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Divertiamoci con le bandiere 4. Una gaffe vessillologica

La popolarissima sitcom The Big Bang Theory riesce a parlare (a suo modo) di geografia. Cerchiamo di imitarla, si spera con risultati meno ridicoli…

Cari lettori, dopo una pausa dovuta tanto a motivi tecnici quanto vacanzieri, GOEblog torna con una nuova puntata della rubrica Divertiamoci con le bandiere, ispirata al podcast video Fun with flags condotto dallo stralunato Sheldon Coopeer, coprotagonista della serie The Big Bang Theory. Oggi parliamo di bandiere immaginarie, che cioè non appartengono a uno stato o regione realmente esistente, e che sono create per il più disparati scopi, dall’intrattenimento alla propaganda ideologica e politica. E, come abbiamo visto nei precedenti episodi, la bandiere sono spesso simboli così potenti da muovere passioni e scatenare polemiche anche quando sono inventate di sana pianta.

Sheldon e Wil Wheaton, protagonista della serie Star Trek. The Next Generation, mostrano al pubblico del podcast Fun with flags la bandiera della Federazione Unita dei Pianeti. Fonte: www.youtube.it

Appartiene alla prima categoria, quella dei vessilli creati dalla letteratura e dal cinema, la bandiera della Federazione Unita dei Pianeti che Sheldon, fanatico della serie fantascientifica Star Trek, presenta in uno degli spassosi episodi del suo podcast. Fa invece parte sicuramente della seconda, quella dei vessilli creati per polemica politica, la bandiera che qualche settimana fa ha provocato un vero e proprio incidente diplomatico tra il comune di Torino e nientemeno che il governo dell’Arabia Saudita. Da tempo si parla della possibilità che l’Arabia Saudita venga invitata come Paese ospite all’edizione 2016 del Salone del libro di Torino, eventualità che già di per sé non ha mancato di innescare polemiche, soprattutto per la reputazione negativa che il Paese arabo ha nel campo dei diritti umani, in particolare riguardo alle discriminazioni contro le donne, i dissidenti politici e in non musulmani. Poiché al suo interno ci sono le due maggiori città le città sante dell’Islam, Mecca e Medina, tutto il territorio saudita è considerato sacro dai musulmani di tutto il mondo, e su di esso vige la rigorosa applicazione della Sharia, la legge islamica. Anche la bandiera del Paese, lungi dall’essere un mero simbolo politico dello Stato saudita, è così intrisa di simbologie religiose da essere considerata un vero e proprio oggetto sacro, da trattare con venerazione.

L’autentica bandiera dell’Arabia Saudita, verde con la Shahāda e la spada riprodotte in bianco. Fonte: www.wikipedia.org

La bandiera dell’Arabia Saudita è verde, tradizionale colore dell’Islam, e reca in bianco, scritta in caratteri calligrafici arabi, una frase conosciuta coma Shahāda, cioè “testimonianza” o professione di fede musulmana: “Non c’è altro dio all’infuori di Allah, e Maometto è il Suo Profeta”. Completa l’iconografia una spada con la punta rivolta verso sinistra, simbolo della dinastia regnante saudita. La bandiera saudita, come detto, è considerata un simbolo sacro islamico e pertanto non è normalmente riprodotta, come invece capita per la bandiere di altri Paesi, su oggetti di uso quotidiano come magliette o altri prodotti commerciali. Nel corso degli anni gli esponenti del governo saudita non hanno esitato a protestare vivacemente contro gli usi della bandiera da essi ritenuti impropri, come in occasione della Coppa del mondo di calcio del 2002, per la quale l’Arabia Saudita si era qualificata alla fase finale, quando la bandiera era stata riprodotta, insieme a quelle degli altri Paesi partecipanti, su palloni venduti tra gli altri oggetti promozionali dell’evento. I sauditi protestarono con veemenza perché, secondo la loro interpretazione, prendere a calci quel pallone significava anche prendere a calci di nomi di Dio e di Maometto riportati sulla bandiera, un atto blasfemo.

