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Canzoni e crisi diplomatiche: la geopolitica di Eurovision (Parte II)

L’Eurovision Song Contest non è solo la più grande manifestazione musicale europea, ma anche uno specchio dell’intreccio di rivalità e interessi tra i Paesi del continente. Il caso Russia-Ucraina.

Nella scorsa puntata abbiamo parlato degli inaspettati risvolti diplomatici e geopolitici di quella che dovrebbe essere, in fin dei conti, soltanto una manifestazione musicale, l’Eurovision Song Contest, più conosciuto in Italia come Eurofestival. Abbiamo però visto che, come tutti i grandi eventi, l’Eurovision, a cui partecipano quasi tutti i Paesi europei e anche alcuni extraeuropei, è soprattutto un grande palcoscenico e una vetrina internazionale, e quindi diventa spesso teatro di rivalità, proteste e incidenti diplomatici tra i vari Paesi in gara. Abbiamo infine parlato delle polemiche che hanno caratterizzato l’edizione 2012, quella organizzata dallo Stato caucasico dell’Azerbaigian.

Jamala canta 1944, la canzone vincitrice di Eurovision 2016, durante una delle serate della manifestazione. Fonte: www.qz.com

Ma questi precedenti di tensioni e polemiche diplomatiche tra i Paesi partecipanti all’Eurovision impallidiscono di fronte a quanto avvenuto nel corso della scorsa edizione, quella del 2016 ospitata a Stoccolma. Sull’intera manifestazione aleggiava fin dalle prime serate lo spettro della crisi tra Russia e Ucraina, ai ferri corti in seguito all’annessione della penisola di Crimea da parte della Russia - atto considerato illegale da parte della maggioranza della comunità internazionale - e della guerra civile scoppiata tra il governo centrale ucraino e le milizie indipendentiste filo-russe per il controllo della regione orientale del Donbass. Tutti eventi che, secondo le autorità ucraine, la Russia avrebbe deliberatamente e sapientemente orchestrato per destabilizzare il governo ucraino, vicino all’Unione Europea e potenziale candidato all’entrata nella stessa UE e nella NATO. La rivalità tra i due Paesi si estende ormai a molteplici fronti, e si combatte non solo con i fucili ma anche con le armi della propaganda sui media e sui social network. Anche in occasione dell’Eurovision 2016 è sembrato che tutta l’opinione pubblica europea si fosse divisa tra filo-russi e filo-ucraini, ed è apparso subito evidente che i due artisti favoriti per la vittoria finale fossero proprio i rappresentanti dei due Paesi: la cantante ucraina Jamala e il musicista e attore russo Sergej Lazarev.

Il principale rivale di Jamala, la popstar russa Sergej Lazarev, durante la sua esibizione all’Eurovision 2016. Fonte: www.bbc.co.uk

