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GEOblog rewind. Cina: il sogno interrotto del grattacielo più alto.

Raffigurazione artistica di Sky City, il potenziale grattacielo più alto del mondo in realizzazione a Changsha, in Cina. Fonte: www.broad.com

Come sono proseguite le storie raccontate in alcuni passati post di GEOblog? Una nuova rubrica prova a raccontare cosa è successo “dopo”.

Le tematiche e gli scenari di cui si parla qui a GEOblog sono quasi sempre assai complessi e in continuo divenire, e difficilmente si esauriscono una volta che se ne è dato notizia. Che si tratti di crisi internazionali, di movimenti indipendentisti o di colossali opere di ingegneria, il mondo è troppo complicato per esaurire un argomento in una pagina di blog. Anzi, molte volte negli scorsi mesi abbiamo lasciato i lettori in sospeso, alla vigilia di quelli che sembravano essere importanti sviluppi per gli scenari di cui avevamo appena parlato. Qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi, a distanza di mesi o anni, “ma come è andata a finire”? Una domanda tanto più giustificata se pensiamo ai meccanismi dei vari mezzi di informazione generalisti: televisioni, giornali e siti Internet sono spesso abituati a sparare una notizia con toni sensazionalistici, per poi prontamente dimenticarsene e passare ad altro, senza dare conto degli eventuali sviluppi. Non è quindi sempre facile scoprire cosa è successo “dopo”.

I profili di Sky City e del Burj Khalifa di Dubai messi a confronto. Fonte: www.skyscrapercity.com

Con la rubrica GEOblog rewind, che inauguriamo oggi, cercheremo soddisfare almeno in parte queste curiosità, riprendendo di volta in volta un passato articolo e raccontando le ultime novità su quel fronte. D’altra parte GEOblog è un canale di approfondimento, che non deve inseguire per forza le notizie del momento e più “attira click”. Per cominciare, che ne è stato del progetto per costruzione a Changsha, in Cina, di quello che avrebbe dovuto essere il grattacielo più alto del mondo? Ne avevamo parlato a fine maggio 2013 nel post I grattacieli “antenne” della crisi? L’annuncio aveva destato scalpore, e non poche perplessità, in tutto il mondo. Il magnate cinese Zhang Yue, proprietario della compagnia Broad Sustainable Group, aveva dichiarato che entro pochi mesi sarebbero presto iniziati i lavori, i cui costi previsti ammontavano a circa un miliardo e mezzo di dollari, per la costruzione del complesso chiamato Sky City, la cui torre principale sarebbe stata alta 838 metri, dieci metri in più dell’attuale grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai. Fin qui nulla di sconvolgente: un progetto ambizioso ma non impossibile, considerata la tendenza degli ultimi anni, che avevamo raccontato nello scorso post, che vede i grattacieli e le altre megastrutture più impressionanti del mondo costruite soprattutto in Medio ed Estremo Oriente, le aree meno toccate dalla crisi economica mondiale. Le maggiori perplessità manifestate dai giornalisti e dagli addetti ai lavori riguardavano però l’affermazione che il grattacielo sarebbe stato costruito in soli tre mesi, a fronte degli svariati anni impiegati per erigere edifici analoghi nel resto del mondo. Questo sarebbe stato possibile, a detta di Zhang Yue, grazie all’innovativo metodo di costruzione impiegato dalla sua società e basato sull’utilizzo di moduli prefabbricati, che avrebbe accorciato notevolmente i tempi. A dire il vero, la compagnia di Zhang Yue aveva già fatto notizia, nel gennaio 2012, per aver eretto un palazzo di 30 piani nel tempo record di soli 15 giorni. Ma la costruzione del grattacielo più alto del mondo sembrava ben altra sfida, e molti avevano avanzato dubbi sulla bontà del progetto di Sky City, soprattutto riguardo alla sicurezza dell’edificio e alla qualità dei materiali impiegati.

Le fondazioni abbandonate di Sky City sono usate per l’allevamento dei pesci dai giovani del luogo. Fonte: www.scmp.com

Dunque, cosa è successo da allora? Zhang Yue è riuscito a realizzare il suo sogno, e il grattacielo più alto del mondo svetta orgogliosamente sopra un’oscura città cinese? No, o almeno non ancora. Nell’annunciare un edificio che sfidava le leggi della fisica, Zhang Yue non aveva fatto i conti con un nemico ben più temibile: la burocrazia. Nel luglio del 2013, ad appena pochi giorni dalla fastosa cerimonia di posa della prima pietra di Sky City, le autorità locali della provincia di Changsha hanno imposto la sospensione dei lavori in attesa di compiere verifiche sul progetto e assicurarsi che l’opera rispettasse tutti i regolamenti edilizi e le norme di sicurezza. Ma le autorizzazioni alla costruzione non sono mai arrivate, e il progetto si è da allora impantanato, tanto figurativamente quanto letteralmente. Le imponenti fondazioni dell’edificio, l’unica parte dei lavori finora realizzata, giacciono abbandonate da ormai due anni e nel frattempo si sono allagate, formando delle gigantesche piscine artificiali. Le ultime notizie dalla mirabolante Sky City riguardano proprio questa parte del cantiere e sono piuttosto desolanti: pare infatti che gli abitanti del posto abbiano sfruttato la situazione e usino questi nuovi laghetti per l’allevamento di pesci, l’acquacoltura, con ragazzini che navigano sullo specchio d’acqua di quasi 5 ettari a bordo di canotti di fortuna. Una fine alquanto triste per quello che avrebbe dovuto essere il più maestoso edificio del mondo.

Mini Sky City, il grattacielo di 57 piani e alto 204 metri realizzato dal Broad Sustainable Group a Changsha. Fonte: www.bgr.com

Ma Zhang Yue non vuol sentir parlare di abbandono del progetto e risponde a tono ai giornalisti che hanno paragonato Sky City alla Torre di Babele, un’impresa dettata dalla megalomania e destinata a crollare. In una recente, lunga intervista concessa alla BBC, l’imprenditore cinese ha ribadito che i problemi con il governo, dettati a suo dire da vetusti pregiudizi e dall’invidia, saranno presto superati e che Sky City sorgerà. Per dimostrare la fattibilità del progetto e la propria risolutezza, lo scorso febbraio il Broad Sustainable Group ha completato, sempre nell’area di Changsha, la costruzione di un grattacielo di 57 piani in soli 19 giorni lavorativi. Battezzato opportunamente Mini Sky City, l’edificio è una sorta di fratello minore del futuro grattacielo più alto, ed è stato realizzato con le medesime tecniche che si prevedono di utilizzare per la grande torre.

Il magnate cinese Zhang Yue, padre del progetto Sky City. Fonte: www.bteam.org

Solo il tempo potrà dire se il sogno di Zhang Yue vedrà veramente la luce. Ma è il caso di notare la singolare coincidenza tra la sospensione del progetto Sky City e le notizie recenti e
sempre più allarmanti sul rallentamento del gigante economico cinese. Forse i problemi di Sky City non sono dovuti soltanto alla cecità della burocrazia della Repubblica Popolare, ma anche agli investitori che si sono tirati indietro, giudicando la congiuntura troppo sfavorevole per scommettere su un progetto tanto ambizioso. E torniamo quindi al nostro originale post sull’argomento grattacieli ed economia: forse i grattacieli sono davvero, e anche più fedelmente di quanto avessimo immaginato, le antenne della crisi.