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Crisi tra Cina e Giappone per le isole contese

Le isole Senkaku / Diaoyu, poco più che scogli disabitati, sono causa di una grave crisi diplomatica tra Cina e Giappone. Fonte: www.japantimes.co.jp

Un piccolo arcipelago al largo delle coste cinesi è causa di una grave crisi diplomatica tra i due giganti asiatici. Dopo qualche mese di tregua i due Paesi sono tornati a mostrare i muscoli, con manovre di navi da guerra e aerei da combattimento.

Dalla scorsa estate è in corso una crisi diplomatica tra Cina e Giappone per la sovranità su un piccolo arcipelago che sorge nel Mar Cinese Orientale, a circa 200 miglia nautiche (370 km) dalla costa cinese. Chiamate Senkaku in giapponese e Diaoyu in cinese, le isole, disabitate, sono nominalmente sotto sovranità giapponese dal 1895, ma la Cina le rivendica da decenni, guarda caso da quando sono state scoperte sotto i vicini fondali marini ricchi giacimenti di petrolio. La crisi è scoppiata quando il governo giapponese ha annunciato, nell’agosto 2012, di voler acquistare le isole dal privato che le possedeva, per metterle quindi sotto diretto controllo statale. Tra agosto e settembre dello stesso anno si sono tenute in molte città cinesi violente proteste e manifestazioni antigiapponesi, e il governo cinese ha inviato al largo delle isole navi da guerra. La crisi politica e diplomatica tra i due Paesi ha avuto anche effetti imprevisti sull’economia, con delle aziende automobilistiche giapponesi che, nell’autunno 2012, hanno chiuso temporaneamente le proprie fabbriche in Cina a causa della manifestazioni antigiapponesi.

Mappa che mostra la posizione delle isole Senkaku, rivendicate da Cina, Giappone e Taiwan. Fonte: www.rt.com

Dopo quegli incidenti la situazione tra i due Paesi era tornata relativamente calma per diversi mesi, ma nelle ultime settimane la tensione è salita nuovamente. Navi militari e caccia cinesi hanno fatto più volte sortite nelle acque e nei cieli intorno all’arcipelago, e il governo cinese ha annunciato l’imposizione unilaterale di una “zona di difesa aerea” sopra lo spazio aereo della isole, il che significa che l’aviazione cinese si riserva la facoltà di intercettare tutti gli aerei non autorizzati che passino nei pressi delle Senkaku/Diaoyu. A dare manforte al Giappone sono arrivati gli Stati Uniti, che con gesto provocatorio, considerato alquanto avventato da molti commentatori, hanno fatto sorvolare la zona proibita a due bombardieri strategici B-52 decollati dalla base militare americana dell’isola di Guam. L’intervento dell’aviazione americana nella contesa dimostra quanto gli Stati Uniti tengano a rafforzare la propria presenza diplomatica e militare nell’area del Pacifico, che considerano la regione del mondo dove le maggiori potenze mondiali, come l’emergente Cina, si confronteranno in futuro per stabilire gli equilibri strategici del pianeta.

Un bombardiere americano B-52 decolla dalla base aerea di Guam, stategica isola facente parte delle Marianne, arcipelago dell'Oceano Pacifico sotto la sovranità degli Usa. Fonte: www.air-attack.com

Dopo gli Stati Uniti, anche Giappone e Corea del Sud hanno sfidato la Cina, facendo penetrare i propri aerei militari nella zona di difesa cinese. Pur avendo violato essi stessi i confini imposti dai cinesi, gli Stati Uniti hanno lanciato un appello alle compagnie aeree civili, incoraggiandole a chiedere preventivamente l’autorizzazione a Pechino per il sorvolo delle isole contese e scongiurare così possibili tragici incidenti. Gli Stati Uniti sperano che non si ripeta un caso analogo a quello del volo KAL007, in viaggio da Seoul a New York, che nel 1983 venne abbattuto da un caccia sovietico mentre era entrato per errore nello spazio areo dell’Unione Sovietica, al largo del Mar del Giappone. L’incidente, nel quale persero la vita 269 persone, provocò all’epoca una grave crisi diplomatica tra le due superpotenze, USA e URSS, che risultò uno dei momenti di maggiore tensione della Guerra Fredda.

In questi giorni il vicepresidente americano Joe Biden, impegnato in un giro di visite ufficiali in vari Paesi asiatici, tra cui Cina e Giappone, ha annunciato che si adopererà per cercare di risolvere la crisi o almeno far calare la tensione tra i due Paesi.