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Finisce l’esilio di Sant’Elena

Una veduta satellitare dell'isola di Sant'Elena. Fonte: www.nasa.gov

L’isola dell’Atlantico dove morì Napoleone è una delle comunità più remote della terra. Ma la costruzione di un nuovo aeroporto promette di sconvolgere la vita dei suoi abitanti.

Qualche mese fa abbiamo parlato dei luoghi più remoti del mondo e delle comunità che li abitano. In particolare, abbiamo fatto una panoramica della vita sulla sperduta Tristan da Cunha, l’isola dell’Atlantico meridionale appartenente al domino coloniale britannico e raggruppata amministrativamente, a formare un British Overseas Territory, insieme ad altre due isole poste a migliaia di chilometri di distanza, Ascension e Sant’Elena. E oggi parliamo proprio dell’isola di Sant’Elena, che sorge 2400 km a nord di Tristan da Cunha, mentre la terraferma più vicina, la costa occidentale dell’Africa, si trova a 2000 km verso est. Il destino ha voluto però che, a differenza della quasi sconosciuta Tristan da Cunha, Sant’Elena sia stata sfiorata dai venti della grande Storia, e sia oggi conosciuta in tutto il mondo come il luogo dell’esilio di Napoleone Bonaparte. Sconfitto nella battaglia di Waterloo del 1815, l’imperatore dei francesi trascorse sull’isola, in compagnia di pochi fedeli servitori e sorvegliato da una nutrita guarnigione britannica, gli ultimi, malinconici anni della sua vita, morendovi nel 1821, a soli 51 anni.

Napoleone riflette sul suo destino durante l’esilio a Sant’Elena in un dipinto coevo di François Joseph Sandmann. Fonte: www.wikipedia.org

Oggi Sant’Elena è abitata da poco più di 4000 persone, dalla composizione abbastanza eterogenea: ci sono i discendenti dei primi coloni inglesi, braccianti e soldati soprattutto, che giunsero sull’isola a partire dal Seicento, ma anche quelli degli schiavi portati nel XVII e XVIII secolo dall’Africa continentale, dal Madagascar e dall’India. Sull’isola trasmettono due radio e si pubblicano due giornali locali, e gli abitanti sono connessi al mondo esterno tramite un collegamento telefonico e Internet satellitare. Ma i motivi che indussero il governo di Sua Maestà Britannica a relegare in questo angolo di pianeta Napoleone sono ancora validi: Sant’Elena rimane uno dei luoghi più isolati del mondo. L’unico collegamento fisico con la civiltà è garantito dalla RMS St. Helena, una nave da trasporto misto, merci e passeggeri, che fa scalo nel capoluogo dell’isola Jamestown ogni tre settimane partendo da Città del Capo, in Sudafrica. La stessa nave, benché costruita con criteri moderni, è una sorta di reliquia, essendo una delle ultime quattro al mondo a fregiarsi della designazione RMS, che sta per Royal Mail Ship, i vascelli incaricati di trasportare la posta tra la madrepatria e le colonie inglesi, sparse ai quattro angoli del globo, ai tempi d’oro del glorioso Impero Britannico. Tutte le merci destinata all’isola, dalle parti di ricambio per i macchinari al cibo, fino al preziosissimo carburante, viaggiano nelle stive della St. Helena, che trasporta anche i pochi passeggeri disposti a sobbarcarsi i cinque giorni di navigazione in mare aperto necessari per raggiungere Jamestown dal Sudafrica.

La RMS St. Helena si appresta ad attraccare al porto di Jamestown. Fonte: www.rms-st-helena.com

