma anche e soprattutto le risorse minerarie, i metalli e gli altri minerali usati per le infinite lavorazioni industriali necessarie alla società contemporanea. I minerali più ricercati sono presenti in quantità limitata nella crosta terrestre, e una volta che questi saranno tutti estratti e usati non ci sarà alcuna mano magica pronta a rimpiazzarli. Già ora il controllo dell’estrazione e dell’esportazione di minerali rari ha un ruolo molto importante nell’economia e nei rapporti fra Stati, e in qualche caso è causa di tensioni e conflitti; uno scenario destinato a ripetersi sempre più spesso nel futuro. Abbiamo già visto, per esempio, che il quasi monopolio posseduto dalla Cina sull’estrazione e il commercio di alcuni elementi fondamentali per la produzione di componenti elettronici, le cosiddette terre rare, ha dato a questo Paese un vantaggio notevole nei confronti delle altre potenze industriali. Non ci sono molte soluzioni per far fronte all’inevitabile esaurimento di alcuni minerali sulla Terra. Gli esperti esortano a ridurre gli sprechi e a sviluppare nuovi procedimenti estrattivi e industriali che siano più efficienti e richiedano meno risorse. Un’altra strada cruciale è quella del riciclo: ogni oggetto non più utilizzabile deve essere demolito e i materiali che lo compongono riutilizzati per nuove lavorazioni. Ma tutto questo non toglie che, se la produzione industriale dell’umanità continuerà a crescere ai ritmi degli ultimi cento anni, arriverà un giorno in cui le risorse minerarie della Terra non saranno sufficienti e sostenerla.

Una delle colonie spaziali immaginate dal cartone animato giapponese Gundam. Fonte: www.gundamkitscollection.com

C’è poi un’altra soluzione, facilissima da pensare ma molto più ardua da mettere in pratica: se le risorse minerarie del pianeta sono destinate a finire, basta cominciare a cercarle e a procurarsele fuori dalla Terra, nello spazio. Può sembrare uno scenario da fantascienza classica, con grandi stazioni spaziali che estraggono risorse da lontane lune, e colonie orbitali fondate intorno agli altri pianeti del Sistema Solare dove hanno trovato rifugio quegli umani che hanno dovuto lasciare la Terra in seguito alla sovrappopolazione e all’esaurimento delle risorse del pianeta. Se poi immaginiamo che queste colonie spaziali potranno alla fine chiedere l’indipendenza dal pianeta madre Terra e scatenare una guerra civile spaziale, ecco che abbiamo ricreato la trama del mitico cartone giapponese Gundam. Ma qualcuno sulla Terra già oggi crede che uno scenario del genere non sia così futuristico, e sta investendo somme da capogiro proprio per essere tra i primi, in un futuro prossimo, a estrarre elementi rari, e quindi assai preziosi, da altri corpi celesti.

Il logo della compagnia Planetary Resources, fondata nel 2010 per studiare la possibilità di estrarre risorse da corpi celesti come gli asteroidi. Fonte: www.slashgear.com

