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Cuba: timidi passi verso il futuro? - Parte I

Il presidente cubano Raúl Castro, alla guida di Cuba dal 2008, dopo le dimissioni del fratello maggiore Fidel, lo storico Líder máximo della rivoluzione cubana. Fonte: www.zam.it

Negli ultimi anni il governo presieduto da Raúl Castro, fratello di Fidel, ha introdotto alcune importanti riforme che hanno concesso ai cittadini cubani libertà inaspettate. Sarà il preludio di un svolta democratica nel Paese caraibico?

Da quando Fidel Castro, leader indiscusso del regime cubano fin dalla rivoluzione del 1959, che portò all’istituzione nell’isola di un governo di ispirazione comunista, è stato costretto nel 2008 a cedere, a causa della sua età avanzata e delle precarie condizioni di salute, gran parte delle proprie cariche al fratello minore Raúl, Cuba ha vissuto una serie di timide ma sistematiche aperture nei confronti delle libertà civili ed economiche della propria popolazione. Se Fidel rimane una figura simbolica, l’amatissimo padre della Patria e l’incarnazione degli intransigenti ideali della rivoluzione, Raul sembra essere una figura maggiormente pragmatica, pronto a traghettare Cuba, seppure con prudenza, verso la modernità e la progressiva apertura verso il mondo.

Uno dei primi segnali è avvenuto a pochi mesi dell’insediamento del nuovo presidente, nel 2008, quando è stata liberalizzata la vendita sull’isola di computer e altri apparecchi elettronici, come i lettori di dvd. Una rivoluzione per la maggior parte dei cittadini cubani, per i quali l’acquisto di questi gadget era sempre stato proibito. Diverso è però il discorso per quanto riguarda l’accesso a Internet. Se la rete è nominalmente presente e accessibile in tutto il territorio cubano, in pratica l’uso di Internet è limitato a un numero ristrettissimo di impiegati governativi e privati cittadini. Praticamente non esistono connessioni domestiche, salvo alcune utenze estremamente lente e in grado di connettersi solamente ai siti i
Internet cubani. In un’ulteriore mossa di apertura, il governo di Raúl Castro ha autorizzato all’inizio del 2013 l’istituzione di 118 Internet point a pagamento in varie città cubane, che si sono andati ad aggiungere ai circa 200 presenti in vari hotel del Paese, il cui uso era però di fatto riservato ai turisti stranieri. Si tratta tuttavia, perlopiù, di una mossa propagandistica per proiettare all’estero l’immagine di un Paese in marcia verso la modernità. In realtà il costo della connessione è altissimo per gli standard dell’ordinaria popolazione cubana, l’equivalente di circa 5 dollari per un’ora di navigazione Internet. Se pensiamo che lo stipendio medio mensile di un cubano si aggira su una cifra tra i 15 e 20 dollari, è evidente come l’accesso ai siti internazionali sia un lusso riservato a pochissimi. Testimone di queste quasi insormontabili difficoltà ad accedere alla Rete è la giovane giornalista cubana Yoani Sánchez, autrice del blog cubano più seguito al mondo, Generación Y, che negli ultimi anni è diventato una delle voci più autorevoli di critica al regime castrista, con articoli che mettono in luce le sistematiche violazioni delle libertà civili che i cubani subiscono ogni giorno. Più volte arrestata e vessata dal governo cubano, Yoani riesce a pagare le esorbitanti tariffe di connessione per aggiornare il suo blog, che ha ormai una diffusione mondiale ed è tradotto in oltre 20 lingue (la versione italiana è visitabile sul sito del quotidiano La Stampa), solo grazie alle donazioni che riceve dei lettori.

