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I muri australiani contro cani e gatti... (Parte I)

Nelle pagine di GEOblog abbiamo spesso parlato dei muri e delle barriere che, sempre più frequentemente, vengono eretti in molti Paesi del mondo per rispondere a una minaccia, vera o presunta, e tenere fuori gli “altri”. L’ultimo di cui ci siamo occupati è l’ormai celebre muro, ancora in fase di progettazione, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump intende costruire lungo l’intero confine tra USA e Messico, con l’intento dichiarato di tenere fuori dai confini nazionali immigrati clandestini, narcotrafficanti e ogni sorta di altro pericolo. Si tratterebbe di una barriera di dimensioni monumentali, in quanto il confine meridionale degli USA è lungo svariate migliaia di km. Ma non sarebbe la prima barriera di questa grandezza eretta nel mondo. Senza andare a scomodare precedenti illustri come la Grande Muraglia Cinese, c’è un altro Paese abituato a essere diviso da lunghissime barriere, e si tratta di uno Stato apparentemente insospettabile: l’Australia. La grande massa continentale australiana non confina con altri Stati, quindi ci si potrebbe chiedere a cosa servano queste strutture. La risposta è che le grandi barriere che attraversano il territorio australiano non sono fatte per tenere lontani gli immigrati o eventuali nemici umani, ma per proteggere l’ecosistema australiano dall’invasioni di specie animali “aliene”.

Un suggestivo panorama della Newhaven Wildlife Reserve, dove è in progetto la realizzazione di una grande barriere antigatto. Fonte: www.australianwildlife.org

Sappiamo che l’Australia rappresenta un unicum dal punto di vista naturalistico: il suo lungo isolamento dal resto del mondo ha infatti permesso l’evoluzione in questo territorio di animali e piante uniche nel loro genere, come nel caso dei mammiferi marsupiali, che vivono solo in Oceania, e alcuni dei quali, pensiamo al canguro e al koala, sono diventati animali simbolo dell’Australia. L’isolamento ecologico dell’Australia è anche un punto di forza del settore agricolo, in quanto le coltivazioni australiane non sono interessate da molte delle infestazioni - causate da altre piante, insetti o microorganismi – che affliggono invece le colture di altri continenti. Questo è possibile grazie ai ferrei controlli delle autorità di frontiera australiane, che fanno di tutto per impedire che esemplari vegetali o animali “alieni” raggiungano il suolo patrio, in quanto potenziali veicoli di contagi o infestazioni, e che costituirebbero pertanto una grave minaccia a un settore fiorente dell’economia nazionale. Chiunque sia stato in viaggio in Australia, o abbia anche solo visto qualche puntata di programmi televisivi come Airport Security, sa che esiste una lunghissima lista di oggetti e merci che è proibito introdurre sul suolo australiano, dai semi a moltissimi tipi di cibo e animali. Le autorità sono inflessibili nell’applicare queste regole, e le sanzioni molto salate.

Un gatto selvatico che ha appena catturato una preda nel tipico ambiente dell’outback australiano. Fonte: www.dailymail.co.uk

Ci sono però casi in cui il danno è ormai fatto: una specie “aliena” è giunta sul suolo australiano e le autorità non possono fare altro che prendere misure per contenere la sua diffusione e i danni che causa alle specie locali. Una di queste pericolose specie straniere è il comunissimo gatto domestico. Portato in Australia già secoli fa dai coloni europei, il gatto si è adattato meravigliosamente bene all’ambiente australiano. Molti esemplari nel corso dei secoli sono sfuggiti ai padroni umani, e oggi in Australia sono presenti fiorenti colonie di gatti selvatici. Ma il gatto è anche un efficiente predatore, e la sua introduzione ha rappresentato una grave minaccia per molti animali, tra cui i mammiferi marsupiali e molte specie di uccelli. Alcune di queste specie sono minacciate perché sono dirette prede dei gatti, altre invece subiscono la competizione dei felini, che sono migliori cacciatori e sottraggono così prede e territorio agli altri animali. Poiché sarebbe ormai impossibile eliminare l’intera popolazione australiana di gatti selvatici, le autorità hanno deciso in alcuni casi di ricorrere a misure drastiche. È solo di qualche giorno fa la notizia che i responsabili del Newhaven Wildlife Sanctuary, un’area protetta nel cuore dell’outaback australiano, a circa 350 km dalla città di Alice Spings, hanno deciso di costruire intorno a una delle aree del parco una recinzione elettrica lunga ben 44 km, che avrà il compito di tenere fuori i gatti selvatici e proteggere le specie autoctone, tra cui numerose varietà di uccelli che nidificano nella zona. L’obiettivo è creare una “cat free zone” da ripopolare con specie di marsupiali e di uccelli a rischio di estinzione. A differenza di molte altre barriere costruite nel mondo, quella australiana ha dunque uno scopo nobile, preservare la biodiversità di un territorio unic,  anche se i mici delle regione dovranno trovarsi altri territori di caccia. Per quanto sia impressionante, la barriera antigatto di 44 km in costruzione nel Newhaven Wildlife Sanctuary impallidisce di fronte a un’altra barriera, molto più vecchia e di dimensioni ben superiori, che taglia quasi in due il territorio australiano. Il suo scopo è analogo, ma in questo caso l’animale da cui proteggersi è l’eterna nemesi del gatto… il cane! Ma di questa curiosa barriera parleremo nel corso della prossima puntata.