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Divertiamoci con le bandiere. Sfida all’ultima bandiera in Nuova Zelanda

Il cittadini neozelandesi dovranno decidere in due referendum se cambiare la bandiera del proprio Paese, e con quale vessillo sostituirla. Una competizione degna dei più spietati tornei di arti marziali.

Cari amici di GEOblog, si avvicinano giorni eccitanti per gli appassionati di vessillologia, la disciplina che studia la storia e le caratteristiche di bandiere, insegne e affini. Non dubitiamo che il nostro Sheldon Cooper, lo stralunato protagonista della sitcom The Big Bang Theory nonché creatore del podcast video Fun With Flags, a cui questa rubrica indegnamente si ispira, sarebbe elettrizzato come noi. Non capita spesso infatti che uno degli Stati sovrani del mondo cambi la propria bandiera. Certo, può succedere in seguito a grandi rivolgimenti politici come rivoluzioni e cambi di regime, come accaduto per esempio alla fine degli anni Ottanta del XX secolo alla Romania, oppure quando un territorio si stacca dallo Stato a cui appartiene per formare un’entità politica autonoma, come nel caso che abbiamo raccontato di Papua Nuova Guinea. Ma non è comune che uno Stato prenda in considerazione di cambiare la propria bandiera in un periodo assolutamente pacifico, e per giunta con metodi squisitamente democratici.

Si aprirà infatti il prossimo venerdì 20 novembre il primo dei due referendum indetti dal governo della Nuova Zelanda, in occasione dei quali i cittadini dello Stato australe dovranno decidere se cambiare la storica bandiera del proprio Paese e, in caso affermativo, con quale nuova insegna sostituirla. L’attuale bandiera della Nuova Zelanda, in uso dal XIX secolo e adottata ufficialmente nel 1902 come simbolo del dominion coloniale neozelandese, sotto la sovranità dell’Impero Britannico, si basa su un design molto comune. Si tratta infatti di una variazione della classica Blue Ensign (vessillo blu), una bandiera usata dalla Marina Reale Britannica e composta da un campo blu con, nell’angolo in alto a sinistra, la bandiera del Regno Unito, il celebre Union Jack. Varianti della Blue Ensign furono usate come simbolo da molte colonie britanniche sparse nel mondo, e parecchie tra esse, che siano ancora sotto la sovranità del Regno Unito o abbiano nel frattempo ottenuto l’indipendenza politica, la mantengono ancora oggi. Si differenziano tra loro per un simbolo aggiuntivo nella parte destra della bandiera. Quella della Nuova Zelanda ha quattro stelle a cinque punte, rosse bordate di bianco, che rappresentano le stelle principali della costellazione della Croce del Sud e alludono alla posizione nell’emisfero australe delle isole neozelandesi.

  

La bandiera neozelandese (a sinistra) e quella australiana (a destra) a confronto. In effetti è facile confonderle a uno sguardo distratto. Fonte: www.wikipedia.org

