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Chi ha paura delle bandiere?
La Torre Eiffel illuminata con i colori della bandiera francese in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre. Fonte: www.toureiffel.paris

La psicosi attentati seguita agli attacchi terroristici di Parigi ha coinvolto un’innocente bandiera di cui abbiamo parlato la scorsa settimana.

Questo post è una sorta di aggiornamento o coda alla scorsa puntata della rubrica Divertiamoci con le bandiere, nella quale abbiamo parlato dei due referendum, il primo dei quali si è aperto proprio in questi giorni, mediante i quali i cittadini della Nuova Zelanda dovranno decidere se cambiare la bandiera del loro Paese e con quale vessillo eventualmente sostituirla. Abbiamo però deciso di non fare di questo post l’ultima puntata della rubrica, né di usare il solito tono scanzonato che di solito la contraddistingue, poiché la notizia che vi andremo a raccontare è collegata a un tema alquanto drammatico, gli attentati terroristici avvenuti a Parigi lo scorso 13 novembre, nei quali hanno perso la vita 130 persone. Le notizie e le analisi riguardanti gli attacchi e le loro conseguenze sul piano geopolitico riempiono ancora, a distanza di due settimane, tutti i canali mediatici, per cui almeno per il momento non ne parleremo qui. Basti ricordare che gli attentati hanno avuto, tre le altre pesanti conseguenze, l’innalzamento del livello di allarme in quasi tutto il mondo, con il dispiegamento di unità dell’esercito, l’istituzione del coprifuoco e la dichiarazione dello stato di emergenza in varie città, e il conferimento di nuovi poteri ai servizi segreti e di sicurezza. I giornalisti hanno ampiamente documentato la surreale situazione della capitale belga Bruxelles, una delle principale sedi istituzionali dell’Unione Europea, paralizzata dalla chiusura di scuole, uffici pubblici, trasporti urbani ed esercizi commerciali, decretata dal governo per il timore di un imminente attacco analogo a quello avvenuto a Parigi.

Soldati pesantemente armati pattugliano i luoghi sensibili di Parigi in seguito agli attentati. www.sltrib.com

La paura di nuovi attentati e violenze ha investito tutta l’Europa, generando un’autentica psicosi attentato e una ridda di falsi allarmi: linee della metropolitana e aeroporti chiusi e fatti evacuare per bagagli sospetti poi rivelatisi innocui, voci di squilibrati armati in ospedali, eventi sportivi annullati a causa di allarmi bomba. Una reazione comprensibile ma che rischia di fare il gioco dei terroristi, il cui scopo è per l’appunto generare panico. Consapevoli di non poter sconfiggere i loro avversari sul campo del puro confronto militare, i terroristi, in questo caso gli affiliati al sedicente califfato islamico, l’ISIS, cercano di provocare i maggiori danni possibili con gesti eclatanti ma che richiedono risorse minime per essere organizzati e messi in atto. Gli analisti hanno stimato che per organizzare e attuare gli attacchi di Parigi i fondamentalisti islamici dell’ISIS potrebbero aver speso meno di 15.000 euro in armi e le spese di viaggio, ma i danni da essi provocati potrebbero ammontare a svariati miliardi, non solo in termini di danneggiamenti diretti, ma soprattutto di risorse spese dai governi per innalzare la sicurezza degli obiettivi sensibili e sventare altri attentati, e senza contare il danno economico causato dal timore di nuovi attacchi, che ha spinto la popolazione a cambiare le proprie abitudini. Parigi e Bruxelles in questi giorni seguiti agli attentati sembravano città deserte, con negozi chiusi e un drastico calo di affluenza in ristoranti, musei, teatri, sale da concerto e tutti gli altri luoghi pubblici.

   

La Silver Fern Flag neozelandese (a sinistra) e la bandiera dell’ISIS (a destra) a confronto. A parte lo schema cromatico, bianco su fondo nero, non hanno nulla in comune. Fonte: www.wikipedia.org

A questo punto ci si può legittimamente chiedere cosa centri tutto questo con l’innocuo referendum sul cambio di bandiera della Nuova Zelanda. Eppure un collegamento c’è, a testimonianza di come, in questo mondo globalizzato, tutto sia legato. Nella scorsa puntata di Divertiamoci con le bandiere abbiamo parlato della Silver Fern Flag, la bandiera nera con il profilo della felce argentata che è già uno degli emblemi ufficiosi della Nuova Zelanda, e ci siamo chiesti come mai un design così popolare non fosse stato scelto così com’era tra i cinque aspiranti al ruolo di nuova bandiera del Paese. Ci siamo risposti da soli ragionando che le bandiere quasi completamente nere non sono mai state molto adottate dagli Stati, che preferiscono distinguersi con i colori, e inoltre l’aspetto generale della Silver Fern Flag, completamente nero con un disegno bianco, poteva non essere politicamente corretto di questi tempi. Bandiere nere con scritte bianche sono state infatti adottate come simbolo da diverse organizzazioni terroristiche di matrice islamica, tra cui l’ISIS, il cui vessillo è per l’appunto nero con la Shahada, la professione di fede islamica, scritta in caratteri arabi bianchi.

Il rugbista Jonah Lomu, scomparso lo scorso 18 novembre a soli 40 anni, con l’uniforme della nazionale neozelandese di rugby, che reca a sinistra il simbolo della felce argentata. Fonte: www.purepeople.com

Ci sembrava comunque alquanto improbabile che qualcuno potesse confondere le due bandiere, eppure è proprio quello che è capitato lo scorso giovedì a Fidenza, in Emilia-Romagna, nel pieno delle psicosi attentati che ha attanagliato tutta l’Europa. La Silver Fern Flag su campo nero è, l’abbiamo ricordato settimana scorsa, il simbolo ufficiale della fortissima nazionale neozelandese di rugby, i cui giocatori sono soprannominati, proprio per il colore delle loro divise e insegne, gli “all blacks”. Giovedì sera un abitante di un palazzo nel centro di Fidenza, appassionato di rugby, ha esposto dal terrazzo di casa sua la Silver Fern Flag per commemorare la prematura scomparsa, a 40 anni, del rugbista neozelandese Jonah Lomu, uno dei più forti giocatori di rugby di tutti i tempi nonché passata “bandiera”, è il caso di dirlo, degli all blacks. Decine di vicini di casa e passanti hanno scambiato quella curiosa bandiera nera con un disegno bianco per quella dell’ISIS e hanno pensato che fosse in corso un attentato o perlomeno una dimostrazione di solidarietà ai terroristi. Avvertiti da numerose chiamate al 112, sono infine intervenuti i Carabinieri che hanno bussato alla porta dell’ignaro tifoso. Questi, stupefatto, ha subito spiegato l’equivoco, e pare che tutto si sia risolto fra le risate del padrone di casa e dei militari. È sacrosanto buttarla sul ridere e ironizzare sul curioso incidente, ma l’episodio fa anche riflettere: se basta esporre una semplice bandiera per gettare nel panico un intero quartiere, e un normale cittadino non può manifestare la propria passione sportiva senza scatenare immotivati allarmi, allora forse i terroristi hanno veramente raggiunto i propri obiettivi.