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Atterraggi da urlo (Parte I)

La geografia di alcuni luoghi costringe ad acrobazie spericolate i piloti degli aerei che li collegano al resto del mondo.

Qualche settimana fa siamo tornati a parlare dell’isola di Sant’Elena nell’Oceano Atlantico, e dell’attesa che l’aeroporto destinato a spezzare il secolare isolamento dell’isola sia dichiarato operativo. Abbiamo visto che la pista di atterraggio del nuovo aeroporto deve fare i conti con il terreno accidentato della piccola isola: è stata ricavata lungo un tratto scavato letteralmente nella roccia, è fiancheggiata da alture e speroni di roccia, e termina bruscamente in cima a una scogliera che precipita verso l’oceano per centinaia di metri. Non proprio il massimo per la sicurezza degli aerei e dei loro passeggeri, avevamo detto a suo tempo. E come se non bastasse i responsabili dei lavori si sono accorti che la pista è soggetta e improvvise e fortissime raffiche di vento che costituiscono un grave pericolo per i velivoli in avvicinamento. È proprio per questo problema che l’apertura dell’aeroporto è stata posticipata a data da destinarsi, rinfocolando le polemiche sulla costruzione della struttura.

L’aeroporto di Lukla in Nepal, circondato dalle cime dell’Himalaya. Fonte: www.viralpress.ru

Ma nel mondo esistono altri aeroporti situati in luoghi ancora più “estremi” e spettacolari, e gli appassionati di aviazione si divertono a fare classifiche degli aeroporti più pericolosi, e più impegnativi per i piloti, del mondo. L’unica condizione è che questi ospitino un regolare servizio aereo di linea, altrimenti sarebbe troppo facile trovare piste in luoghi assurdi, dato che un aereo privato può tentare di atterrare praticamente ovunque. Nei primi posti di queste graduatorie c’è quasi sempre l’aeroporto Tenzing-Hillary di Lukla, in Nepal. Per dare subito idea del perché sia considerato un aeroporto estremo, basta dire che si tratta dello scalo di linea più vicino al campo base utilizzato dagli alpinisti per le ascese dell’Everest. La pista è a 2846 m di altezza, incassata su un angusto altopiano circondato dalle cime himalayane, e come a Sant’Elena termina bruscamente in una scarpata. È lunga solo 527 m, il che la rende adatta solo ai piccoli aerei progettati appositamente per decolli e atterraggi brevi, e come se non bastasse è in pendenza, essendo inclinata di circa 12°. Quest’ultima caratteristica è stata in realtà voluta deliberatamente dai progettisti dell’aeroporto per accorciare le distanze di decollo e atterraggio. Gli aerei atterrano in salita per frenare prima e decollano in discesa per guadagnare qualche chilometro orario di velocità.

I piloti che decollano dall’aeroporto di Lukla non dispongo propriamente di una via di fuga ideale in caso di problemi… Fonte: www.theaustralian.au

Nonostante questi accorgimenti, le operazioni di decollo e atterraggio sono estremamente difficili: l’aria rarefatta dovuta all’altitudine riduce la portanza degli aerei e li rende meno manovrabili, e a peggiorare la situazione ci si mette il famoso, imprevedibile tempo himalayano: la pista può venire oscurata in men che non si dica da una fitta coltre di nebbia o dalle nuvole basse, ci sono forti raffiche di vento e le tempeste e bufere di neve sono frequenti. Per questo i voli sono frequentemente sospesi con il minimo preavviso, anche per giorni di seguito, e i passeggeri, quasi tutti alpinisti che tentano l’ascesa delle vette himalayane, sono spesso costretti ad accamparsi intorno alla struttura in attesa che riprendano le operazioni.

Un atterraggio di normale amministrazione all’Aeroporto Principessa Giuliana sull’isola di Saint Martin. Fonte: www.caribbean360.com

Ma gli aeroporti estremi non si trovano soltanto arroccati tra aspre e tempestose montagne. Anche un paradiso tropicale con mare cristallino e spiagge assolate tutto l’anno può far venire i brividi. È il caso dell'Aeroporto Internazionale Principessa Giuliana a Saint Martin, isola delle Piccole Antille nel Mar dei Caraibi. Per conoscere la sua peculiarità basta dare un’occhiata alle decine di video postati su Youtube da appassionati di aerei e turisti esterrefatti. L’isola è divisa politicamente in due parti, quella settentrionale sotto la sovranità francese e quella meridionale che è territorio olandese. L’Aeroporto Principessa Giuliana serve la parte olandese, chiamata Sint Maarten. Lo spazio sull’isola è limitato e al centro si lavano basse montagne, per cui la pista principale dell’aeroporto, la numero 10, è lunga solo 2180 m, appena sufficiente per servire i più grandi aerei di linea, come il famoso Boeing 747 o Jumbo Jet. L’inizio della pista si trova vicinissimo al mare, e per sfruttare interamente la sua scarsa lunghezza i piloti devono avvicinarvisi lentamente e a pelo d’acqua, toccando l’asfalto il più presto possibile. Il bello è che nello stretto spazio tra l’inizio della pista numero 10 e il mare c’è Maho Beach, una delle spiagge più frequentate dell’isola. Gli aerei in fase di atterraggio passano così direttamente sulla testa dei bagnanti, a pochi metri di altezza, praticamente la distanza più breve a cui una persona comune potrà mai sperare di osservare da terra un aereo di linea in volo. Per questo la spiaggia è diventata una specie di Mecca dei plane spotters, gli appassionati che si dedicano all’osservazione e alla fotografia degli aerei, che la raggiugono da tutto il mondo per vivere un’esperienza unica. Effettivamente, in quale altro posto ci si può dedicare al proprio hobby preferito, e contemporaneamente prendere il sole e fare il bagno su un’isola tropicale?

Il jet blast provocato dal passaggio di un aereo crea una piccola tempesta di sabbia a Maho Beach, causando un fuggi fuggi generale tra i bagnanti. Fonte: www.stuff.co.nz

I proprietari dei bar e degli alberghi vicino alla spiaggia hanno sfruttato questa popolarità e cominciato a esporre lavagne con gli orari previsti di atterraggio dei voli, e alcuni altoparlanti trasmettono le comunicazioni radio della vicina torre di controllo. Questo aiuta i bagnanti a non spaventarsi quando si ritrovano improvvisamente un Jumbo sulle teste, ma anche gli appassionati a prepararsi a fotografare gli aerei. Alcuni si divertono perfino a farsi investire dal jet blast, il repentino spostamento d’aria causato dai motori a reazione degli arei che passano a pelo d’acqua, che in alcuni casi è così forte da spostare letteralmente le persone di alcuni metri, oltre a provocare piccole tempeste di sabbia. Certo, non è proprio il posto ideale per rilassarsi sotto l’ombrellone con un buon libro, ma è senz’altro un’esperienza unica!