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Divertiamoci con le bandiere. Una lunga bandiera boliviana

Il governo della Bolivia ha messo in scena una manifestazione di protesta contro la mancanza di sbocco sul mare del Paese andino. Protagonista: una colossale bandiera!

Cari amici di GEOblog, oggi la rubrica Divertiamoci con le bandiere, la vostra fonte di informazione preferita su tutto ciò che fa tendenza nel mondo della vessillologia, vi porta in Sudamerica, e precisamente in Bolivia. Lo scorso 10 marzo, un sabato, si è infatti tenuta in questo remoto Paese andino una manifestazione molto particolare. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza portando grandi bandiere e, dopo averle unite una dietro l’altra, hanno formato un grande serpentone vessillologico che si è snodato per circa 196 km, attraversando città e province. Secondo il governo boliviano, i manifestanti hanno di fatto creato la bandiera più grande, o almeno la più lunga, del mondo. A parte le questioni di classificazione che ci fanno mettere in dubbio questa affermazione, dal momento che la bandiera in questione non era formata da un unico pezzo di stoffa, ma da migliaia di bandiere singole affiancate, gli ispettori del Guinness World Records, l’organo deputato a certificare questi primati mondiali, hanno dichiarato che non sono stati interpellati in questo caso, e quindi il record, se c’è stato, rimarrà ufficioso.

Un momento della manifestazione del 10 marzo, in cui migliaia di boliviani hanno esposto una bandiera lunga quasi 200 km. Fonte: www.abc.com

Si è trattato comunque di una grande impresa, che ha richiesto una meticolosa organizzazione e la partecipazione di migliaia di persone. Non stupisce quindi che a organizzare il tutto sia stato lo stesso governo boliviano. Ma qual era lo scopo di questa grande manifestazione a tema vessillologico? Non certo battere il record. Il governo boliviano voleva infatti attirare l’attenzione mondiale su un problema che affligge il Paese sudamericano da oltre un secolo. La Bolivia, insieme al vicino Paraguay, è l’unico Stato sudamericano a non possedere uno sbocco sul mare. Può sembrare una caratteristica geografica curiosa e nulla di più, ma gli studiosi di economia e geopolitica sanno bene che si tratta di un grave svantaggio per lo Stato che la possiede. Un Paese privo di sbocchi sul mare non possiede porti da cui accedere direttamente al commercio marittimo, e la maggior parte delle merci scambiate nel mondo viaggiano via nave, non possiede una zona esclusiva di pesca, una delle risorse alimentari più importanti per un Paese, e dipende dall’amicizia e dalla buona volontà dei Paesi vicini per l’accesso alle risorse naturali che non possiede, per esempio il petrolio. Insomma, la mancanza di uno sbocco sul mare è una grave vulnerabilità e un fattore che incide negativamente sullo sviluppo economico di un Paese. Ad aggiungere la beffa al danno, per la Bolivia, vi è il fatto che questo Paese andino non si è sempre trovato in questa posizione. Fino al XIX secolo la Bolivia possedeva infatti oltre 400 km di costa lungo l’Oceano Pacifico, ma li perdette, insieme a tutto il territorio retrostante, in seguito a una disastrosa guerra contro il vicino Cile, combattuta dal 1879 al 1884. In seguito al trattato di pace trai due Stati, il Cile annesse la provincia più meridionale della Bolivia, quella di Antofagasta, dove si trova il deserto di Atacama, ricca di giacimenti di rame e di salnitro. E con essa se ne andò il tanto prezioso sbocco sul mare boliviano. La perdita ha pesato sulla coscienza collettiva boliviana per oltre un secolo, e i governi del Paese che si sono succeduti negli anni hanno fatto di tutto per recuperare i territori perduti. Oggi il governo, guidato dall’energico presidente delle Repubblica Evo Morales, è tornato alla carica sull’argomento, presentando nel 2013 una petizione ufficiale presso la Corte Internazionale dell’Aja, in cui la Bolivia chiede di rivedere il trattato internazionale con il Cile in modo da riottenere anche solo una piccola parte di territorio perduto, quel tanto che basta per recuperare l’agognato sbocco sul mare, che il governo dichiara essere un diritto imprescindibile del popolo boliviano. Ma le decisione della Corte si fa attendere, e la manifestazione dello scorso 10 marzo è stato un modo plateale per riportare la diatriba sotto i riflettori internazionali.

La bandiera della Marina Boliviana, su fondo blu, è stata protagonista della spettacolare manifestazione del 10 marzo. Fonte: www.wikipedia.org

Curiosamente, la colossale bandiera composta nel corso della manifestazione non era una normale bandiera boliviana, il tricolore con fasce orizzontali rossa, gialla e verde, adottato nel 1851. Si trattava invece del vessillo ufficiale della Marina Boliviana. Può sembrare strano che un Paese senza sbocco sul mare possieda una Marina, ma, oltre a pattugliare i numerosi fiumi e laghi del Paese, la Marina è stata mantenuta proprio per sottolineare le mai sopite ambizioni boliviane di riconquistare l’accesso al mare. La scelta di questa bandiera per la manifestazione è dunque altamente simbolica. La bandiera della Marina Boliviana ha un fondo azzurro con due bandiere più piccole poste in alto a sinistra, circondate da nove stelle dorate. Una è il “normale” tricolore boliviano, l’altra è un curioso stemma a scacchi multicolori. Si tratta del Wiphala, un antico emblema, pare di origine inca, usato da molti popoli nativi delle Ande. A sottolineare l’importanza delle popolazione nativa nella società boliviana, il presidente Morales, anch’egli di origine india, nel 2009 ha voluto adottare il Wiphala come bandiera ufficiale della Bolivia, a fianco di quella tradizionale a tre colori, che invece si richiama più al passato coloniale e all’eredità spagnola.