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Donald Trump e il muro impossibile

Il muro al confine tra Stati Uniti e Messico è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali del nuovo presidente americano. Ma Trump e i suoi sostenitori si rendono davvero conto di quanto sia lunga e varia la frontiera tra i due Paesi? Un cortometraggio riesce a mostrarcelo in pochi minuti.

Nel corso degli anni, qui a GEOblog abbiamo più volte parlato dei muri e delle barriere che da millenni gli uomini costruiscono per proteggere la propria terra dalle invasioni, vere o presunte, di popolazioni e individui percepiti come “altri” o “stranieri”. Abbiamo avuto occasione di citare tanto muri immaginari partoriti dalla fantasia di scrittori e registi, come l’immensa Barriera resa famosa dalla serie tv fantasy Il Trono di spade, quanto grandi barriere realmente esistite nel corso della storia, come il Vallo di Adriano in Gran Bretagna, la Grande Muraglia in Cina e il Muro di Berlino in Germania. E poi ci sono le barriere in piedi ancora oggi, come le fortificazioni della zona demilitarizzata tra le due Coree, e quelle nuovissime che vengono costruite proprio in questo momento, per esempio le recinzioni che stanno nascendo ai confini di alcuni Paesi europei, tra cui l’Ungheria e la Bulgaria, con l’intento di fermare l’ondata di migranti e rifugiati provenienti dal Medio Oriente.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firma l’Ordine Esecutivo 13767, che dispone la costruzione del muro di confine tra USA e Messico. Il progetto non è però stato ancora finanziato dal Congresso, e finora i lavori non sono partiti. Fonte: www.wikipedia.org

Negli ultimi mesi uno di questi muri ha conquistato le pagine dei giornali di tutto il mondo e dominato il dibattito politico, a questo a dispetto del fatto che non sia stato ancora realizzato. Stiamo parlando del colossale muro che il neopresidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso, nel corso della lunghissima campagna elettorale americana, di costruire lungo tutta la linea del confine tra Stati Uniti e Messico. Trump e i suoi sostenitori hanno dipinto il progettato muro di frontiera come la soluzione a quasi tutti i mali che piagano, a loro dire, la società americana: immigrazione clandestina, traffico di armi e droga, criminalità comune ecc. Forse però non tutti sanno che già quasi un terzo della frontiera USA-Messico è protetto da una barriera fisica, che tuttavia è costituita quasi interamente da una recinzione (in inglese “fence”) dotata di filo spinato. Trump promette invece di costruire un vero e proprio muro, "wall", un termine molto più efficace dal punto di vista della propaganda, che instilla nei potenziali elettori un senso di sicurezza e di definitività. Ed è proprio di questo che i detrattori accusano il nuovo presidente: di fare solo propaganda populista, facendo leva sulla “pancia” degli americani e sfruttando i loro sentimenti di paura e insicurezza. In effetti, abbiamo più volte visto che quasi sempre questi muri di confine, dal Vallo di Adriano alla Grande Muraglia, hanno avuto più la funzione psicologica di rassicurare e illudere quelli che stavano “dentro” che non quella effettiva di respingere coloro che invece si trovavano “fuori”.

Il confine tra Messico e Stati Uniti in uno dei punti già delimitati da una recinzione di sicurezza, che Trump vuole tuttavia rimpiazzare con un vero e proprio muro. www.dezeen.com

