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GEOblog rewind. Finalmente svelato il mistero di Amelia Earhart? Calma…

Un nuovo documentario di History Channel sostiene di aver scoperto prove inedite che getterebbero luce sulla sorte dalla pioniera del volo, scomparsa misteriosamente nel 1937. Ma i dubbi abbondano.

Oggi torniamo ad occuparci di uno dei più affascinanti misteri dell’aviazione, la scomparsa della pilota Amelia Earhart, pioniera del volo, e del suo navigatore Fred Noonan durante il tentativo di compiere il giro del mondo a bordo del loro bimotore Lockheed Model 10 Electra. Il 2 luglio 1937 i due partirono dall’aeroporto di Lae, in Nuova Guinea, per la terzultima tappa del loro volo, una delle più difficili poiché li avrebbe portati sopra le immense distese dell’Oceano Pacifico. La destinazione era la minuscola e sperduta isola di Howland, a oltre 4000 km di distanza. Ma i due non ci arrivarono mai, e la scomparsa di Amelia Earhart, che per le sue imprese e il fascino personale era diventata una vera e propria eroina nazionale americana, destò scalpore in tutto il mondo. Fin da subito emersero le più disparate teorie sulla sorte dei due aviatori, tutte accumunate dal rifiuto della spiegazione più tristemente probabile, e cioè che una serie di errori di navigazione porto l’areo fuori rotta e che questo, finito il carburante, si inabissò nelle profonde acque del Pacifico, trascinando con sé i propri avventurosi occupanti. Qualche anno fa ci eravamo già occupati di una delle più popolari tra queste teorie “alternative”, quella secondo cui Earhart e Noonan ebbero un problema ma riuscirono a deviare la rotta e ad atterrare sull’isola di Gardner, poco più che uno scoglio corallino posto circa 600 km a sud di Howland. Secondo questa teoria, i due sopravvissero per mesi sull’isolotto all’epoca disabitato, come proverebbero i resti di ossa e di alcuni oggetti che sarebbero appartenuti ai due. Ma secondo i critici le prove che sosterrebbero questa ipotesi sono tutt’altro che inconfutabili.

La locandina del documentario Amelia Earhart. The lost evidence, andato in onda negli USA, su History Channel, lo scorso 9 luglio. Fonte: www.history.com

Le altre teorie relative alla scomparsa sono se possibile ancora più fantasiose. Alcuni, tra il serio e il faceto, arrivarono a immaginare che Earhart e Noonan fossero stati rapiti dagli alieni, uno spunto ripreso perfino da una puntata del 1995 della serie fantascientifica Star Trek: Voyager. Ma la teoria alternativa che va per la maggiore è a base di spionaggio e intrighi internazionali: l’aereo di Earhart e Noonan avrebbe effettuato un atterraggio di fortuna in una delle tante isole che, nella regione, all’epoca ospitavano basi militari giapponesi, e qui sarebbero stati catturati e fatti sparire dai militari del Sol Levante, che li avrebbero creduti delle spie. Eravamo infatti a pochi anni dall’attacco giapponese a Pearl Harbour e dall’entrata degli USA nella Seconda Guerra Mondiale, e tra Stati Uniti e Giappone si stava giocando una delicata partita strategica per il controllo della regione pacifica. Qualcuno sostiene addirittura che Earhart e Noonan fossero davvero spie, e che i servizi segreti americani avessero detto loro di tenere gli occhi aperti su qualsiasi movimento giapponese nella regione, approfittando della copertura fornita dalla loro impresa aerea.

La foto al centro del documentario che, secondo gli autori, raffigurerebbe il porto di Jaluit nel 1937. Fonte: www.cnn.com

Qualche settimana fa ha fatto il giro del mondo la notizia che nuove prove a sostegno dell’ipotesi giapponese erano state scoperte, e che sarebbero state rivelate nel documentario di History Channel Amelia Earhart. The lost evidence, andato poi in onda lo scorso 9 luglio. Le tanto decantate “prove perdute” si riducono sostanzialmente a una: una fotografia scoperta dall’ex funzionario del Dipartimento del Tesoro americano Les Kinney. Questi, cercando documenti relativi al caso Earhart negli immensi depositi degli US National Archives, ha scoperto una scatola non datata contenente alcune fotografie. Tra queste spicca la foto di alcune persone che si trovano su un molo a cui sono ormeggiati diversi vascelli. Sullo sfondo c’è una nave sul cui ponte sembra sia caricato un aeroplano. A colpire in particolare Kinney sono state due figure: una ripresa di profilo a sinistra del gruppo di persone, e una al centro, seduta sul molo e ripresa di spalle, che dalla corporatura sembrerebbe una donna o un ragazzo. La didascalia che accompagna la foto indica che l’immagine raffigura il porto dell’isola di Jaluit, un atollo nell’arcipelago delle Isole Marshall, che nel periodo tra le due Guerre Mondiali era occupato dall’Impero Giapponese. Da questi pochi elementi Kinney e gli esperti a cui si è rivolto hanno concluso che l’uomo di profilo sarebbe Fred Noonan e la figura di spalle Amelia Earhart. Poiché non c’è alcuna notizia che i due misero mai piede sull’isola di Jaluit, e i loro movimenti erano ben documentati dai giornalisti che stavano seguendo la loro imprese, i ricercatori di History Channel hanno concluso che quella foto dev’essere stata scattata dopo la data ufficiale della loro scomparsa. Gli autori hanno anche identificato la nave sulla destra dell’immagine con la cannoniera giapponese Koshu Maru, che effettivamente aveva preso parte alle ricerche dei due aviatori nel 1937, e l’aereo che trasporta con il bimotore Electra di Earhart e Noonan. La conclusione degli autori History Channel è che i due piloti tentarono un ammaraggio di fortuna durante il loro ultimo volo, furono salvati dalla nave militare giapponese e, catturati con il sospetto di essere spie, furono infine trasferiti, dopo la sosta nel porto di Jaluit immortalata nella fotografia, in un campo di prigionia nell’isola di Saipan, dove morirono nel completo anonimato.

