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Capitali che migrano – Parte II

Una veduta notturna della capitale iraniana Teheran, con l'oscurità che cela i principali problemi della grande metropoli asiatica: il traffico e l'inquinamento. Fonte: wvs.topleftpixel.com

Le capitali sono quasi sempre un luogo simbolo dei rispettivi Paesi, indissolubilmente legate all’immagine che se ne ha nell’immaginario comune. Eppure sono molti gli Stati che hanno deciso, tanto nel lontano passato quanto in quello più recente, di spostare la propria capitale, e altri ancora hanno intenzione di farlo nel prossimo futuro.

La settimana scorsa abbiamo visto come lo spostare una capitale, la sede principale dell’apparato governativo di uno Stato, da una città all’altra, oppure la creazione dal nulla di una città destinata a ricoprire il ruolo di capitale, siano operazioni estremamente complesse, che richiedono non solo ingenti risorse, ma coinvolgono potenzialmente milioni di persone, oltre a dover superare forti resistenze politiche e culturali all’interno di un Paese. Eppure i casi “migrazione di capitale” sono più frequenti di quanto si possa immaginare e si son verificati anche in tempi recenti. Abbiamo parlato della creazione della nuova capitale del Brasile, Brasilia, nel 1960, uno dei più significativi progetti urbanistici del XX secolo, e dello spostamento della capitale del Kazakistan dalla città di Almaty a quella di Astana.

Una veduta dall'alto della monumentale Avenida 9 de Julio, la maggiore arteria di Buenos Aires nonché il più ampio viale cittadino del mondo. Fonte: www.buenosairestouring.com

Ma nuovi e ambiziosi progetti di spostamento di capitali, che per giunta riguardano Paesi tutt’altro che di secondo piano nel panorama internazionale, sono stati avanzati anche recentemente e sono attualmente in fase di studio. L’ultimo in ordine di tempo è stato annunciato nientemeno che dalla presidente dell’Argentina Cristina Kirchner, che alla fine di agosto ha lanciato la proposta di trasferire la capitale del Paese da Buenos Aires, la metropoli affaccia sul grande estuario del Rio della Plata, alla misconosciuta città di Santiago del Estero, posta nel nord del Paese, nell’entroterra. Le ragioni addotte per il proposto trasferimento sono simili a quelle che avevano portato alla decisione di spostare la capitale del Brasile: Buenos Aires è indiscutibilmente la città più importante del Paese, che ospita ben un terzo della popolazione argentina (circa 13 milioni di persone) e genera da sola oltre il 40% del PIL nazionale. Praticamente ogni affare di qualche rilievo, pubblico o privato, deve essere sbrigato nella capitale, e così ogni giorno si assiste a un incessante pellegrinaggio di persone che giungono in città, contribuendo a problemi come la sovrappopolazione, il traffico e l’inquinamento. A confronto di questo gigante urbano, il resto del Paese e le sue città sembrano irrimediabilmente provinciali e sottosviluppati dal punto di vista economico. Spostare la capitale dalla costa a una provincia dell’entroterra contribuirebbe a rivitalizzare l’economia dell’intera regione, e il progetto nel suo complesso potrebbe, nelle intenzioni della presidente, dare una spinta a tutto il Paese, da anni in preda a una grave crisi finanziaria.

Il centro cittadino, decisamente meno maestoso, di Santiago del Estero, la città nel nord dell'Argentina proposta come nuova capitale al posto di Buenos Aires. Fonte: www.plazaargentina.org

Ovviamente non sono mancate critiche e forti perplessità di fronte a questa proposta, che ha stupito la maggior parte degli argentini e innescato un vivace dibattito in tutto il Paese (probabilmente proprio quello che la presidente Kirchner voleva ottenere). Santiago dista oltre 1000 km da Buenos Aires ed è collegata con essa solo da una strada alquanto malconcia. Spostare lì la capitale comporterebbe un immane investimento sul fronte dei trasporti, come la costruzione di una linea ferroviaria efficiente e di un aeroporto degno di una capitale. La presidente e gli altri fautori del trasferimento dovranno inoltre vincere le resistenze dell’alta borghesia di Buenos Aires, la classe sociale erede dell’antica aristocrazia coloniale spagnola, che dai suoi salotti buoni ha sempre influenzato la politica del Paese e che certamente non vedrebbe di buon occhio l’eventualità di ritrovarsi improvvisamente “provinciale”.

Una panoramica della caotica Teheran, capitale dell'Iran, con i Monti Elburz sullo sfondo. Fonte: www.ds-lands.com

Ma se quello dello spostamento della capitale argentina può sembrare ambizioso, c’è un progetto al vaglio che dà all’espressione “spostare la capitale” un significato alquanto più letterale di quello sottinteso nei casi di cui abbiamo parlato finora. Nei casi di Brasile, Kazakistan e Argentina il progetto prevedeva (o prevede nel caso dell’Argentina) di spostare le funzioni capitale da una città all’altra, trasferendovi la sede degli uffici e delle istituzioni governative, non certo di trasferire di peso l’intera città capitale con i suoi milioni di abitanti. Questo progetto ancora più incredibile sembra essere invece seriamente al vaglio in Iran, la cui capitale, Teheran, gode effettivamente di una posizione alquanto infelice. Posta ai piedi dei Monti Elburz, su un altopiano a oltre 1200 m di quota, Teheran ha vissuto negli ultimi decenni una tanto stupefacente quanto disordinata espansione urbana, arrivando ad avere un’area metropolitana con ben 15 milioni di abitanti. La posizione pedemontana fa sì che l’aria intorno alla capitale ristagni, il che, unito al traffico infernale e alla completa mancanza di normative ambientali, fa di Teheran una delle città più inquinate del mondo. Come se non bastasse, la regione in cui sorge la capitale è ad altissimo rischio sismico, e un forte terremoto che interessasse la città potrebbe provocare anche centinaia di migliaia di morti, dal momento che la stragrande maggioranza degli edifici cittadini è costruita senza rispettare alcun criterio di sicurezza.

Trasferire altrove gli uffici governativi della capitale non sarebbe certo sufficiente a risolvere tali gravi problemi, e così qualche anno fa l’allora presidente della Repubblica Islamica Mahmoud Ahmadinejad, che di Teheran era stato anche sindaco e conosceva quindi perfettamente tali problematiche, ha proposto il progetto di trasferire tutta la città, con i suoi milioni di abitanti, in un luogo più salubre. Lo spostamento avverrebbe nell’arco di anni, quartiere per quartiere, e sarebbe, nelle intenzioni dei suoi fautori, un modo per riedificare la capitale secondo i più moderni e funzionali principi urbanistici, oltre a costituire uno stimolo formidabile all’economia nazionale e a rilanciare l’immagine dell’Iran nel mondo. Ma sembra difficile che l’Iran possa effettivamente realizzare un progetto così colossale e dispendioso. Il Paese ha sì un’economia in forte crescita, ma dovrebbe superare il quasi insormontabile ostacolo delle pesante sanzioni economiche impostegli dalla comunità internazionale come rappresaglia per il proseguimento del programma nucleare iraniano.

Quello argentino e quello iraniano sono due progetti assai ambiziosi e che difficilmente vedranno la luce. C’è tuttavia un Paese che ha iniziato, senza grandi pubblicità, a trasferire i propri apparati governativi dalla capitale a un’altra città, edificata appositamente per ospitare le centinaia di migliaia di impiegati pubblici del Paese in un contesto avveniristico, che coniuga bellezza e funzionalità. Si tratta della Corea del Sud, e di questa monumentale impresa parleremo nelle prossime settimane.