Blog

Cuba: timidi passi verso il futuro? - Parte II

La banconota cubana da 3 pesos, che raffigura sul fronte l'eroe della rivoluzione cubana Ernesto "Che" Guevara. Fonte: www.wikipedia.org

Negli ultimi anni il governo presieduto da Raúl Castro, fratello di Fidel, ha introdotto alcune importanti riforme che hanno concesso ai cittadini cubani libertà inaspettate. Sarà il preludio di un svolta democratica nel Paese caraibico?

Proseguiamo il nostro viaggio a Cuba, dove negli ultimi anni Raúl Castro, subentrato al fratello Fidel alla guida dal Paese, ha varato alcune importanti riforme che potrebbero segnare una svolta per le libertà civili ed economiche del popolo cubano. Se nello scorso post abbiamo parlato soprattutto delle libertà civili, come il diritto di espatrio e la libertà di espressione e di accesso alle informazioni, oggi daremo notizia di due provvedimenti economici che, se effettivamente applicati, potrebbero avere un profondo impatto sulla vita di milioni di cittadini cubani.

Uno degli aspetti di Cuba considerati più ”pittoreschi” e piacevolmente caratteristici dai milioni di turisti che visitano ogni anno visitano la Isla Grande sono le automobili. Soprattutto nelle città più grandi, come la capitale L’Avana o Santiago de Cuba, le strade sono percorse da fiammanti auto americane degli anni Cinquanta: Chevrolet, Buick e Cadillac dalle lunghe code e dai colori sgargianti sfilano con il rombo sordo dei loro motori che evoca tempi lontani, quasi come se il tempo sull’isola si fosse fermato a sessant’anni fa. Questa visione non è tuttavia dettata dalla volontà di deliziare i turisti, ma è dovuta a una stringente e penosa necessità dei cubani. Per decenni infatti è stata proibita ai privati cittadini la vendita o l’acquisto di qualsiasi tipo di automobile, nuova o usata che fosse. Le uniche auto che erano escluse da questo divieto erano quelle già in circolazione sull’isola prima della data della fatidica rivoluzione cubana che ha portato al potere il partito comunista di Fidel Castro, il 1959. Siccome all’epoca Cuba subiva pesantemente l’influenza politica ed economica degli Stati Uniti, che la consideravano alla stregua del proprio “cortile di casa”, la maggior parte delle auto in circolazione era di fabbricazione americana. Così nei decenni successivi i cubani hanno dovuto fare di necessità virtù, cercando di preservare con tutti i mezzi possibili questi strabilianti pezzi da museo, che per molti sono l’unico mezzo di trasporto a disposizione. Il tutto è stato complicato dall’istituzione da parte degli USA, nel 1962, dell’embargo economico contro Cuba, cioè il divieto di esportazione verso Cuba di qualsiasi tipo di merce prodotta negli Stati Uniti e viceversa. Questo ha comportato l’impossibilità di acquistare direttamente dalle case produttrici statunitensi i pezzi di ricambio per le automobili. In una tipica manifestazione dell’“arte di arrangiarsi” in cui gli uomini eccellono quando si trovano di fronte a questo genere di difficoltà, a Cuba è nata una fiorente industria del recupero e della produzione di parti di ricambio “non ufficiali”, con migliaia di piccoli laboratori che, con mezzi a dir poco artigianali come frese e torni a mano, producono da zero pezzi di automobili ormai uscite di produzione da oltre sessant’anni.

Tipiche auto in circolazione in una città cubana, che in qualsiasi altro Paese del mondo sarebbero autentici pezzi da museo. Fonte: www.scrapcarcomparison.co.uk

Tutto ciò potrebbe cambiare, con grande costernazione dei turisti, a partire da quest’anno. A gennaio il governo ha infatti decretato la fine del divieto di vendita di auto, che d’ora in poi potranno essere acquistati da tutti i cittadini. “Tutti” per modo di dire, dato che i modelli in vendita, che potranno essere comprati esclusivamente tramite le concessionarie di proprietà dello Stato, il quale si occupa anche della loro importazione dell’estero (dato che Cuba non ha una propria industria automobilistica) sono proposti a prezzi folli. Il prezzo di una Fiat Punto usata del 2008, per esempio, pare sia di 22.000 euro, una cifra strabiliante anche per un cittadino europeo, e a maggior ragione proibitiva per un cubano, il cui stipendio medio, ricordiamo, si aggira intorno ai 20 dollari al mese. Se questi sono i prezzi di un’utilitaria usata, non devono sorprendere le cifre chieste per un’auto nuova di media cilindrata, con le quali in Europa si potrebbe tranquillamente comprare un appartamento, come i 190.00 chiesti per una Peugeot 508. In definitiva, pare che almeno per il momento la tanto sospirata liberalizzazione del mercato dell’auto a Cuba sia una mossa esclusivamente propagandistica, volta a proiettare un’immagine “liberale” all’estero, e che tuttavia, se i prezzi non scenderanno in maniera radicale in futuro, sarà destinata a rimanere sostanzialmente sulla carta per la stragrande maggioranza dei cubani.

