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I 150 anni della Società Geografica Italiana

La gloriosa istituzione protagonista della ricerca geografica in Italia festeggia il compleanno con una mostra, un convegno e una cerimonia aperta dal Presidente della Repubblica.

Uno degli obiettivi principali di GEOblog è quello di sfatare un pregiudizio ancora diffuso tra il pubblico meno informato, e cioè quello che la geografia sia una materia barbosa e ormai superata, incentrata sull’apprendimento nozionistico di nomi e fatti senza una vera e propria utilità. Anni di post sugli argomenti più disparati e affascinanti ci hanno invece (si spera) dimostrato che la geografia è quanto mai attuale: riguarda in realtà tutto ciò che ci circonda, e rappresenta una fondamentale chiave di lettura per comprendere il sempre più complesso e variegato mondo contemporaneo. Nell’Europa dell’Ottocento la geografia non stava ancora vivendo questa “crisi di mezz’età”, ed era anzi una disciplina sulla cresta dell’onda. Ampie regioni del mondo erano ancora quasi interamente sconosciute agli europei, e spedizioni partivano regolarmente dal Vecchio Continente alla volta di terre lontane, per cartografare luoghi ignoti e descrivere gli usi e i costumi dei loro abitanti. Nell’immaginario collettivo i geografi non erano affatto placidi studiosi immersi, in silenziose biblioteche, nella lettura di polverose mappe e antichi volumi, ma intrepidi avventurieri che partivano alla volta di destinazioni esotiche, vivevano mille pericoli, incontravano popoli sconosciuti e animali misteriosi, e tornavano in patria accolti da eroi.

Il palazzetto Mattei a Roma, sede storica della Società Geografica Italiana. Fonte: www.istantidibellezza.it

Per finanziare e organizzare questi eccitanti studi e spedizioni, proprio nel XIX secolo nacquero le società geografiche: riunivano studiosi di geografia e materie affini e avevano l’obiettivo di favorire lo scambio di conoscenze tra gli addetti ai lavori, pubblicare i loro studi e, soprattutto, organizzare viaggi e ricerche in ogni parte del mondo. La più nota tra queste società è forse la britannica Royal Geographical Society, fondata nel 1830, che vide tra i suoi membri alcuni dei più celebri scienziati ed esploratori del XIX e XX secolo, tra cui Charles Darwin, David Livingstone, Richard Francis Burton e Edmund Hillary. Le società geografiche erano finanziate dai rispettivi governi nazionali e da ricchi filantropi: il sostegno dato alla ricerca geografica da parte degli Stati europei e di facoltosi individui non era però dettato solo dall’amore disinteressato per la conoscenza: eravamo infatti nel pieno dell’era coloniale, e le maggiori potenze europee dell’epoca organizzavano e finanziavano spedizioni di esplorazione anche per scoprire nuove terre da conquistare e nuove ricchezze da sfruttare. Fu in questo clima che nacque a Firenze, nel 1867, la Società Geografica Italiana. Trasferitasi a Roma nel 1872, la Società si spostò nel 1924 nell’attuale, splendida sede del palazzetto Mattei, a due passi dal Colosseo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sindaco di Roma Virginia Raggi ammirano in anteprima la mostra allestita nella sede dalla Società Geografica Italiana. Fonte: Ufficio Stampa Quirinale.

Nel corso della sua lunga storia la Società Geografica Italiana ha organizzato e finanziato numerose spedizioni di ricerca ed esplorazione, che non a caso nei primi anni si concentrarono soprattutto sull’Africa centro-settentrionale, regione sulla quale l’Italia intendeva proiettarsi come potenza coloniale. Si susseguirono quindi spedizioni in Tunisia, Marocco e, soprattutto, nelle future colonie italiane di Eritrea ed Etiopia. Ma la SGI sostenne anche viaggi che passarono alla storia, come le celebri spedizioni polari del comandante Umberto Nobile. Nel frattempo la biblioteca e l’archivio della società si arricchivano di libri, carte geografiche, fotografie e documenti prodotti dai soci e frutto di lunghi viaggi e spedizioni in ogni angolo del mondo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la SGI abbandonò l’attività di organizzazione in prima persona di spedizioni e viaggi di ricerca, ma da allora la Società ha continuato a collaborare con vari enti statali e con le università per promuovere lo studio della geografia. Oggi il fiore all’occhiello della Società è la biblioteca, che custodisce oltre 400.000 volumi dedicati alle esplorazioni, ai viaggi e a tutte le materie connesse alla ricerca geografica. Le carte geografiche sono invece circa 200.000 e spaziano dagli antichi portolani medievali alle mappe cinesi e giapponesi del XVIII e XIX secolo. A questi materiali si aggiunge l’archivio con oltre 400.000 tra foto e filmati che documentano terre e popoli di ogni parte del mondo.


Il video del discorso del Presidente della Repubblica Mattarella alla cerimonia per i 150 anni della Società Geografica Italiana. Fonte: www.societageografica.net

La scorsa settimana la SGI ha festeggiato i 150 anni dalla sua fondazione con l’apertura di una mostra dal titolo “La geografia di una storia. La Società Geografica Italiana in 150 anni di storia italiana tra ricerca scientifica, diffusione culturale e impegno sociale”. Nella sede del palazzetto Mattei si possono ora ammirare alcuni dei pezzi più rari delle collezioni della SGI, insieme a documenti e cimeli che testimoniano la storia della Società. Insieme alla mostra è stato organizzato un convegno internazionale a cui partecipano studiosi di tutto il mondo, il cui obiettivo è dimostrare che, nell’epoca delle mappe online, dell’osservazione della Terra in tempo reale mediante i satelliti, e dei mezzi di trasporto superveloci, la geografia è come mai prima d’ora di fondamentale importanza per interpretare l’enorme mole di dati che ormai abbiamo a disposizione sul nostro pianeta. All’inaugurazione di mostra e convegno, lo scorso 16 maggio, è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo discorso di apertura ha sottolineato come “La geografia ci aiuta” a comprendere il mondo e a “vivere insieme in diversità condivise”.