Uno dei nuovi Internet point aperti nelle città cubane nel corso del 2013. Gli ambienti e le strumentazioni sono piuttosto moderni, ma i prezzi sono proibitivi. Fonte: www.freeforumzone.leonardo.it

Ma all’inizio del 2013 è avvenuta anche un’altra rivoluzione per i cittadini cubani, e una destinata ad avere un impatto ben maggiore sui cittadini dell’isola e sulle migliaia di cubani che, nel corso degli anni, si sono trasferiti all’estero senza la speranza di poter tornare in Patria. Il governo ha infatti semplificato notevolmente le procedure per l’espatrio dei cittadini cubani, abolendo quasi completamente la necessità di un permesso speciale per lasciare il Paese. Prima era infatti necessario ricevere una lettera di invito da parte di un famigliare o un amico residente nel Paese di destinazione e, una volta ottenuto il visto della autorità consolari di quel Paese, bisognava ricevere una speciale autorizzazione, la famigerata tarjeta blanca (carta bianca) dal governo cubano, una procedura lunga ed estremamente costosa, che di fatto limitava fortemente la libertà di espatrio dei cubani. Oggi il sistema degli inviti e la tarjeta blanca sono stati aboliti. Ma c’è di più: è stato aumentato da 11 mesi a due anni il periodo concesso ai cittadini cubani per risiedere legalmente all’estero, e sono state alleviate le sanzioni per chi oltrepassa questo limite. Prima chi si tratteneva all’estero oltre il periodo consentito subiva il sequestro di tutti i suoi beni e le proprietà presenti a Cuba, una mossa che costituiva tanto una ritorsione contro chi aveva tradito gli ideali delle rivoluzione cubana chiedendo asilo all’estero, quanto una ufficiosa “tassa di espatrio permanente”, che precludeva di fatto, a chi lasciava il Paese per lungo tempo, la speranza di tornare in Patria. Oggi le nuove regole consentono a chi ha lasciato il Paese da diversi anni di tornare senza ritorsioni, e magari, è questa la speranza del governo cubano, portando con sé i propri risparmi guadagnati all’estero sotto forma di valuta straniera pregiata.

Una copia della famigerata tarjeta blanca, il permesso che i cubani dovevano ottenere per recarsi all'estero. Fonte: www.noticiasmontreal.com

Esistono però svariate categorie di persone che sono state escluse da questa liberalizzazione e che avranno ancora bisogno di un permesso speciale per lasciare il Paese, da una parte quelle identificate come noti dissidenti, che si teme abbiano intenzione di viaggiare all’estero solo per fuggire da Cuba o fare propaganda controrivoluzionaria e diffamatoria presso le opinioni pubbliche degli altri Paesi, dall’altra le persone con professioni altamente specializzate e considerate preziose, come i medici, gli scienziati e gli sportivi professionisti (soprattutto i giocatori di baseball e basket), il cui patrimonio di competenze potrebbe venire “scippato” dagli altri Paesi. Uno dei maggiori timori del regime cubano è infatti proprio la fuga dei cervelli: in un Paese in cui il sistema sanitario e quello educativo sono considerati di alto livello, ma gli stipendi sono ridicoli se comparati al grado di specializzazione raggiunto e a quanto guadagnano figure analoghe in altri Paesi, è comprensibile che una gran numero di professionisti cubani ambisca a trovare un impiego all’estero.

Nonostante tutti questi limiti, la riforma delle regole cubane per l’espatrio costituisce senz’altro una svolta epocale, e una delle prime ad approfittarne è stata proprio Yoani Sánchez, la quale, grazie al sostegno (morale ed economico) di testate giornalistiche e associazioni culturali e per i diritti civili di svariati Paesi, nei mesi successivi alla liberalizzazione ha ottenuto il passaporto e si è imbarcata in un tour mondiale, visitando vari Paesi, tra cui l’Italia, dove ha tenuto conferenze e incontri per raccontare la propria storia e far conoscere la situazione dei cittadini cubani alle opinioni pubbliche dei Paesi esteri.

La blogger cubana Yoani Sánchez durante un incontro tenutosi il 28 aprile 2013 nell'ambito del Festival del giornalismo di Perugia. Fonte: www.festivaldelgiornalismo.com

Importanti riforme si profilano, almeno sulla carta, anche per il sistema economico cubano e la vita quotidiana dei cittadini dell’isola, e almeno una di essere potrebbe contribuire a cancellare una delle immagini più tipiche che gli stranieri hanno di Cuba, e che molti ricorderanno con rimpianto. Ma di questo parleremo la prossima settimana.