Eppure Sant’Elena ha molto da offrire ai potenziali visitatori. A parte il fascino del viaggio avventuroso per raggiungerla e, una volta arrivati, la sensazione di trovarsi in un luogo ai confini del mondo, l’isola vanta un ambiente naturale assai ricco e prezioso: l’aspro paesaggio, con i suoi rilievi di origine vulcanica, possiede una bellezza selvaggia e ospita una grande varietà di specie, tra cui piante e uccelli rari. C’è poi il turismo storico legato alla presenza di Napoleone: si possono visitare Longwood House, la residenza dell’imperatore divenuta oggi un museo di proprietà dello Stato francese, e la tomba che accolse i resti del Bonaparte fino al 1840, quando la salma fu traslata a Parigi. Le difficoltà di collegamento rendono però impossibile l’espansione turistica; l’isola è visitata da meno di 1500 persone all’anno, e i tre alberghi in attività hanno tra loro meno di 100 posti letto disponibili. Nel frattempo, gli altri settori dell’economia languono, e sono sempre di più i giovani isolani che emigrano in Gran Bretagna in cerca di lavoro. E il capoluogo Jamestown, a causa dell’isolamento e degli altissimi costi per far venire mezzi e materiali da fuori, sembra essere rimasto bloccato in una sorta di eterni anni Cinquanta, con le case in stile inglese dipinte con colori vivaci, i vecchi camioncini e i negozi di alimentari dove prenotare il cibo che arriverà con il prossimo carico della St. Helena, quasi come ai tempi dei razionamenti che vigevano in Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi.

Il cantiere dell’aeroporto di Sant’Elena, la cui apertura è prevista per il 2016. Fonte: www.sainthelenaaccess.com

Questo intero stile di vita è però destinato a essere stravolto a partire dai prossimi mesi. Da ormai oltre 10 anni l’argomento che ha dominato la vita e i discorsi degli abitanti di Sant’Elena è stato la costruzione sull’isola dell’aeroporto internazionale, annunciata dal governo britannico nel 2005 e finalmente iniziata, dopo anni di polemiche e tentennamenti, nel 2012. A causa del terreno montuoso, per realizzare la pista di atterraggio è stato necessario spianare un tratto di montagna e riempire parzialmente una vallata, stravolgendo completamente il paesaggio e l’ecosistema della zona circostante. La pista termina quasi a ridosso di una vertiginosa scogliera alta 300 metri, non proprio il massimo quanto a sicurezza. I lavori, costati oltre 300 milioni di sterline, sono in via di conclusione: nelle scorse settimane è stato annunciato il completamento della maggior parte della pista, e si prevede che nei prossimi mesi cominceranno le prove di volo che preluderanno alla certificazione dell’aeroporto per uso commerciale. I primi voli, effettuati dal Sudafrica su agili Boeing 737, poiché la pista è troppo piccola per l’atterraggio degli aerei impiegati sulle rotte intercontinentali, sono previsti per la primavera del 2016. Nel frattempo gli abitanti dell’isola si preparano a quello che ha tutta l’aria di essere un mutamento epocale per la loro vita e la comunità in cui sono nati e vissuti. Un evento che segna di fatto l’entrata di Sant’Elena nel mondo globalizzato, con tutti i vantaggi e i pericoli connessi. Sicuramente l’industria turistica vivrà un boom, con un aumento esponenziale del numero dei visitatori, i quali a loro volta porteranno ricchezza e rivitalizzeranno l’economia dell’isola. Il governatore Mark Capes si immagina già, nei prossimi anni, una vivace Sant’Elena piana di turisti, negozi e ristoranti, e ha già annunciato grandi piani per espandere la ricettività delle strutture turistiche locali. Ma con l’aumento dei residenti e del denaro circolante verranno immancabilmente anche problemi con cui gli isolani finora non hanno mai avuto a che fare: traffico, criminalità, inquinamento. La costruzione dell’aeroporto ha già sollevato forti preoccupazioni per il suo impatto sull’ambiente, e l’aumento del turismo, se non sarà strettamente regolamentato e improntato alla sostenibilità ambientale, non farà che aggravare la situazione.

La strada principale del capoluogo Jamestown sembra trasportata di peso da un villaggio della campagna inglese degli anni Cinquanta. Fonte: www.andrebruton.com

Ma la paura maggiore degli abitanti di Sant’Elena è quella di veder perdere lentamente l’“anima” e il “carattere” tipico della loro isola, quell’ineffabile insieme formato dai rapporti sociali tra i membri della comunità e dalle loro caratteristiche relazioni con il territorio che li circonda; un tessuto economico, sociale e culturale formatosi nel corso di secoli di crescita isolata, che ha reso Sant’Elena un luogo unico al mondo. Gli abitanti di Sant’Elena non saranno sociologi o antropologi, ma il loro timore è, sostanzialmente, che la globalizzazione renda la loro isola un “non-luogo” uguale a migliaia di altri nel mondo. È questo l’inevitabile prezzo da pagare per conquistare maggiore ricchezza e benessere?