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Capitali che migrano – Sejong

Una serata come tante nella trafficatissima capitale sudcoreana, Seoul. Fonte: www.nytimes.com

Una città avveniristica, modello di bellezza e funzionalità, edificata in Corea del Sud per affiancare come sede di governo la brulicante Seoul. Me è tutto oro quel che luccica?

Nei precedenti episodi di questa serie dedicata agli spostamenti di capitali, che hanno segnato e forse segneranno la storia di molti Paesi del mondo, abbiamo parlato dei due ormai storici casi di Brasilia e Astana, le “nuove” capitali di Brasile e Kazakistan, e degli ambiziosi progetti di trasferimento delle capitali di Argentina e Iran dalle città di Buenos Aires e Teheran. Ma c’è un altro importante Paese che da alcuni anni ha cominciato, senza grandi clamori mediatici, a spostare i centri nevralgici del proprio governo dalla sua capitale storica, una delle più grandi e affollate metropoli del pianeta, a una nuova città costruita dal nulla e ispirata ai principi di qualità della vita e sostenibilità ambientale. Si tratta della Corea del Sud, la cui capitale Seoul ha vissuto una crescita così vertiginosa negli ultimi decenni da essere ormai considerata, dalla stessi coreani, alla stregua di un inesorabile vortice che tutto risucchia e a cui nessuno può sfuggire. Non è possibile infatti esagerare la centralità di Seoul nella vita economica, politica e culturale dei coreani. La sua area metropolitana ospita oltre 25 milioni di abitanti, più della metà dell’intera popolazione della Corea del Sud, insieme ai centri nevralgici della vita economica e culturale del Paese. Ancora più di quanto accade con Buenos Aires in Argentina, come abbiamo visto nella scorsa puntata, se vuoi fare qualsiasi cosa di rilevante in Corea del Sud, devi recarti a Seoul.

Il grande cantiere per la costruzione di Sejong, la nuova capitale amministrativa coreana, i cui lavori di realizzazione sono cominciati nel 2004. Fonte: www.news.xinhuanet.com

Questo gigantismo della capitale, se da una parte ha contribuito alla nascita di una delle più influenti città globali e centro finanziario di importanza mondiale, dall’altra ha creato non pochi problemi ai coreani. L’“effetto vortice” di Seoul ha ostacolato lo sviluppo delle regioni circostanti, causando il loro progressivo spopolamento man mano che sempre più persone si spostavano delle province alla capitale, dove si trovano tutti i lavori più remunerativi. E con il numero di abitanti sono cresciuti anche i problemi tipici delle megacittà: sovrappopolazione, aumento vertiginoso dei prezzi degli immobili, traffico e inquinamento. I quartieri centrali della capitale, come il lussuoso distretto di Gangnam reso celebre in tutto il mondo dalla canzone del cantante K-pop (il Korean pop, genere musicale tipicamente coreano) Psy, sono perennemente congestionati in quanto ospitano tanto i quartier generali di innumerevoli aziende, tra cui grandi multinazionali come Samsung e Hyundai, quanto gli uffici della macchina governativa e amministrativa. Negli anni ha quindi cominciato a prendere forma, negli ambienti della politica coreana, il progetto di spostare la maggior parte degli uffici governativi, come le sedi dei ministeri, in un'altra città, lasciando a Seoul solo il ruolo di capitale economica e finanziaria, un po’ come accade, per citare un esempio fatto dagli stessi politici coreani, negli Stati Uniti con il dualismo tra New York e Washington. Spostare la capitale politica e amministrativa in un'altra città avrebbe contribuito non soltanto a decongestionare Seoul, ma anche a rivitalizzare, come è avvenuto con Brasilia in Brasile, una regione periferica altrimenti depressa. Ma c’è anche un altro motivo che ha spinto la classe di dirigente coreana a concepire questo piano, uno spettro che aleggia perennemente sopra gli sfavillanti grattacieli di Seoul e sulla frenetica vita della capitale: la città si trova a poche decine di chilometri dal famigerato 38° parallelo, che segna la frontiera con la Corea del Nord, Paese con cui la Corea del Sud è ancora formalmente in guerra dal 1953, e che periodicamente minaccia di annientare il “capitalisti del sud” con un esercito forte di milioni di uomini e dotato di armi nucleari.