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Nuova Zelanda si sono però levate periodicamente voci che chiedono di modificare la bandiera esistente o addirittura di rimpiazzarla del tutto, e da allora il dibattito sulla bandiera nazionale è divenuto un tema ricorrente della politica e della società neozelandese. I sostenitori del cambiamento avanzano svariati argomenti contro la bandiera attuale e in favore di una sua modifica o sostituzione, molti dei quali legati più o meno strettamente alle grandi tematiche politiche e sociali che da sempre interessano il Paese. In primo luogo, sostengono i partigiani del cambiamento, l’attuale bandiera neozelandese richiama troppo i trascorsi della Nuova Zelanda quale colonia sottomessa al Regno Unito. La Blue Ensign è sempre stata usata per indicare territori assoggettati all’impero coloniale britannico, e molti tra i dominions coloniali che il Regno Unito mantiene tuttora nel mondo, tra i quali per esempio Gibilterra e l’isola di Sant’Elena, possiedono bandiere simili. La Nuova Zelanda ha però ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito nel 1947, pur rimanendo membro del Commonwealth, e per molti sarebbe ora di recidere anche quest’ultimo legame simbolico con l’ex madrepatria. Appare poi anacronistico che uno Stato sovrano abbia la bandiera di un altro Stato, l’Union Jack, raffigurata sulla propria. Il secondo argomento addotto dai pro-cambiamento è legato a una delle problematiche più spinose della società neozelandese, la doppia natura della popolazione della Nuova Zelanda, composta principalmente dai discendenti dei coloni anglosassoni, giunti a partire dal XVIII secolo, e dal popolo nativo delle isole, i Maori. L’attuale bandiera neozelandese rappresenterebbe solo la prima parte della popolazione, quella dei coloni bianchi, e ignorerebbe completamente i Maori. Una situazione che rispecchia tristemente la storia neozelandese degli ultimi secoli, almeno fino a pochi anni fa. I Maori sono stati infatti per lungo tempo discriminati e relegati ai margini della società, e gli individui di origine Maori figuravano in maniera preponderante nelle ultime posizioni delle statistiche sulla popolazione neozelandese relative al reddito, al livello di istruzione e all’accesso ai servizi essenziali. Solo in anni recenti si è verificato un cambiamento politico e culturale e il governo ha fatto sforzi per integrare pienamente i Maori nella società, valorizzando contemporaneamente la loro identità, la loro lingua e le loro tradizioni. Per i sostenitori di questo cambiamento è giunta l’ora di cambiare la bandiera aggiungendo un simbolo Maori a quella esistente, oppure adottandone una nuova in cui entrambe le parti della popolazione neozelandese possano pienamente identificarsi. La terza argomentazione principale a favore del cambiamento riguarda più l’orgoglio nazionale che non profonde questioni sociali: l’attuale bandiera della Nuova Zelanda sarebbe poco caratteristica in quanto assomiglierebbe troppo a diverse altre bandiere di ex colonie britanniche, e in particolare a quella dell’ingombrante vicino occidentale, l’Australia. Anche la bandiera australiana è basata sulla Blue Ensign e raffigura le stelle della Croce del Sud, in questo caso bianche e a sette punte. L’unica differenza è il numero, sei al posto di quattro, una in più nella raffigurazione della costellazione e una sotto l’Union Jack, a simboleggiare il Commonwealth. La maggioranza dei neozelandesi è stufa di venir accomunata insieme agli australiani nel gruppo “stati anglosassoni dell’Oceania con una bandiera blu”, e per giunta pare che siano state numerose, nel corso dei decenni, le gaffe internazionali per cui un diplomatico o politico neozelandese in visita ufficiale all’estero è stato accolto con la bandiera australiana, e viceversa.

  

La classica Silver Fern Flag su fondo nero (a sinistra) e la rielaborazione scelta come finalista del referendum (a destra). Fonte: www.wikipedia.org

Dopo anni di dibattiti e proposte di legge abortite, nel 2014 il Parlamento neozelandese ha finalmente deciso di mettere la questione nelle mani dei cittadini e ha indetto un doppio referendum sul possibile cambio di bandiera. Una delle prime mosse è stato l’appello generalizzato, rivolto a designer, associazioni e semplici cittadini, a sottoporre i propri bozzetti al Flag Consideration Panel, la commissione, composta da “membri stimati della società neozelandese”, appositamente istituita per scremare le proposte e selezionare una rosa di bandiere “finaliste” tra le quali gli elettori dovranno scegliere l’eventuale nuova bandiera nazionale. Nei mesi successivi si è dunque scatenato in nuova Zelanda una sorta di talent show o concorso di bellezza tra bandiere, con giornali, trasmissioni televisive e gruppi di sostenitori che parteggiavano per questo o quell’altro bozzetto. La commissione ha esaminato in tutto 10.292 proposte, dalle più serie alle più ironiche e provocatorie, e il 10 agosto 2015 ha diffuso una lista di 40 pre-finaliste, tra le quali ne sono state ulteriormente selezionate 4, le vere finaliste annunciate a settembre. A queste si è poi aggiunta nelle settimane successive una quinta bandiera, riammessa a furor di popolo. Sono dunque 5 le bandiere tra le quali i neozelandesi dovranno scegliere nel referendum che si aprirà venerdì. Me vediamo finalmente le 5 bellissime finaliste: 3 di esse si assomigliano tra loro, in quanto fanno parte della famiglia della Silver Fern Flag, la bandiera con la felce argentata ritenuta già da molti l’emblema ufficioso della Nuova Zelanda. La sua versione più diffusa è quella con il ramo di felce argentata, pianta tipica della Nuova Zelanda e considerata uno dei simboli del Paese, su fondo nero. Tutti i Neozelandesi la conoscono bene anche perché è il vessillo ufficiale della celebre nazionale neozelandese di rugby, i cui giocatori sono chiamati non a caso gli all blacks.