La pagina incriminata del sito CittAgorà che riporta la notizia corredata dall’immagine della bandiera blasfema, qui con la scritta coperta per non offendere ulteriormente i lettori musulmani. Fonte: www.lastampa.it

Ma cosa è successo di tanto grave a Torino qualche settimana fa? Nella migliore delle interpretazioni una gaffe clamorosa, nella peggiore una leggerezza che ha messo a repentaglio i rapporti diplomatici con l’Arabia Saudita. In breve, sul sito CittAgorà, periodico online del Consiglio comunale di Torino, era apparsa una news sulla già citata possibilità che l’Arabia Saudita potesse essere il prossimo Paese ospite del Salone del libro, e a corredo della pagina era riportata quella che, a qualunque profano che non legga l’arabo, appariva come una normalissima bandiera saudita, verde con la scritta bianca. Il problema è che l’immagine scelta malauguratamente per essere inserita nel sito non era quella della bandiera con la Shahāda, ma aveva una scritta del tutto diversa, che non riportiamo qui per non incorrere anche noi in potenziali incidenti, e che di fatto ribaltava tutti i dettami della fede islamica, proferendo una serie di terribili bestemmie per ogni musulmano osservante del mondo. La notizia della bandiera stravolta è arrivata all’ambasciata saudita in Italia, che ha subito reagito diffondendo un comunicato stampa durissimo, in cui si diceva oltraggiata e “sconvolta” per l’“inaccettabile” inserimento di un vessillo falso che “fomenta l’odio, l’intolleranza e l’estremismo”. Il Comune è subito corso ai ripari rimuovendo l’immagine incriminata e pubblicando una nota in cui esprimeva “le più profonde e sincere scuse” per quanto accaduto. Non è dato di sapere se tra i dipendenti comunali sia rotolata, metaforicamente, qualche testa a causa dell’incidente, ma con ogni probabilità l’inserimento della bandiera con gli insulti non è stato un gesto deliberato, ma il frutto di una terribile svista: l’addetto stampa, per illustrare la notizia sul Salone del libro, invece che scaricare la bandiera saudita da un sito ufficiale avrà usato la prima che ha trovato su Internet, magari usando Google immagini, servizio utilissimo che però ha il difetto di mostrare le immagini indicizzate isolate dal loro contesto, cioè il sito da cui sono tratte.

Il leader politico olandese Geert Wilders, che si definisce liberale e libertario, ma è ritenuto dai suoi oppositori un populista xenofobo. Fonte

È poi saltato fuori che la bandiera falsa fa parte dell’armamentario di propaganda del partito olandese PVV (Partito per la Libertà), guidato dal controverso politico Geert Wilders, leader carismatico ma accusato da più parti di essere un populista e di fomentare la xenofobia e l’odio contro gli immigrati, in particolare i musulmani. La bandiera, comparsa su molti siti vicini alla destra xenofoba europea, non è quindi altro che una pura provocazione concepita per far scoppiare l’inevitabile polemica e attirare l’attenzione. Tra l’altro, la bandiera di Wilders aveva già causato dei grattacapi al governo olandese. L’anno scorso infatti il governo saudita, interdetto dal fatto che le leggi sulla libertà di espressione dei Paesi Bassi considerano la bandiera di Wilders una libera manifestazione del pensiero e non un’istigazione all’odio razziale, ha caldamente consigliato a tutti i sauditi di boicottare le imprese olandesi e a non fare affari con loro, mettendo in pericolo contratti e appalti per miliardi di euro.

La morale di questo e altri episodi è che purtroppo, in un mondo così dilaniato da scontri e tensioni religiose, etniche e politiche come quello contemporaneo, e a dispetto del titolo di questa rubrica, con alcune bandiere non si scherza.