L’eco dell’annuncio sulla liberalizzazione della compravendita di auto non si è ancora spento a Cuba e sui media internazionali, ed ecco che il governo cubano annuncia una riforma ancora più epocale, una che potrebbe effettivamente cambiare la vita quotidiana di milioni di cittadini. Si tratta dell’intenzione di abolire il doppio corso monetario attualmente in vigore a Cuba. Sull’isola sono infatti in circolazione, dal 1994, due monete ufficiali: il peso cubano ordinario (la cui sigla internazionale è CUP, da “cuban peso”), la moneta usata dalla maggioranza dei cubani e quella con cui lo Stato paga gli stipendi, e il peso cubano convertibile (CUC, cuban peso convertible), usato in tutte le transazioni con l’estero, come l’importazione di prodotti stranieri e l’esportazione dei prodotti tipici cubani, nonché la moneta usata dai turisti stranieri per l’acquisto di tutti i beni e servizi durante il loro soggiorno a Cuba. Il CUC ha un cambio ancorato a quello del dollaro americano (1 CUC corrisponde sempre a 1 dollaro), mentre un CUP ha un valore fisso di 0,04 CUC. Il problema è che non è possibile per un cubano cambiare i CUC in CUP e viceversa, e alcuni prodotti, come quelli di lusso o di importazione, possono essere acquistati solo con i CUC. A Cuba esistono così due economie parallele e poco permeabili una con l’altra: l’economia dei normali cittadini cubani, che ricevono le stipendio in CUP e comprano i limitati beni e servizi a disposizione di chi ha solo questa moneta, e quella degli apparati statali e di chi ha a che fare con l’estero, come gli operatori turistici, che acquistano e vendono beni di lusso scambiati in CUC. I prodotti di eccellenza dell’economia cubana, come per esempio i famosi sigari arrotolati a mano, gli habanos, sono acquistabili solo con i CUC, dal momento che rappresentano una delle principali fonti di pregiata valuta estera, da riservare quindi all’esportazione e all’acquisto da parte degli stranieri. Per i cubani gli habanos sono un lusso assolutamente fuori portata, e la maggior parte di loro si deve accontentare di fumare sigari prodotti appositamente per il mercato locale e fatti con tabacco di seconda scelta. Da quando sono stati introdotti i CUC nel 1994, in una manovra adottata dal governo per ammortizzare lo shock della dissoluzione dell’Unione Sovietica, che era il primo partner commerciali di Cuba, all’inizio degli anni Novanta, nel Paese si sono così formate due classi sociali ben distinte con tenori di vita molto differenti. Una situazione che da diverso tempo turba la dirigenza del governo cubano, che è espressione di uno Stato comunista il cui principio cardine dovrebbe essere, almeno sulla carta, l’uguaglianza economica fra tutti i cittadini.

Lavoratrici cubane realizzano a mano i famosi sigari Habanos, che difficilmente si potranno mai permettere di fumare, in una fabbrica di proprietà dello Stato. Fonte: www.static.panoramio.com

Alla fine del 2013 il governo cubano a quindi annunciato l’intenzione di abolire la circolazione dei CUC, tornando all’uso del CUP, il peso ordinario, per tutte le transazione interne ed estere di Cuba. Si tratta di una transizione estremamente delicata, e lo stesso governo ha ammesso che il passaggio non sarà immediato. Si prevede infatti che la riforma entrerà in vigore non prima del 2016. I cubani temono che un’unificazione troppo affrettata possa portare a un’impennata dell’inflazione, con un aumento incontrollato dei prezzi dei beni di consumo, come gli alimentari.

Nel complesso, le riforme annunciate e solo in parte attuate dal nuove regime cubano di Raúl Castro sono servite soprattutto a proiettare all’esterno l’immagine di una Cuba in cambiamento, mentre finora l’effettivo beneficio di queste novità avuto dalla maggioranza dei cubani è stato piuttosto limitato. Come mossa diplomatica, tuttavia, le riforme hanno sortito già effetti positivi: l’Unione Europea, che già la prima partner commerciale di Cuba, ha annunciato nelle ultime settimane il via libera al rilancio delle relazioni tra l’isola e i 28 Pesi dell’UE, rapporti che potrebbero portare grandi vantaggi a Cuba in termini economici e di credibilità internazionale.