I giocatori della nazionale neozelandese di rugby, gli all blacks, con il simbolo della felce argentata sulla divisa. Fonte: www.allblacks.com

Ci si chiede quindi perché un design così popolare non sia stato ammesso, così com’era, tre le 5 magnifiche finaliste. Probabilmente perché le bandiere completamente nere non sono mai state di gran moda tra gli Stati del mondo, e per giunta sono molti i vessilli neri con scritte e simboli bianchi o argento attualmente usati da gruppi terroristici, non da ultimo l’ISIS. Tra le finaliste c’è però una versione derivata dalla bandiera all black in cui bianco e nero sono alternati e contrapposti tra il fondo e il profilo della felce.

  

Le due versioni della Silver Fern Flag che mantengono le quattro stelle dell’attuale bandiera neozelandese. Fonte: www.wikipedia.org

Le altre due bandiere con la felce rappresentano una proposta più conservatrice in quanto mantengono il campo blu con le quattro stelle rosse dell’attuale bandiera nazionale. La felce è invece posta nell’angolo in alto a sinistra al posto dell’anacronistico Union Jack. Queste due versioni distinguono per avere, sempre nell’angolo in alto a sinistra, una il fondo nero, che richiama il design classico della Silver Fern Flag, e una il fondo rosso, colore simbolo dei Maori.

  

La bandiera con il motivo del koru (a sinistra) e la Red Peak Flag (a destra). Fonte: www.wikipedia.org

È invece completamente basata su un motivo tradizionale Maori, il koru o fronda di felce arricciata, la quarta bandiera, bianca e nera. L’ultima candidata, quella aggiunta in extremis in seguito alle proteste di una parte della popolazione, è nota come Red Peak Flag e con i suoi triangoli bianco, blu, nero e rosso rappresenta le montagne della Nuova Zelanda. Se la prima fase eliminatoria assomigliava a un inedito talent show per bandiere, l’ultima, quella del doppio referendum, può ricordare invece uno di quei tornei senza esclusione di colpi dei film di arti marziali, come I 3 dell’operazione drago con Bruce Lee. A partire da venerdì le 5 finaliste si sfideranno tra loro nel primo dei due referendum, e solo la vincitrice avrà il diritto di sfidare la campionessa in carica, l’attuale bandiera neozelandese, nel corso del secondo referendum previsto per marzo 2016. Solo vincendo entrambe le sfide la nuova bandiera verrà adottata ufficialmente come nuovo vessillo del Paese. Non dobbiamo comunque aspettarci folle di neozelandesi accalcati intorno a un ring a parteggiare per questa o quella bandiera: con tipico aplomb anglosassone, le votazioni dei due referendum si svolgeranno per posta. Gli elettori riceveranno a casa la scheda e avranno tre settimane di tempo per indicare la propria scelta e rispedire la busta al mittente. Che risultati prevedono i bookmakers per queste eccitanti sfide? Le previsioni sono incerte, ma c’è la concreta possibilità che tutto questo bailamme si risolva in un nulla di fatto e che i neozelandesi scelgano di mantenere la vecchia bandiera. Il personalissimo pronostico del vostro autore, che verrà messo alla prova dei fatti nei prossimi giorni, è che il primo round se lo aggiudicherà la bandiera con la felce d’argento e il doppio campo bianco e nero, ma che l’agguerrita sfidante, sfiancata dall’incontro appena vinto ai punti, non riuscirà a battere la detentrice del titolo nella finalissima di marzo. Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, le scommesse sono aperte.