Blog

Guerra per il tempio nel Sudest Asiatico

La bandiera cambogiana sventola sopra le rovine del tempio di Preah Vihear, al confine con la Thailandia. Fonte:  www.khonkaen.ws

Una disputa di confine tra due Paesi può avvenire non soltanto per il controllo di risorse naturali o punti strategici, ma anche per il possesso di un sito archeologico Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Un paio di giorni fa (lunedì 11 novembre) la Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario dell’ONU, con sede all’Aja nei Pasi Bassi, ha deliberato a favore della Cambogia nell’ambito di una disputa territoriale che vede impegnati da oltre un secolo il Paese del Sudest Asiatico e la vicina Thailandia, quella sulla sovranità del tempio Preah Vihear. Posto in cima a uno sperone di roccia nei Monti Dângrêk, che costituiscono il confine naturale tra i due Paesi, il tempio induista di Preah Vihear, la cui costruzione iniziò nel X secolo, è uno stupendo esempio di architettura khmer, analogo al più famoso complesso di templi di Angkor, situato anch’esso in Cambogia e di cui abbiamo già parlato in un precedente post sui siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Spettacolare veduta aerea del tempio di Preah Vihear, sui Monti Dângrêk. Fonte: www.1.bp.blogspot.com

La disputa per il possesso del tempio e del territorio circostante, fra Cambogia e Thailandia, iniziò nei primi anni del XX secolo, quando la Cambogia era una colonia francese e la Thailandia era ancora conosciuta come regno del Siam. I due Paesi firmarono nel 1907 un trattato per demarcare il confine tra i loro rispettivi territori, e si stabilì che la principale frontiera sarebbe stata tracciata in corrispondenza dello spartiacque dei Monti Dângrêk. La carta preparata per l’occasione sulla base delle rilevazioni di un gruppo di geografi francesi, però, faceva fare al confine una brusca deviazione dallo spartiacque naturale proprio in corrispondenza del tempio di Preah Vihear, che veniva così interamente inglobato nel territorio cambogiano. La Thailandia protestò, ma le sue pressioni su una potenza coloniale come la Francia non ebbero prevedibilmente alcun esito, e la carta “manipolata” rimase la fonte ufficiale, riconosciuta internazionalmente, sul confine tra i due Stati. Quando la Cambogia devenne indipendente nel 1953, la Thailandia si affrettò a riesumare la rivendicazione, occupando il tempio e il territorio circostante con i propri soldati. La questione esacerbò la già alta tensione tra i due Paesi, che ruppero ogni rapporto diplomatico e si minacciarono reciprocamente di rappresaglie armate. La Cambogia protestò ufficialmente contro l’occupazione thailandese del tempio presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, la quale nel 1962, basandosi ancora sulla carta francese del 1907, dichiarò che il tempio era in territorio cambogiano e che la Thailandia avrebbe dovuto ritirare i propri soldati dal sito.

Le due posizioni opposte sul confine thailandese-cambogiano: a destra la linea di confine ufficiale sostenuta dalla Cambogia, a sinistra quella rivendicata dalla Thailandia. Fonte: www.static.panoramio.com

La Thailandia non ha mai digerito la decisione dell’ONU e ancora oggi sostiene che il tempio di Preah Vihear è parte integrante della storia e della cultura thailandesi, tanto più che, data la sua collocazione sul versante thailandese dei Monti Dângrêk, è molto più facile raggiungere il sito dalla Thailandia che non dalla Cambogia, dove ci sono invece da scalare impervie pareti di roccia. La contesa è divampata con nuovo vigore nel 2008, quando l’UNESCO ha inserito il tempio di Preah Vihear nella lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Indignata per essersi fatta scippare un sito così prestigioso, la Thailandia ha cominciato a ricorrere alle maniere forti, aprendo il fuoco con la propria artiglieria sulle postazioni militari cambogiane attestate poco oltre il confine, che non hanno impiegato molto a rispondere. Le scaramucce tra i due eserciti, che hanno provocato diverse decine di morti tra militari e civili, sono continuate fino al 2011, quando una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia ha imposto la creazione di una zona demilitarizzata lungo il confine. Ma la contesa tra i due Paesi si era nel frattempo allargata dalle impervie montagne asiatiche ai meandri di Internet: nel 2010 il governo cambogiano aveva infatti inviato una lettera di protesta ufficiale contro il colosso informatico Google, poiché il popolare servizio Google Maps tracciava il confine tra due Paesi, in corrispondenza del tempio, lungo lo spartiacque naturale delle montagne e non secondo la linea tracciata dai francesi nel 1907, facendo così finire Preah Vihear in territorio thailandese. La dirigenza di Google si era poi scusata dichiarando che si era trattato soltanto di un errore tecnico, e ora, cercando il tempio su Google Maps, questi appare in territorio cambogiano. L’ultimo capitolo di questa odissea si è consumato proprio ieri: la Thailandia si era infatti rifiutata far abbandonare completamente la zona militarizzata dalle proprie forze di sicurezza; in risposta la Corte Internazionale di Giustizia ha ribadito che il tempio e il territorio immediatamente circostante appartengono incontrovertibilmente alla Cambogia e che la Thailandia deve ritirare ogni contingente militare dalla zona. A quanto pare la Cambogia, oltre che esultare per la decisione della Corte, si è affrettata a rioccupare il tempio con le proprie truppe, in barba all’ordine dello stesso organo dell’ONU che istituiva la zona demilitarizzata.