 

Il dettaglio della stessa foto ingrandita, con evidenziate le figure che, secondo gli autori del documentario, sarebbero Fred Noonan e Amelia Earhart. Fonte: www.people.com

La tesi del documentario è affascinante, ed è avvallata dalla valutazione di alcuni esperti di identificazione forense, che hanno esaminato la foto, confrontandola con le caratteristiche fisiche di Noonan e Earhart, e hanno concluso che c’è una buona probabilità che l’immagine raffiguri veramente i due aviatori scomparsi. Uno dei più grandi misteri contemporanei è stato dunque finalmente risolto? La realtà è purtroppo un'altra: le conclusioni di History Channel cominciano infatti a scricchiolare pericolosamente a un esame approfondito. Prendiamo per esempio il ruolo della Koshu Maru, una nave che era già stata collegata al mistero di Amelia Earhart in passato. Diversi ricercatori avevano avuto la possibilità di intervistare alcuni marinai che erano in servizio sul vascello giapponese all’epoca dei fatti, e questi avevano testimoniato che, sebbene la nave avesse effettivamente ricevuto l’ordine di stare all’erta e prepararsi a una possibile operazione di soccorso una volta che la notizia della scomparsa dell’aereo di Earhart e Noonan si era diffusa, l’equipaggio non avvistò mai un bel niente. Certo, i fanatici delle cospirazioni potrebbero ribattere che la possibile cattura dei due aviatori sarebbe stata coperta dal segreto militare, e l’equipaggio della nave avrebbe avuto ordini precisi di tenere la bocca chiusa sull’accaduto. Ma sembra assai improbabile che, decenni dopo i fatti e con l’impero giapponese già caduto da un pezzo, gli anziani marinai in pensione intervistati potessero avere motivi per mantenere ancora un segreto del genere. Ma il colpo di grazia alla tesi del documentario è arrivata appena un paio di giorni dopo la sua messa in onda, e demolisce proprio la prova principe degli autori, vale a dire la famosa fotografia che ritrarrebbe i due aviatori catturati. Un appassionato giapponese di storia militare ha infatti riferito sul suo blog di aver trovato la stessa identica fotografia mostrata nel documentario, pubblicata in un libro fotografico giapponese custodito presso la Biblioteca Nazionale Giapponese, che ne aveva digitalizzato e messo online una copia. Ma il punto fondamentale è che il libro è stato pubblicato sull’isola pacifica di Palau, anch’essa all’epoca parte dell’impero giapponese, nel 1935, cioè ben due anni prima della supposta data in cui sarebbe stata scattata secondo History Channel. La scena quindi non poteva includere Noonan ed Earhart, che in quel periodo erano da tutt’altra parte e non ancora dispersi. History Channel ha reagito alla notizia affermando che “un team di investigatori” sta prendendo in esame questa nuova circostanza emersa, ma pare evidente che i ricercatori del documentario abbiano preso una grossa cantonata. E purtroppo History Channel, che fino a qualche anno fa godeva di una fama di affidabilità nel mondo della divulgazione storica e scientifica, di recente non è nuovo a uscite del genere. L’anno scorso, per esempio, il canale ha mandato in onda il documentario in 8 puntate Hunting Hitler, che esplora la possibilità che il dittatore nazista abbia inscenato la propria morte e si sia rifugiato, come altri criminali di guerra nazisti, in Sudamerica. Il documentario portava come prova principale di questa tesi una foto che ritrarrebbe un anziano Adolf Hitler negli anni Sessanta, decenni dopo la sua morte “ufficiale”. Peccato che il vero uomo della foto è stato riconosciuto da diversi blogger, che l’hanno identificato con l’attore americano Moe Howard, il quale, ironia della sorte, aveva effettivamente interpretato Hitler in alcuni film parodistici degli anni Quaranta. Insomma, è come se un serio canale di documentari avesse cercato di convincerci che Hitler era ancora vivo mostrandoci una foto di Charlie Chaplin sul set de Il grande dittatore