Il belloccio Lazarev puntava sul pezzo dance-pop, orecchiabile e assolutamente inoffensivo, You Are The Only One, ma a gettare benzina sul fuoco della polemica ci ha pensato la canzone scelta da Jamala, 1944, accusata dai media russi di essere a tema politico e per di più esplicitamente antirusso. Il titolo si riferisce infatti all’anno in cui i Tatari di Crimea, una minoranza storica di origine asiatica alla quale i nonni di Jamala appartenevano, furono deportati in massa fuori dalla penisola per ordine di Stalin, il quale temeva potessero allearsi con le forze di occupazione nazifasciste in funzione antisovietica. Il parallelismo tra i due episodi, l’ingerenza sovietica in Crimea durante la Seconda Guerra Mondiale e quella russa che ha portato all’annessione del 2014, è evidente; tanto più che i Tatari che vivono ancora oggi in Crimea, i sopravvissuti alla deportazione del 1944, hanno conservato un forte sentimento antirusso e sono stati tra i gruppi che più si sono opposti all’annessione della penisola da parte della Russia, schierandosi invece col governo ucraino. Le proteste russe che immediatamente si sono sollevate quando è stato reso noto il titolo e il testo della canzone non sono valse a nulla: il regolamento dell’Eurovision proibisce sì ogni “contenuto politico esplicito” nei titoli e nei testi delle canzoni in gara, ma l’European Broadcasting Union, l’azienda che organizza la manifestazione, si è affrettata a dichiarare che 1944 non rientrava in questa casistica in quanto i riferimenti non erano espliciti ma solamente allusioni. La stessa Jamala non ha fatto però mai fatto mistero delle sue opinioni e del contenuto politico di 1944, arrivando a dichiarare in un’intervista del febbraio 2016 che la Crimea annessa alla Russia è da considerarsi “territorio occupato”. Dopo tutte queste polemiche l’edizione 2016 di Eurovision si avviava dunque a diventare una sorta di referendum pro Ucraina o pro Russia, cosa che puntualmente è avvenuta. Separate nei due gironi che si sono confrontati in due serate successive, You Are The Only One e 1944 hanno stravinto le loro rispettive semifinali e si sono scontrate al vertice nella finale del 14 maggio. A trionfare è stata alla fine Jamala, in un tripudio di bandiere ucraine, mentre Lazarev, nonostante fosse stato dichiarato favorito dai bookmakers, è giunto soltanto terzo, superato anche dalla rivelazione australiana Dami Im. La vittoria di Jamala ha provocato una vera e propria bufera in Russia, con politici e persino il Ministero degli Esteri russo che si sono scomodati per attaccare 1944, considerata una palese provocazione antirussa, e l’organizzazione dell’Eurovision, accusata di essere politicizzata e di aver reso la finale “la conclusione di una campagna di propaganda e di disinformazione contro la Russia”.

La cantante Yiulia Samoilova, scelta per rappresentare la Russia all’Eurovision 2017 e al centro di roventi polemiche. Fonte: www.thesun.co.uk

Ma la polemica musical-diplomatica tra Russia e Ucraina non si è spenta dopo la finale dell’Eurovision 2016, e anzi ha ripreso vigore in vista dell’edizione 2017, che si terrà proprio in Ucraina il prossimo maggio. Anche stavolta il pretesto è stata la pubblicazione dell’elenco degli artisti e delle canzoni in gara. Lo scorso marzo la Russia ha infatti annunciato di aver scelto come rappresentante la giovane cantante Yiulia Samoilova, costretta su una sedia a rotelle da una grave malattia degenerativa. Finalista nel 2013 all’edizione russa del talent show X-Factor, Samoilova è stata poi scelta per esibirsi alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali tenutesi a Sochi, in Russia, nel 2014. La tensione tra i due Paesi è tornata alle stelle due settimane dopo, quando i media ucraini, citando fonti dei servizi segreti interni, hanno rivelato che il governo ucraino non avrebbe concesso il visto di entrata nel Paese a Samoilova, la quale quindi non potrà esibirsi il prossimo maggio a Kiev. Il motivo ufficiale della proibizione riguarda ancora una volta la Crimea: nel 2015 infatti Samoilova aveva tenuto una turneé nella penisola. Per il governo di Kiev la Crimea, nonostante sia de facto controllata dalla Russia, è ancora sotto la sovranità ucraina, e quindi chiunque voglia entrare nella penisola deve passare dall’Ucraina e chiedere il visto alle autorità ucraine competenti. Samoilova sarebbe invece entrata direttamente dalla Russia senza chiedere alcun permesso, per cui ha commesso un reato secondo la legge ucraina; trasgressione che comporta il rifiuto del visto per entrare nel Paese per un periodo di tre anni. Non ha aiutato il fatto che, a quanto pare, Samoilova si sia espressa più volte a favore dell’annessione russa dell’Ucraina in diversi post sui social network russi. Per il governo ucraino Samoilova è dunque una creatura manovrata dagli organi di propaganda russi, e la sua scelta come concorrente dell’edizione 2017 di Eurovision sarebbe una pura provocazione. La risposta russa non si è fatta attendere, con media e portavoce politici russi che hanno accusato il governo ucraino di voler politicizzare una semplice gara canora e strumentalizzare la vicenda sulla pelle di una giovane artista disabile. Mancano ancora diverse settimane all’inizio di Eurovision 2017, ma si attendono ancora scintille tra Russia e Ucraina in attesa della finale. Con buona pace di quella che dovrebbe essere una semplice gara canora, creata per celebrare la fratellanza tra i Paesi europei!