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Geografia da brividi

Il ponte sullo stretto dell'Øresund che collega Danimarca e Svezia, scenario principale del telefilm Bron. Fonte: www.panoramio.com

Una fortunata serie televisiva scandinava, riadattata negli Stati Uniti e in altri Paesi europei, usa il confine tra due Paesi come premessa di fondo per creare situazioni al cardiopalma. Con buona pace di chi ritiene la geografia noiosa… 

Chi ha avuto modo di leggere questo blog negli ultimi ultimi mesi ha potuto rendersi conto di come la geografia e gli argomenti a essa connessi siano tutt’altro che slegati dalla nostra vita e dalle nostre attività quotidiane, e quanto siano invece affascinanti i misteri e le curiosità che ruotano attorno alla sfera dei nostri rapporti col mondo e dei vari modi usati nella storia per rappresentarlo. Eppure persiste presso molti lo stereotipo della geografia come materia di studio noiosa, fatta solamente di lunghi elenchi di monti, fiumi, pianure, e piena di aridi dati su Paesi e città che la maggior parte di noi non avrà mai l’occasione di visitare di persona.

Fortunatamente non la pensano in questo modo gli autori e gli sceneggiatori di Bron (“il ponte” in svedese), serie televisiva inaugurata nel 2011 che sfrutta uno degli elementi geografici fondamentali, il confine tra due stati e tutti i rapporti e le situazioni che ruotano attorno ad esso, come espediente narrativo per dipanare una vicenda da thriller adrenalinico, piena di misteri e colpi si scena. Coprodotta da una televisione danese, una svedese e una tedesca, la serie inizia con il ritrovamento di un cadavere orribilmente mutilato sul ponte dell’Øresund, lungo 8 km, che collega Copenaghen in Danimarca e Malmö in Svezia attraversando l’omonimo stretto. Il corpo, non certo casualmente come si scoprirà, è stato abbandonato proprio lungo la linea che segna il confine tra Svezia e Danimarca, e perciò, ricadendo il crimine nella giurisdizione di entrambi i Paesi, le due forze di polizia si troveranno a collaborare forzatamente, nelle persone del burbero poliziotto danese Martin Rohde e della bella ma distaccata ispettrice svedese Saga Norén. L’investigazione porta ben presto i due in un mondo sommerso fatto di contrabbando, sfruttamento dei lavoratori e spionaggio industriale che ruota attorno al confine tra i due Paesi scandinavi. Del resto, i confini tra Stati e imperi sono sempre stati luoghi tanto pericolosi quanto interessanti, dove interessi, culture e stili di vita si incontrano e scontrano.

Il ponte sul Rio Grande tra El Paso e Ciudad Juárez in un poster del telefilm The Bridge. Fonte: www.wikipedia.org

Il successo della serie è stato tale, soprattutto grazie al brillante spunto “geografico” iniziale, da spingere una casa di produzione americana a realizzare un adattamento del telefilm, chiamato The Bridge, ambientato però nel ben più “caldo” confine tra Stati Uniti e Messico, e precisamente quello tra la città di El Paso in Arizona e quella di Ciudad Juárez nello Stato messicano di Chihuahua, due brulicanti metropoli collegate da un trafficatissimo ponte che attraversa il Rio Grande, il fiume che segna il confine tra i due Stati. Anche qui il cadavere viene ritrovato nel bel mezzo del ponte, proprio sulla linea di frontiera, e si forma un’eterogena coppia di poliziotti per indagare (il ruolo della riservata poliziotta statunitense è qui interpretato dalla famosa attrice di origine tedesca Diane Kruger), ma gli sceneggiatori americani hanno inserito nuovi spunti narrativi che riflettono lo scenario politico e sociale che caratterizza frontiera tra Stati Uniti e Messico, ben diverso da quello presente al confine tra due Paesi dell’Europa scandinava. Entrano così prepotentemente nella vicenda le violenze dei cartelli messicani, le potentissime organizzazioni di narcotrafficanti che gestiscono il traffico di droga e di immigrati clandestini lungo il confine tra i due Paesi americani, e lo sfruttamento delle giovani operaie nelle maquiladoras, fabbriche poste dal lato messicano del confine che producono beni a basso costo per il mercato statunitense. E proprio le giovani lavoratrici messicane sono le principali vittime dell’ondata di violenze che investe la città di Ciudad Juárez dai primi anni Novanta e che fino a ora ha portato allo scomparsa e all’uccisione di oltre 4000 giovani donne, una tragedia per indicare la quale è stata applicata per la prima volta nel mondo il terribile neologismo “femminicidio”. Le violenze di Ciudad Juárez hanno fatto il giro del mondo per la loro efferatezza e per il numero di vittime, oltre che per le critiche lanciate alla polizia e ai politici locali, accusati di essere complici dei delitti o quantomeno di essere stati corrotti per non perseguirli.

Gli attori Diane Kruger e Demián Bichir, protagonisti della serie The Bridge, adattamento americano del telefilm Bron. Fonte: www.hdmagazine.it

Ma non è finita qui: appena dopo il lancio della versione americana, il cui primo episodio è andato in onda nel 2013, è stato prodotto un altro adattamento che riporta la vicenda nel Vecchio Continente, ma in questo caso al confine tra Francia e Regno unito. Questa volta l’opera ingegneristica chiamata in causa è nientemeno che il tunnel ferroviario sotto la Manica. Una delle maggiori realizzazioni tecnologiche dell’umanità, è lungo circa 54 km (39 dei quali sotto il fondo marino) e collega il comune britannico di Cheriton a quello francese di Coquelles. È stato inaugurato nel 1994 dopo sette anni di lavori, e proprio alcuni giorni fa, il 6 maggio, si è celebrato il ventesimo anniversario della sua apertura. La nuova serie, chiamata (ovviamente) The Tunnel, è una coproduzione franco-britannica e vede qui come protagonisti un detective britannico e una poliziotta francese, la cui relazione si gioca tutta sulle differenze (e i relativi stereotipi) tra le abitudini, le culture e i meccanismo politici e amministrativi di Francia e Regno Unito.

La locandina della serie The Tunnel, trasmessa in Francia e distribuita in DVD dalla televisione Canal+. Fonte: www.zonacritica.com.br 

I confini sono sempre stati, formalmente, simbolo di divisione tra popoli e culture, ma spesso la loro presenza ha sortito l’effetto opposto, e si sono trasformati in punti di scambio non solo di merci e persone ma anche di culture, idee o semplici mode. I ponti (e il tunnel) di Bron e dei suoi adattamenti hanno giocato proprio questo ruolo, unendo due nazionalità sotto forma dei pubblici televisivi dei due differenti Paesi. L’originale scandinavo e l’adattamento franco-britannico sono infatti coproduzioni, pensati per essere visti dai pubblici di entrambi i Paesi in cui è ambientata la storia, e i rispettivi episodi delle due serie vanno in onda contemporaneamente, gli uni in Danimarca e Svezia e gli altri in Francia e Regno Unito. Considerando il ruolo fondamentale che la televisione ha avuto, e in molti casi ancora ha, per formare la cultura popolare e la mentalità di gran parte degli abitanti di un Paese, il fenomeno di questi thriller “di confine” è forse un importante segnale del fatto che gli europei stanno finalmente diventando un unico, grande popolo.

Dobbiamo dunque aspettarci anche un adattamento italiano di Bron/The Bridge? Il valico di Chiasso al confine italo-svizzero non sarà forse un’ambientazione affascinante quanto il tunnel sotto la Manica o il ponte sul Rio grande, ma non si può mai sapere…