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Geoblog rewind. Gibilterra e il rischio Brexit

Il piccolo ma strategico territorio sotto sovranità britannica rischia di vedere la propria economia e vita quotidiana strangolate in caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Qualche tempo fa abbiamo già avuto occasione di parlare di Gibilterra, la colonia britannica posta a sud del territorio spagnolo e affacciata sull’omonimo, strategico stretto che separa Europa e Africa da una parte, Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico dall’altra. La sovranità britannica sul piccolo territorio proteso nel mare e dominato dalla famosa Rocca è un relitto delle antiche guerre tra potenze europee dell’Età Moderna. Ma la Spagna, alla quale Gibilterra è stata strappata nel 1713 alla fine della Guerra di Successione Spagnola, ha sempre considerato l’occupazione inglese illegale, e fatto di tutto per ostacolare il dominio della Corona britannica. Ancora oggi la questione di Gibilterra è motivo di tensione diplomatica tra Regno Unito e Spagna, due Paese altrimenti stretti alleati nonché entrambi membri di lunga data dell’Unione Europea.

Nubi temporalesche si addensano sulla Rocca di Gibilterra. Fonte: www.picdn.net

Ed è proprio l’appartenenza o meno all’UE ad aver sollevato l’ultima polemica tra i due Paesi negli scorsi giorni. A preoccupare gli abitanti di Gibilterra è il referendum previsto nel Regno Unito il prossimo 23 giugno, in cui i cittadini britannici dovranno esprimersi su una questione di portata fondamentale non solo per la Gran Bretagna ma per tutta l’Europa: l’uscita o meno del loro Paese dall’Unione Europea, ovvero la famigerata Brexit. Se ne è parlato molto negli scorsi mesi e se ne parlerà ancora di più a ridosso della fatidica data; basti sapere che l’attuale premier britannico David Cameron, di fronte alle pressioni dei partiti e dei movimenti euroscettici del Regno Unito, nel 2015 è stato costretto per ragioni elettorali a promettere l’organizzazione del referendum, nonostante egli stesso si sia dichiarato contro l’uscita del Paese dall’UE. Attualmente i sondaggi sembrano anticipare una competizione sul filo di lana, con circa il 40% degli elettori favorevoli all’uscita e un altro 40% contrari, mentre il restante, cruciale 20% degli elettori è ancora indeciso. Negli ultimi giorni al dibattito sul referendum e la Brexit si è aggiunto anche il fattore Gibilterra: il ministro degli esteri spagnolo Jose Manuel Garcia-Margallo, il cui governo è sempre pronto ad attizzare il fuoco della polemica quando si tratta del destino della Rocca, ha dichiarato che, nel caso il Regno Unito decidesse di uscire dall’UE, la Spagna non si riterrà più vincolata dai trattati di unione doganale tra i Paesi dell’unione, e soprattutto dagli Accordi di Schengen sulla libera circolazione di merci e persone, e quindi potrebbe ripristinare severi controlli, in entrata e in uscita, al confine con Gibilterra.

Il primo ministro del governo locale di Gibilterra Fabian Picardo. Fonte: www.euroweeklynews.com

Non è la prima volta che la Spagna usa la minaccia dell’inasprimento dei controlli al confine per fare pressione sul Regno Unito riguardo la questione Gibilterra, e anzi per lunghi anni, durante la dittatura del generale Franco, il confine tra i due territori è rimasto sigillato. Dall’entrata della Spagna nell’UE nel 1986, però, il Paese iberico è stato costretto a conformarsi alle direttive comunitarie e ha potuto istituire controlli o chiudere il confine solo per periodi limitati e per motivi precisi, come previsto del resto dagli stessi Accordi di Schengen, e come avvenuto per esempio nell’estate del 2013, come avevamo visto a suo tempo. Tuttavia, nel caso il referendum decretasse l’uscita del Regno Unito dall’Unione, la Spagna non avrebbe più queste obbligazioni e potrebbe di fatto istituire un blocco totale alla circolazione terrestre da e verso Gibilterra. L’unico collegamento terrestre della colonia britannica con l’estero passa infatti per la Spagna, un confine da cui transitano ogni giorno oltre 10.000 lavoratori pendolari e, in alta stagione, decine di migliaia di turisti che visitano la Rocca in giornata. Senza contare i rifornimenti necessari per la vita quotidiana della popolazione, dal cibo a qualsiasi altro genere di bene di consumo, dal momento che Gibilterra non produce quasi nulla al suo interno. L’aumento dei controlli su questi transiti o addirittura il loro blocco metterebbero in ginocchio la colonia, che potrebbe essere raggiunta soltanto via mare. Ma ancora più disastrose si potrebbero rivelare le conseguenze che un’uscita del Regno Unito dall’UE potrebbe avere sui settori commerciale e finanziario di Gibilterra. Grazie al suo status di porto franco e alla favorevole legislazione fiscale, infatti, la colonia britannica è attualmente sede di migliaia di società finanziarie e di import-export, che costituiscono insieme al turismo il pilastro dell’economia gibilterrana. L’eventuale ripristino di dazi, controlli finanziari e tassazioni sfavorevoli per il passaggio di merci e capitali prevenienti dal resto dei Paesi dell’UE potrebbe rendere meno conveniente fare affari a Gibilterra e provocare una massiccia fuga di capitali. Il premier britannico Cameron non ha perso tempo nello sfruttare questo pericolo a fini elettorali e ha dichiarato che la minaccia all’economia di Gibilterra è un altro dei molti motivi per far restare il Regno Unito nell’Unione Europea. Da parte sua, il primo ministro del governo locale di Gibilterra, Fabian Picardo, ha già lanciato un appello ai suoi compatrioti per votare contro l’uscita dall’UE, lasciando intendere che, in caso contrario, la colonia potrebbe avviare negoziati indipendenti per rimanere nell’Unione a dispetto del distacco della madrepatria.