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Francobolli, monete e incidenti geografici (Parte II)

Le 500 lire d'argento "bandiere rovesciate", la più famosa moneta italiana "con errore".

Collezionare francobolli e monete sembra ormai una passione da nonno. Eppure sono oggetti protagonisti di incredibili scandali e incidenti diplomatici, alcuni dei quali a tema geografico.

La scorsa settimana abbiamo cominciato un piccolo viaggio nei mondi della filatelia e della numismatica, rispettivamente lo studio e il collezionismo dei francobolli e delle monete. Ci si potrebbe chiedere che cosa abbiano a che fare queste due materie con la geografia, ma in realtà alcune delle vicende più curiose che hanno per protagonisti francobolli e monete hanno inaspettati risvolti geografici. Abbiamo già visto come il più famoso e quotato francobollo italiano, il cosiddetto Gronchi rosa, emesso nel 1961, debba il suo grande valore proprio a una clamorosa svista geografica commessa dal suo disegnatore, e dovuta all’uso di un atlante non aggiornato. All’epoca l’errore, corretto in tutta fretta, rischiò di creare un incidente diplomatico. Oggi invece parliamo di un caso più recente che riguarda una moneta, e che vede sempre come protagonisti gli sfortunati, per quanto di solito abilissimi, funzionari del benemerito Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

La moneta da 1000 lire nella versione originale uscita nel 1997, con il profilo dell’Europa (sulla sinistra) zeppo di imprecisioni ed errori geografici. Fonte: www.monetedivalore.it

Nel 1997, forse qualche lettore ricorderà, entrò in circolazione una nuova moneta del valore di 1000 lire, che secondo le intenzioni avrebbe dovuto sostituire la piccola banconota dello stesso valore, quella che ritraeva l’educatrice Maria Montessori. Era una bella moneta bimetallica, come gli attuali 1 e 2 euro, e somigliava alla famosa moneta da 500 lire che all’epoca circolava già da tempo. Al momento della sua introduzione si sapeva già che l’Italia, come molti altri Paesi dell’UE, avrebbe adottato l’euro di lì a pochi anni, e quindi la nuova emissione doveva essere una soluzione temporanea per “traghettare” la lira fino al suo glorioso pensionamento e alla sua sostituzione definitiva nel 2002. Forse proprio per questo motivo, come soggetto della nuova moneta da 1000 lire fu scelta proprio l’Europa: sul dritto (la “testa”) c’era il profilo di un volto femminile, mentre il rovescio (la “croce”) raffigurava una carta geografica di una parte del continente europeo, uno “scorcio” che riportava alcuni Stati dell’Europa Centrale, più la parte centro-settentrionale della Penisola Italiana. La carta geografica avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni, di tipo politico, in quanto si riconoscono delle linee che avrebbero dovuto rappresentare i confini tra gli Stati ritratti. Ma il condizionale che abbiamo appena usato non promette niente di buono, e in effetti qui si cela la magagna. Pochi giorni dopo l’entrata in circolazione delle nuove 1000 lire, alcuni appassionati si accorsero che la carta geografica dell’Europa riportata sulla moneta era completamente sballata. Tra i numerosi e grossolani errori che conteneva, il più evidente era l’indicazione del confine tra Germania Ovest e Germania Est, che però non esisteva più dal 1990! Non proprio il massimo, per una moneta che doveva celebrare l’Europa unita… Ma c’erano anche altre imprecisioni: la carta riportava una linea che doveva corrispondere, a dire il vero non troppo fedelmente, ai confini del Belgio. Peccato che il territorio dell’Olanda, appena sopra, non fosse delimitato da alcuna linea, per cui sembrava che i Paesi Bassi fossero stati annessi dalla Germania. Ma qualcosa non quadrava anche nel profilo delle coste: in particolare, la penisola che occupa la Danimarca, forse per un mal riuscito gioco di prospettiva, sembrava tutta storta rispetto a come è in realtà. Per farla breve, il profilo dell’Europa della nuova moneta da 1000 lire era un disastro dal punto di vista del rigore geografico.