Ma lasciamo da parte i risvolti politici e le inevitabili polemiche che si accompagnano a un simile dibattito, e concentriamoci sugli aspetti prettamente ingegneristici e geografici di un progetto del genere. Secondo l’opinione di molti esperti, costruire un vero e proprio muro lungo tutto il confine tra Stati Uniti e Messico, dalla California al Texas, è un’impresa praticamente impossibile. Molti di coloro che intervengono nella polemica relativa al muro non hanno infatti idea dell’ordine di grandezza delle distanze coinvolte e della realtà geografica di quel territorio di confine. La frontiera tra USA e Messico è infatti lunga ben 1989 miglia, pari a 3201 km, cioè quasi tre volte la lunghezza in senso nord-sud dell’Italia continentale, dal Trentino Alto-Adige alla Calabria. E per di più questo confine attraversa un'incredibile varietà di paesaggi e territori: città e deserti, fiumi e laghi, montagne e coste. Nello specifico, parte dal Golfo del Messico a est e, tra gli altri innumerabili elementi geografici, si snoda parallelo al corso del fiume Rio Grande, attraversa vasti tratti dei deserti di Sonora e Chihuahaua, divide la città texana di El Paso da quella messicana di Ciudad Juarez, taglia in due il delta del fiume Colorado, e finalmente giunge sulla costa dell’Oceano Pacifico, tra la città californiana di San Diego e quella messicana di Tijuana. Per geografi e ingegneri, costruire un semplice muro che scorra imperterrito lungo tutto questo percorso, incurante dell’estrema varietà di territori che andrà ad attraversare, è sostanzialmente impensabile e richiederebbe una quantità di risorse assolutamente sproporzionata rispetto al risultato che si vuole ottenere, cioè tenere fuori dagli Stati Uniti gli “indesiderati”. Gli esperti di sicurezza avvertono infatti che, se anche si riuscisse a realizzare un muro esattamente come quello che intende erigere Trump, questa sarebbe una barriera assolutamente inutile. Abbiamo già visto negli scorsi post che i muri analoghi costruiti nel corso della storia fallirono sostanzialmente i propri obiettivi, non riuscendo affatto a scongiurare scorrerie, invasioni o vere e proprie migrazioni di popoli nel territorio che dovevano idealmente proteggere. E mantenere in efficienza una barriera del genere richiederebbe sforzi e risorse immani. Come ben sanno militari e storici, una fortificazione è del tutto inutile se non ci sono soldati a presidiare costantemente le sue mura, e una barriera colossale come il muro tra USA e Messico dovrebbe essere sorvegliata giorno e notte da un vero e proprio esercito di decine di migliaia di persone, un compito che da solo impegnerebbe una buona parte del personale e delle risorse delle pur formidabili forze armate americane. Senza contare che, aggiungono i giornalisti che nel corso degli anni hanno denunciato la percepita deriva degli Stati Uniti verso una società della sorveglianza, il confine tra Messico e USA è già oggi una delle frontiere più controllate del mondo. Oltre a un ingente spiegamento di uomini e mezzi, la frontiera è sorvegliata 24 ore su 24 da un vastissimo apparato che vede anche l’impiego di sofisticate tecnologie, tra cui telecamere collegate a software per il riconoscimento facciale, visori notturni e a infrarossi, rilevatori di movimento, radar e droni da ricognizione che sorvolano le regioni di confine. Aggiungere un semplice muro di cemento nelle aree dove è già dispiegato un tale multiforme sistema di controllo, sostengono i critici, sarebbe solo uno spreco di tempo e di denaro.

Un fotogramma del cortometraggio Best of luck with the wall, che riprende solo un piccolissimo tratto del confine tra USA e Messico. Fonte: www.fieldofvision.org

Per permettere a tutti di comprendere a colpo d’occhio la vera entità delle grandezze in gioco, dalla stupefacente lunghezza del confine alla varietà di luoghi che attraversa, il giornalista e visual artist Josh Begley ha realizzato il cortometraggio Best of luck with the wall, titolo che potremmo tradurre, mantenendo il tono ironico dell’originale, con “Auguri con quel muro”. Per produrlo Begley si è avvalso della collaborazione di Field Of Vision, una piattaforma per la produzione e diffusione di documentari fondata e diretta da Laura Poitras. Giornalista a regista, Poitras è nota soprattutto per aver diretto Citizenfour, il documentario, vincitore del Premio Oscar nel 2015, che ripercorre la vicenda di Edward Snowden, l’impiegato della National Security Agency che ha rivelato al mondo una serie di documenti segreti relativi alle pratiche di sorveglianza pervasiva da parte degli organi di spionaggio statunitensi. Begley ha utilizzato oltre 200.000 immagini satellitari che riprendono dall’alto ogni tratto del confine tra USA e Messico, e le ha montate una a fianco dell’altra, ricavando un filmato accelerato che ci permette di avere una panoramica di tutte le quasi 2000 miglia della frontiera, da un oceano all’altro, in pochi minuti. Il risultato è disarmante: il confine sembra non finire mai e attraversa i terreni più disparati, rendendo evidente agli spettatori che chiunque pensi di poter costruire senza sforzo un muro lungo quella linea deve fare un ripasso di geografia.