Avere i centri nevralgici del proprio governo a portata dei cannoni e dei missili di un nemico che ha giurato di cancellarti dalle carte geografiche può effettivamente costituire un motivo di inquietudine, perciò nel 2004 è stato approvato un decreto speciale che sanciva la volontà di trasferire la maggior parte delle istituzioni governative in una nuova città appositamente concepita per ospitarle. Per edificarla è stata scelta un’area a circa 120 chilometri a sud di Seoul, ben fuori portata dell’artiglieria nordcoreana, sulle rive del fiume Geum. Battezzata Sejong in onore di Sejong il Grande, re e sapiente medievale a cui è attribuita l’invenzione dell’alfabeto fonetico coreano (hangui), è stata designata, al pari di Seoul, Città Autonoma Speciale dal punto di vista amministrativo. Il suo status di città pianificata si è rivelato ovviamente una grande opportunità per applicare i più avveniristici progetti urbanistici e architettonici, e il governo sudcoreano non ha esitato a usare la nuova capitale amministrativa come vetrina internazionale per mettere in mostra quanto di meglio avesse da offrire il Paese in campo di tecnologia e design. Nelle intenzione dei suoi progettisti, Sejong è pensata per mettere al primo posto la qualità della vita dei suoi abitanti, la funzionalità degli edifici pubblici e la sostenibilità ambientale. Oltre il 50% dell’area cittadina è costituito da parchi e altre aree verdi, l’energia è fornita da una centrale a biomassa alimentata dai rifiuti organici prodotti nella stessa città, e tutti gli edifici principali sono collegati da sentieri pedonali e piste ciclabili. Pensata per ospitare fino a 500.000 abitanti entro il 2030, Sejong è stata ufficialmente inaugurata nel luglio del 2012 e attualmente ha una popolazione di circa 130.000 persone. Nel frattempo è cominciata la lenta e laboriosa opera di trasferimento da Seoul delle sedi di 35 enti pubblici, tra cui la maggior parte dei ministeri, che dovrebbe essere portata a compimento entro il 2015. Attualmente la città è sede di due importanti università, e i suoi edifici simbolo, vanto dell’architettura contemporanea del Paese, sono la luminosa biblioteca, la cui struttura in vetro ricorda la forma di un libro aperto, e soprattutto il complesso degli uffici governativi, una catena di avveniristici edifici collegati tra loro da un percorso pedonale lungo oltre 3 chilometri, che corre nel giardino posto sul tetto.

Cuore di Sejong è il vasto complesso degli uffici governativi, collegati da un sentiero che corre sui giardini posti sul tetto. Fonte: www.businesskorea.co.kr

Ovviamente, e a dispetto dei propositi illuminati che l’hanno ispirato, un progetto di così ampio respiro come la creazione di Sejong non poteva incontrare consensi unanimi, e ha anzi sollevato numerose polemiche sul fronte interno. Il decreto che nel 2004 ha sancito la fondazione della nuova città prevedeva originariamente che Sejong dovesse assumere a tutti gli effetti il titolo e il ruolo di nuova capitale della Corea del Sud, a spese di Seoul, ma l’Alta corte di giustizia coreana, chiamata in causa dall’opposizione parlamentare, ha dichiarato incostituzionale questa versione del decreto, che è stato quindi modificato. Oggi Sejong ha uno status di mera “capitale amministrativa”, mentre Seoul rimane la capitale politica ufficiale, nonché sede delle principali istituzioni del Paese, come i Parlamento e la residenza del Presidente della Repubblica. E qui nascono ulteriori problemi: secondo i detrattori del progetto, decentrare le istituzioni e gli uffici governativi tra più città non contribuisce a risolvere i problemi del congestionamento della capitale e dei servizi pubblici, bensì li aggrava, aumentando per esempio gli spostamenti dei dipendenti pubblici, che devono spesso fare la spola tra una sede e l’altra, sprecando maggiori risorse e aumentando l’inquinamento. Molti fra le decine di migliaia di dipendenti pubblici interessati al trasferimento hanno inoltre mal digerito la prospettiva di lasciare Seoul, temendo di dover rinunciare a tutte le attrattive offerte dalla grande metropoli, non da ultime le opportunità di shopping e la vivace vita notturna, nonché al prestigio sociale che viene dall’abitare nella capitale.

  

La Biblioteca Nazionale di Sejong, il cui profilo ricorda un libro aperto. Fonte: www.designboom.com

 

Al momento Sejong è una realtà ancora in divenire: se la maggior parte degli edifici governativi è già entrata in servizio, mancano ancora quelle strutture e quei servizi che rendono viva una città: negozi e centri commerciali, bar e ristoranti, grandi e piccoli esercizi. Sarà il tempo a dire se Sejong diverrà una realtà vissuta, una città con un’anima, oppure se rimarrà uno sterile esperimento urbanistico e sociale, e un colossale spreco di risorse.