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Diritti umani e mappe 2.0

Il rapporto sulla pena di morte nel 2014 diffuso qualche giorno fa da Amnesty International dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che la carta tematica è ancora il mezzo migliore per visualizzare una miriade di dati e fenomeni.

Siamo sommersi dai dati. Nei grandi cavi sottomarini che collegano i continenti trasmettendo il traffico della Rete globale, vero e proprio sistema nervoso del mondo contemporaneo, passano ogni secondo più informazioni di quante ne potremmo assimilare nel corso di un’intera vita. Diventa sempre più difficile vagliare queste informazioni, separare quelle veramente importanti dal semplice rumore di fondo e, soprattutto, rappresentarle in modo semplice e immediato. A dispetto delle nuove e rivoluzionarie forme di trasmissione e visualizzazione delle informazioni, uno strumento antico non solo sopravvive inossidabile al passare del tempo, ma ha vissuto una vera e propria nuova giovinezza in questa era digitale: la carta geografica. Non stiamo certo parlando dallo sdrucito stradario dimenticato da anni nel vano portaoggetti dell’auto, o dell’atlante comprato ai tempi delle medie che giace a prendere polvere sullo scaffale della nostra vecchia cameretta (carte che comunque, in molti casi, potrebbero tornarci utili), ma degli strumenti per rappresentare una miriade di nuovi dati geografici. La parola d’ordine della moderna informatica è “geolocalizzazione”, l’acquisizione, il trattamento e lo sfruttamento di qualsiasi dato che abbia tra le sue variabili delle coordinate geografiche. Oggi le aziende informatiche di tutto il mondo, dai colossi come Google e Apple alle piccole e ramparti startup, spendono miliardi di dollari all’anno in ricerca e sviluppo per trovare nuovi modi di acquisire i dati geografici e rappresentarli in modo efficace e conveniente.

Il livello base della mappa interattiva sulla pena di morte nel 2014. Fonte: www.amnesty.it

In mezzo a questa rivoluzione, la carta geografica rimane il mezzo migliore per rappresentare la maggior parte dei dati geolocalizzati. Una carta geografica 2.0, beninteso, alla quale, nella maggior parte dei casi, è stata aggiunta la terza dimensione della profondità, in modo da rappresentare una quantità e varietà quasi infinita di dati, tanti quanti sono i livelli che si aggiungono e sovrappongono alla carta base. Le nuove carte rivedute e corrette dominano gli schermi dei nostri computer, smartphone e tablet e fruttano una montagna di soldi ai colossi del web, che ce le forniscono insieme a una selva “suggerimenti” e link sponsorizzati, rivendendo poi i nostri preziosi dati (dove siamo e cosa stiamo facendo in quel luogo, dove abbiamo comprato questo o quello) a quegli stessi sponsor, i quali a loro volta ci possono così proporre nuova pubblicità, e così via. Fortunatamente le nuove potenzialità delle carte geografiche 2.0 e della geolocalizzazione non sono sfruttate solamente a scopo di lucro, ma anche per promuovere cause e ideali più nobili. La carta geografica, non dimentichiamolo, rimane sempre un’immagine, e nessuno ormai sottovaluta il potere dell’immagine di comunicare un concetto o sensibilizzare l’individuo con un’immediatezza e un’efficacia spesso molto superiore a quella delle semplici parole. Lo sanno bene le ONG, le organizzazioni senza scopo di lucro che abbracciano le più disparate cause e che da anni usano le carte geografiche nelle loro campagne. Abbiamo già parlato qualche settimana fa della ONG francese Reporters sans frontières e della sua annuale mappa sulla libertà di stampa nel mondo. Un’altra tra le più importanti e “cartograficamente alfabetizzate” è Amnesty International, la storica organizzazione per la difesa dei diritti umani, che qualche giorno fa ha pubblicato il suo annuale rapporto sulla pena di morte, con statistiche e valutazioni aggiornate sul fenomeno. Il rapporto è lungo 76 pagine, e illustra cosa è successo nel mondo nel corso del 2014 riguardo al tema della pena capitale. Per esempio, si riporta che il numero dei Paesi che hanno eseguito condanne capitali nel 2014, 22, è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, ma che il numero totale stimato delle esecuzioni è diminuito del 22% rispetto al 2013. Si tratta comunque di perlomeno 607 persone messe a morte, a cui si devono aggiungere coloro che sono stati giustiziati in Cina, dei quali Amnesty non può fornire una stima precisa poiché il governo cinese pone il segreto di stato sulle statistiche relative alle condanne a morte che avvengono nel Paese. È invece notevolmente aumentato il numero di sentenze di morte emesse ma non ancora eseguite, soprattutto a causa delle nuove condanne a morte spiccate nel corso del 2014 in Egitto e Nigeria, dove si sono celebrati grandi processi contro esponenti di gruppi considerati sovversivi (Egitto) e membri di organizzazioni terroristiche islamiche (Nigeria). La maggior parte dei fatti notevoli relativi alla pena di morte nel 2014 è però riassunta molto efficacemente nella mappa interattiva consultabile sul sito italiano di Amnesty International. Guardandola è possibile rendersi conto a colpo d’occhio del fenomeno pena di morte nel mondo. Si tratta di una carta tematica 2.0, alla quale cioè è stata aggiunta la dimensione della profondità, permettendo di visualizzare dati di differenti tipologie attivando i vari livelli sovrapposti. La carta base, riportata sopra, riporta semplicemente lo stato legislativo della pena di morte nei vari Paesi del mondo, con in nero i 22 Stati che ne hanno eseguita almeno una negli scorsi anni. In grigio sono invece evidenziati i Paesi che, pur prevedendo ancora la condanna capitale nel loro codice penale, non ne eseguono una da almeno 10 anni a causa di una moratoria ufficiale o di fatto. La Russia è il più importante Paese di questa categoria.

La mappa interattiva con tutti i livelli attivati. Fonte: www.amnesty.it

A ogni nuovo click o tocco sullo schermo, al planisfero si aggiunge uno “strato” inedito di dati, come il numero di condanne eseguite. Scopriamo così che la Bielorussia è l’unico Paese europeo ad aver eseguito condanne a morte nello scorso anno. Un altro bottone ci rivela un aspetto raccapricciante, quello delle modalità di condanna: impiccagione, iniezione letale, fucilazione, decapitazione… Una maniera assai efficace per sensibilizzarci su un aspetto della società che ci può apparire, fortunatamente, lontano dalla nostra esperienza quotidiana. La carta interattiva completa, con tutti i dati evidenziati come riportato qui sopra, può certo sembrarci sovraffollata e di difficile lettura. Ma il bello delle nuove mappe 2.0 è che, con il sistema dei livelli, possiamo vedere in ogni momento solo i dati che ci interessano, filtrando efficacemente la valanga di informazioni che altrimenti ci sommergerebbe. Che servano a venderci l’ultimo modello di telefono cellulare o a informarci e sensibilizzarci sui grandi temi della società civile, la carte geografiche rimarranno ancora a lungo sotto i nostri occhi, sempre uguali ma sempre diverse.