La premessa è semplice: tra gli innumerevoli oggetti celesti presenti nel nostro sistema solare, sono oltre 10.000 quelli finora osservati la cui orbita interseca quella della Terra, e che spesso la “sfiorano” in termini di distanze spaziali. Sono detti NEO (Near Earth Objects) e vanno dai più piccoli frammenti di meteorite, ai nuclei di comete ai grandi asteroidi di decine di km di diametro. Questi ultimi sono sostanzialmente grandi rocce spaziali, e alcuni di essi, è questo il punto fondamentale, sono composti da grandissime quantità di elementi rari, soprattutto metalli pesanti. Al momento della formazione della Terra, oltre quattro miliardi di anni fa, la maggior parte degli elementi chimici più pesanti, a causa della forza di gravità del neonato pianeta, è letteralmente affondata negli strati più interni, il nucleo e il mantello, a profondità inaccessibili all’attuale tecnologia dell’uomo. Nello strato più esterno, la crosta terrestre, sono rimaste solo le “briciole”, quelle che noi estraiamo e utilizziamo regolarmente. Gli asteroidi invece non hanno subito questo processo di separazione, e molti di essi sono ricchissimi di elementi che invece sono assai rari nella crosta terrestre, tra cui oro, platino, nickel, cobalto e molti altri. Alcuni asteroidi sono quindi immensi scrigni di metalli preziosi pronti per essere sfruttati. Ed è proprio quello che sta pensando di fare la compagnia statunitense Planetary Resources, fondata nel 2010 con lo scopo di effettuare prospezioni spaziali per individuare gli asteroidi più facilmente raggiungibili e ricchi di risorse, e in un futuro non troppo lontano costruire e inviare sonde robotizzate capaci di estrarre elementi preziosi da queste rocce spaziali. A dimostrazione che non si tratta di un’iniziativa buttata lì, ma di un progetto assai serio, va notato che tra i principali investitori di Planetary Resources c’è Larry Page, uno dei due fondatori e principali azionisti di Google.

433 Eros, il primo asteroide su cui si è posata una sonda inviata dall’uomo. Fonte: www.nasa.gov

Gli ingegneri di Planetary Resources credono che sia solo questione di pochi anni prima che sia possibile lo sfruttamento minerario degli asteroidi, e fanno notare che l’uomo ha già mandato sonde su questi corpi celesti. La prima a farlo è stata l’americana NASA nell’ormai lontano (in termini di progresso tecnologico) 2001, quando la sonda NEAR (Near Earth Asteroid Randezvous) si è posata sull’asteroide 433 Eros, uno dei più noti NEO, lungo circa 33 km. E nel 2014 ha destato grande sensazione in tutto il mondo l’impresa della sonda Rosetta, lanciata dieci anni prima dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Dopo aver affiancato la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, che si stava avvicinando al Sole, la sonda ha sganciato un modulo di atterraggio, il lander Philae, che si è posato sul nucleo ghiacciato della cometa, analizzandone la composizione e mandando i dati alla Terra. Ma il precedente più significativo per i futuri minatori spaziali è quello meno noto della sonda giapponese Hayabusa (“falco pellegrino” in giapponese). Lanciata nel 2003 e dotata di un avveniristico motore a ioni, nel 2005, dopo un viaggio di oltre 290 milioni di km, Hayabusa è atterrata sull’asteroide 25143 Itokawa. Qui ha prelevato minuscoli campioni di roccia ed è ripartita alla volta della Terra, nella cui orbita è arrivata nel 2010, quando ha sganciato una capsula contenente i campioni raccolti che poi è stata recuperata e analizzata degli scienziati giapponesi.

Una ricostruzione della sonda giapponese Hayabusa sulla superficie dell’asteroide Itokawa. Fonte: www.news.discovery.com

Certo, prelevare piccoli frammenti di asteroide e riportarli sulla Terra è cosa ben diversa dall’impiantare stazioni minerarie su enormi rocce spaziali che orbitano a milioni di km dal nostro pianeta, per poi portare indietro le tonnellate di materiale estratto. Ma quelli di Planetary Resources sostengono che le tecnologie necessarie per una simile impresa siano già state sviluppate. Resta da vedere se una tale attività potrà essere redditizia dal punto di vista economico, e cioè se gli enormi costi per progettare e lanciare una simile missione potranno essere compensati dalla vendita del materiale portato indietro. Ma ci sono anche altri interrogativi a cui dare risposta: di chi sono queste ricchissime miniere spaziali? Sono del primo che vi atterra e ne rivendica la proprietà e i diritti di sfruttamento? E tale proprietà sarà dalla compagnia privata che ha lanciato la sonda o dello Stato in cui l’azienda è basata? Si scatenerà nel prossimo futuro una corsa all’oro spaziale? O, peggio ancora, un conflitto tra le grandi potenze spaziali per il controllo delle risorse extraterrestri? A queste e altre domande cercheremo di dare risposta nella prossima puntata.