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Francobolli, monete e incidenti geografici (Parte I)

Collezionare francobolli e monete sembra ormai una passione da nonno. Eppure sono oggetti protagonisti di incredibili scandali e incidenti diplomatici, alcuni dei quali a tema geografico.

Nell’immaginario comune, poche attività sembrano più barbose e separate dalla realtà della filatelia e della numismatica, rispettivamente lo studio e il collezionismo dei francobolli e delle monete. Appena le sentiamo nominare, ci figuriamo anziani signori in antiquate giacche da camera che, chiusi nei loro studi con una lente di ingrandimento in una mano e una pipa nell’altra, consultano con aria assorta polverosi album, spesso annoiando a morte i loro malcapitati ospiti con aneddoti assurdi e inutili: “Oh, ecco la serie completa dei francobolli della sede vacante vaticana del 1978. Una chicca!”. E oggi, ai tempi dei programmi di messaggistica istantanea e dei pagamenti elettronici, francobolli e monete sembrano ancor più relitti di un mondo passato. In realtà, nonostante abbiano questa reputazione di passatempi del tutto avulsi del mondo “vero”, la filatelia e la numismatica studiano oggetti che sono lo specchio della società che li ha prodotti, e monete e francobolli si ritrovano più spesso di quanto si possa immaginare al centro di eventi storici e veri e propri incidenti diplomatici. E alcuni di essi hanno anche un legame inaspettato con la nostra materia preferita: la geografia.

Il famigerato Gronchi rosa, con i confini del Perù sbagliati, è il più quotato francobollo italiano. Fonte: www.collezionismomytime.com

Pensiamo per esempio al più noto francobollo italiano, che è diventato famoso per la sua rarità e che anche chi non è appassionato di filatelia avrà sentito nominare almeno una volta. Si tratta del cosiddetto “Gronchi rosa”, i cui esemplari in ottime condizioni e corredati da certificato di autenticità (ne circolano numerosi esemplari falsi!) arrivano oggi a costare oltre 4000 euro sul mercato collezionistico. Ma perché il Gronchi rosa è così raro e prezioso? Per una svista geografica che rischiò di creare un vero e proprio incidente diplomatico tra Stati. Faceva parte di una serie di tre francobolli stampati nel 1961 in occasione della visita di Stato dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi in Sudamerica, con tappe in Argentina, Uruguay e Perù. La serie fu messa in vendita nelle normali rivendite di valori bollati a partire dal 3 aprile 1961, appena tre giorni prima del decollo dell’aereo presidenziale per la citata visita. In questo modo, come si usava fare in questi casi, lo stesso aereo del Presidente avrebbe avuto modo di caricare una certa quantità di lettere (che gli appassionati di filatelia chiamano ancora con l’antiquato termine “aerogrammi”) destinate ai Paesi sudamericani oggetto della visita, e che sarebbero state affrancate proprio con i francobolli di quella serie, facendole quindi diventare esse stesse oggetto di curiosità e collezione. Cosa c’è di meglio per un collezionista, infatti, che possedere un francobollo che ha partecipato direttamente all’evento che deve commemorare? I tre francobolli della serie avevano valori e colori diversi, ma il soggetto era simile: il profilo di un planisfero con l’ormai famigerato aereo presidenziale in mezzo, sull’Oceano Atlantico. Ciascuno dei tre francobolli commemorava la visita in uno dei tre Paesi sudamericani in programma, e in ogni esemplare il territorio del Paese corrispondente era evidenziato in nero sul planisfero.

Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955 al 1962 e involontario protagonista dall’affaire “Gronchi rosa”. Fonte: www.ecodibergamo.it

Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi, ma il dramma era in agguato. Quella stessa mattina del 3 aprile, l’ambasciata peruviana a Roma mandò al ministero degli Esteri italiano un comunicato di fuoco in cui segnalava un “gravissimo errore” nel francobollo dedicato alla visita in Perù, quello di colore rosa. Il territorio peruviano evidenziato nel francobollo era sbagliato, dal momento che non riportava i confini attuali e riconosciuti dello Stato sudamericano. E non si trattava di un semplice errore di stampa che aveva distorto il profilo del Paese sulla carta geografica, ma di un’omissione che andava a toccare un tasto alquanto dolente per il governo peruviano. Saltò fuori infatti che il bozzettista incaricato di disegnare i francobolli, per tracciare i confini dei Paesi sudamericani da evidenziare, aveva usato come riferimento una vecchia edizione dell’Atlante De Agostini del 1939, che però non era aggiornato e non teneva conto delle successive conquiste territoriali dello Stato peruviano. Nel 1941 era infatti scoppiata una guerra tra il Perù e il vicino Ecuador per il possesso di una regione di confine, nel pieno della foresta amazzonica, che i due Paesi si contendevano da decenni. Il conflitto si era concluso l’anno successivo con la firma del Protocollo di Rio, che assegnava ufficialmente una porzione del territorio conteso della regione di Maynas, ampia oltre 200.000 km2, al Perù. Il profilo del Perù disegnato sul Gronchi rosa non teneva conto di questa annessione nella parte settentrionale del territorio peruviano. Ma ad aggravare il tutto c’era il fatto che proprio l’anno prima della visita ufficiale di Gronchi, nel 1960, il governo dell’Ecuador aveva accusato il Perù di essere stato costretto a firmare il protocollo di Rio con la forza, e dichiarava quindi nullo l’accordo, facendo divampare di nuovo la disputa tra i due Paesi per i territori amazzonici. Il Gronchi rosa sembrava quindi non il semplice frutto di un errore, ma un esplicito riconoscimento, da parte del governo italiano, delle rivendicazioni territoriali dell’Ecuador ai danni del Perù! Inutile dire che una posizione del genere avrebbe provocato un incidente diplomatico internazionale, e rovinato tutta la visita del Presidente della Repubblica in Sudamerica.

Le serie completa dai francobolli dedicati alla visita di Stato di Gronchi in Sudamerica con, in basso, il francobollo del Perù con i confini corretti, detto Gronchi grigio. Fonte: www.mercatofilatelico.com

La terribile gaffe filatelica mandò in crisi tutte le istituzioni italiane, e il governo proclamò una sorta di “stato di emergenza” da francobollo. Bisognava correre ai ripari al più presto per convincere i peruviani che il Gronchi rosa era il risultato di un tragico errore e non di un insulto deliberato. Lo stesso 3 aprile il ministero degli Esteri chiese al dicastero delle Poste e Telecomunicazioni, responsabile della stampa e della diffusione dei francobolli, di ritirare immediatamente dalla circolazione tutti i Gronchi rosa già distribuiti sul territorio nazionale, oltre 930.000 su una tiratura totale di 2 milioni. La sera del 4 aprile partì una serie frenetica di telegrammi verso gli uffici provinciali del ministero che ordinavano la sospensione della vendita e il ritiro capillare dei francobolli da tutte le rivendite italiane. Nel frattempo però erano già stati venduti 79.000 francobolli “incriminati”, e la notizia della sospensione delle vendite cominciò a circolare tra i collezionisti e i giornalisti, che pubblicarono articoli dissacranti in cui si dava notizia della grossolana gaffe geografico-filatelica del ministero. C’era poi il problema di rimpiazzare il francobollo sbagliato, e al più presto, dal momento che doveva essere pronto per la partenza dell’aereo presidenziale prevista per il 6 aprile. Una speciale task force di impiegati e operai del Poligrafico dello Stato lavorò senza sosta per 48 ore consecutive, disegnando e mandando alle stampe in tutta fretta un nuovo francobollo con i confini del Perù “corretti”, che cioè evidenziava come parte del territorio peruviano anche la regione amazzonica settentrionale. Il nuovo francobollo fu stampato in grigio ardesia (da cui il nome “Gronchi grigio” con il quale è conosciuto tra i collezionisti) per differenziarlo da quello sbagliato rosa. Ma i guai non erano finiti qui: dei 79.000 Gronchi rosa già venduti, circa 10.000 erano stati già applicati sulle lettere che dovevano essere spedite in Sudamerica con l’aereo presidenziale, i famigerati “aerogrammi”. Non se ne parlava neanche di mandare una lettera col francobollo sbagliato proprio sui luoghi del fattaccio, per cui alcuni sfortunati impiegati delle Poste furono costretti a fare gli straordinari, tra il 4 e il 5 aprile, per radunare tutte le lettere in questione e applicare a ognuna di esse il francobollo nuovo e corretto, coprendo e nascondendo quello vecchio e sbagliato. Ma in alcuni casi i nostri eroi, presi dalla fretta e dalla stanchezza, non hanno fatto un lavoro preciso, e ci sono alcune buste, che ora sono vere e proprie chicche per i collezionisti con valutazioni che arrivano a 30.000 euro, dove il Gronchi grigio è stato applicato storto e uno o più lati dell’originale Gronchi rosa spuntano da sotto. Tutti gli altri esemplari di Gronchi rosa già stampati e ritirati dalla circolazione furono mandati al macero, una vera e propria damnatio memoriae che non fece altro che aumentare l’interesse per la vicenda e la rarità dei pochi esemplari che erano già stati venduti, consacrandoli come i francobolli più preziosi e ricercati mai stampati dallo Stato italiano. E tutto questo per una carta geografica non aggiornata!