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I nuovi Patrimoni dell’Umanità 2017

All’ultima riunione dell’UNESCO sono stati nominati i nuovi siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, sparsi in tutti i continenti. Con due nuove iscrizioni l’Italia mantiene il primato di Paese più ricco di Patrimoni. E, come al solito, non sono mancate le polemiche e gli incidenti diplomatici.

Si sono chiusi ieri a Cracovia, in Polonia, i lavori della 41a riunione del World Heritage Committe, l’organo dell’UNESCO incaricato, tra le altre cose, di conferire ai siti meritevoli del mondo l’ambito riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Come accade per molte di queste istituzioni transazionali, le decisioni del World Heritage Committe sono spesso e volentieri risultato di un complesso intreccio di pressioni politiche e giochi di potere tra i vari Stati coinvolti, e non mancano quasi mai di sollevare polemiche e, in alcuni casi, veri e propri incidenti diplomatici. La riunione appena conclusasi in Polonia, come vedremo, non ha fatto eccezione. Conferire a un sito il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità ha infatti forti ricadute economiche per l’area insignita di tale riconoscimento, in termini di visibilità mondiale e conseguente aumento del turismo, ma costituisce anche una questione molto importante in termine di prestigio per il Paese coinvolto. Senza contare che la nomina di un certo sito a Patrimonio Mondiale dell’Umanità ha spesso forti implicazioni simboliche, specie nelle parti del mondo interessati da conflitti e tensioni tra Stati, popoli e religioni.

Uno degli edifici modernisti realizzati durante l’epoca coloniale italiana nella capitale dell’Eritrea, Asmara. Fonte: www.designindaba.com

Nel corso della riunione di quest’anno il comitato ha conferito il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità a 21 nuovi siti, sparsi in tutti i continenti abitati, e ha approvato 4 nuove estensioni, cioè l’allargamento di un Patrimonio già esistente e nuovi siti e località, che possono trovarsi anche in Stati diversi nel caso dei Patrimoni transazionali. Alcune località sono assai note agli appassionati di viaggi e cultura, come il Lake District, la regione dei laghi nel nordovest dell’Inghilterra, la storica città di Yazd in Iran, oppure le grotte del massiccio del Giura in Germania, dove sono state rinvenute eccezionali pitture rupestri preistoriche. Altri siti sono un po’ meno noti, come le vestigia archeologiche della città africana di Mbanza Kongo, storica capitale di un antico regno nell’attuale Angola, oppure la miniera di argento e zinco di Tarnowskie Góry in Polonia, importante testimonianza di storia della tecnica e dell’economia. Un altro sito vede coinvolta indirettamente anche l’Italia: si tratta del centro storico di Asmara, la capitale dell’Eritrea che visse il suo più importante sviluppo durante il periodo coloniale italiano. Qui, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, fu varato un importante piano urbanistico che trasformò la città con la realizzazione di edifici e infrastrutture in stile modernista, uno dei primissimi esempi di architettura contemporanea nel continente africano.

La città fortificata di Palmanova, con la sua caratteristica struttura a stella, è una delle meraviglie di ingegneria militare dell’Età moderna. Fonte: www.palmanova.it

Sono molte le località italiane a entrare nella lista dell’UNESCO nell’ambito di due Patrimoni “estesi” che comprendono più siti, uno creato ex novo in quest’occasione, l’altro già esistente e oggetto di una delle quattro “estensioni” decise dal Comitato quest’anno. Il primo riguarda le Fortificazioni Veneziane tra XV e XVII secolo, e comprende siti in Italia, Croazia e Montenegro che conservano le importanti opere difensive realizzate della Repubblica di Venezia nel corso del suo dominio sulla regione adriatica. Tra le località italiane ci sono la splendida città-fortezza di Palmanova in Friuli Venezia Giulia, le mura veneziane di Bergamo e le fortificazioni di Peschiera Borromeo in Lombardia. Le altre località italiane rientrano invece nel Patrimonio Foreste Primordiali di Faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Si tratta dei resti delle antiche foreste che in tempi preistorici coprivano quasi interamente il continente europeo, e che sono quasi del tutto scomparse nel corso dei secoli a causa dall’attività dell’uomo. Inizialmente comprendenti alcune antiche foreste dell’Europa orientale, il Patrimonio è stato poi allargato, tra le altre, a località in Austria, Belgio, Spagna e, per l’appunto, l’Italia, con l’inclusione di antiche faggete dell’arco appenninico, dalla Toscana alla Calabria. Aree peraltro già protette in molti casi dallo Stato italiano, dal momento che si trovano nel territorio di storici Parchi Nazionali come quello d’Abruzzo e quello delle Foreste Casentinesi. Con queste new entry l’Italia conferma il suo straordinario primato di Paese che può vantare il maggior numero di Patrimoni Mondiali dell’Umanità al mondo, ben 53, anche il nostro Paese è ormai tallonato dal gigante Cina, che ha avuto anch’essa due nuove aggiunte quest’anno, e per il momento si ferma a 52.

La Tomba dei Patriarchi a Hebron, in Cisgiordania, è il punto focale della nuova rovente polemica tra Israele e l’UNESCO. Fonte: www.timesofisrael.com

La festa per le località e i Paesi insigniti dei nuovi riconoscimenti è stata però funestata da una polemica al vetriolo tra UNESCO e Stato di Israele. Nella lista dei nuovi Patrimoni figura infatti il centro storico della città di Hebron, che si trova nel neonato Stato della Palestina, Paese riconosciuto parzialmente dall’ONU ma non da una parte rilevante dei suoi Paesi membri, tra cui Israele e Stati Uniti. Tra i luoghi citati nel riconoscimento c’è la Tomba dei Patriarchi, il sito che secondo le tradizione ebraica, cristiana e islamica ospiterebbe la sepoltura del patriarca biblico Abramo. Ebbene, il governo israeliano ha accusato l’UNESCO di aver escluso, nella descrizione e nelle motivazioni per il riconoscimento della città a Patrimonio dell’Umanità, qualsiasi riferimento a Israele e alla tradizione ebraica, e indicandolo di fatto come un sito esclusivamente palestinese. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano è stato durissimo, stigmatizzando la decisione dell’UNESCO come una “macchia morale”, mentre il governo palestinese ha salutato con gioia il riconoscimento, che di fatto mette un nuovo mattone al più ampio riconoscimento dello Stato palestinese nell’ambito della comunità internazionale. Non si tratta fra l’altro della prima polemica del genere: il governo israeliano accusa da anni il comitato direttivo dell’UNESCO di avere posizioni antisraeliane e filopalestinesi, e di essere pesantemente influenzato dal blocco degli Stati arabi, che manovrerebbero l’agenzia dell’ONU per minare la legittimità dello Stato di Israele sul piano internazionale e rafforzare al contempo la Palestina come Stato autonomo. Anche quella che dovrebbe essere una festa della cultura in tutto il mondo, quindi, non è immune alle manovre della geopolitica internazionale.