La moneta da 1000 lire nella versione “corretta” uscita alla fine del 1997 e nel 1998, che contiene comunque ancora numerose imprecisioni. Fonte: www.monetedivalore.it

La notizia della “gaffe” geografica della Zecca dello Stato cominciò a essere riportata sui giornali e provocò un certo imbarazzo, analogo a quanto successo per il caso del Gronchi rosa: il governo italiano presentò scuse ufficiali all’ambasciata tedesca per non aver tenuto conto, nella nuova moneta, di un evento di una certa importanza per la storia europea com’era stata la riunificazione della Germania. Ma era evidente che si era trattato di una semplice svista, e la cosa finì lì, senza incidenti diplomatici al contrario di quanto era avvenuto per il Gronchi rosa nel 1961. Nelle settimane successive fu approntata e messa in circolazione una seconda tiratura “corretta” delle 1000 lire, con i confini della Germania giusti, le frontiere dell’Olanda ripristinate e la Danimarca raddrizzata. Il virgolettato però è d’obbligo, perché anche questa versione non è proprio un capolavoro di precisione, e mantiene numerosi errori. In particolare, dai confini tracciati sembra che l’Italia mantenga ancora la sovranità sull’Istria, cosa che avrà fatto piacere agli irriducibili irredentisti, ma che purtroppo non corrisponde alla realtà politica dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. La nuova versione corretta fu coniata anche nel successivo 1998, ma per gli anni successivi la produzione della moneta fu sospesa, tranne che per poche tirature commemorative, e quindi esistono solo 3 versioni della moneta da 1000 lire che hanno circolato in un certo numero: la prima del 1997 “sbagliata”, la seconda del 1997 “corretta” e quella del 1998, sempre “corretta”.

Il confronto tra le due versioni della moneta, con i confini diversi della Germania evidenziati, a destra quelli sbagliati e a sinistra quelli corretti. Fonte: www.lemonete.com

La gaffe dei confini sbagliati si risolse quindi in modo abbastanza indolore per le istituzioni. Un vero terremoto scosse invece, almeno per qualche giorno, il mondo del collezionismo. O meglio, l’eccitazione colse molte persone appassionate di monete, ma non i veri esperti di numismatica. Cavalcando la notizia, molti giornali si azzardarono infatti a prevedere che la nuova moneta “errata” sarebbe diventata una rarità e avrebbe acquisito un grande valore sul mercato collezionistico. I giornalisti immancabilmente facevano l’esempio dell’ormai ben conosciuto Gronchi rosa, ma anche del più famoso caso di questo tipo che riguardava una moneta italiana, quello delle celebri 500 lire d’argento che raffiguravano le tre caravelle di Cristoforo Colombo in navigazione, e che nella prima versione di prova, uscita nel 1957, avevano le bandiere sugli alberi maestri orientate all’indietro, come se le tre navi stessero navigando controvento. Nonostante le opinioni di esperti marinai secondo cui non si trattava per forza di un errore, dal momento che la moneta avrebbe potuto immortalare le caravelle mentre stavano navigando “di bolina”, le monete della tiratura ufficiale che uscirono successivamente furono corrette per presentare le bandiere nella direzione “giusta”. Il risultato è che oggi le 500 lire “bandiere rovesciate” sono diventate una rarità e valgono diverse migliaia di euro sul mercato collezionistico. Molte persone non particolarmente esperte di numismatica credettero che lo stesso sarebbe accaduto per le 1000 lire “sbagliate” e quindi, pensando di fare un colpo gobbo, si precipitarono in banca per comprare, prima che si esaurissero, rotolini di monete da 1000 lire “sbagliate” nuove di zecca, convinti che avrebbero acquistato chissà quale valore in futuro. In realtà, come gli esperti di collezionismo ben sanno, il valore di una moneta o di un francobollo di questo tipo non è dato dall’errore in sé, ma dalla rarità. Il Gronchi rosa è così ricercato perché, come abbiamo visto la settimana scorsa, fu precipitosamente ritirato dalla circolazione e distrutto, e oggi ne sopravvivono solo pochi esemplari. Le 500 lire d’argento “bandiere rovesciate” erano invece una versione di prova coniata in sole poche migliaia di esemplari, a fronte dei milioni con le bandiere dritte uscite negli anni successivi. Nel caso delle nostre 1000 lire “confini sbagliati”, invece, quando ci si accorse dell’errore ne erano già stati coniati già ben 100 milioni, e la Zecca dello Stato si affrettò a dichiarare che questi, per questioni di costi, non sarebbero stati ritirati dalla circolazione. Il risultato è che oggi un esemplare “nuovo di zecca” (“fior di conio” nel gergo numismatico), cioè che non ha mai circolato, delle 1000 lire sbagliate del 1997 ha un valore teorico di poco meno di 3 euro, non maggiore di molte monete analoghe di altri tagli e di pari condizione. Ma non è finita qui: la cosa paradossale è che la versione “corretta”, coniata precipitosamente nel 1997 per rimediare all’errore, in realtà è stata prodotta in quantità minore rispetto a quella sbagliata, 80 milioni di esemplari contro 100. Quindi, se proprio ci dev’essere una moneta più rara e di maggior valore, dovrebbe essere quella con i confini giusti!