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I nuovi Patrimoni Mondiali dell’Umanità

L’UNESCO ha scelto in questi giorni 19 siti degni di entrare nell’esclusivo club dei luoghi mondiali più significativi dal punto di vista storico e naturalistico. Due si trovano in Italia.

Si è conclusa ieri, con una suggestiva cerimonia nel monumentale complesso dei templi di Angkor, in Cambogia, la 37a Riunione del World Heritage Committee, il comitato facente capo all’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization; Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) e responsabile dell’iscrizione di nuovi siti nella lista del luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Nata nel 1972, la lista, in costante espansione, comprende i luoghi mondiali ritenuti più importanti dal punto di vista storico, artistico o naturalistico, e quindi particolarmente meritevoli di attività di conservazione e protezione.

La Riunione appena terminata, i cui lavori si sono tenuti nella capitale cambogiana Phnom Penh, ha iscritto nella lista 19 nuovi siti, portando così il numero totale dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità a 981, sparsi in 160 Paesi del mondo. La stampa nazionale ha dato ovviamente grande risalto ai due nuovi siti italiani entrati nel club. Il primo è l’Etna: il grande vulcano siciliano, insieme al territorio circostante, corrispondente grosso modo all’area del Parco Regionale dell’Etna, è stato nominato in quanto “uno dei più attivi stratovulcani del mondo” la cui storia eruttiva è documentata da oltre 500.000 anni attraverso le testimonianze geologiche e da 2700 anni mediante quelle storiche, caso unico al mondo. Il secondo sito italiano è invece del tipo “diffuso”, composto cioè da più luoghi legati tra loro da un’origine o una caratteristica storica/culturale comune. In questo caso si tratta delle Ville e Giardini dei Medici in Toscana, il complesso di residenze nobiliari un tempo appartenute ai Medici, signori di Firenze, tra cui la splendida Villa La Petraia, a pochi chilometri da Firenze, e, sempre nel capoluogo toscano, il Giardino di Boboli (del quale abbiamo avuto occasione di parlare in un precedente post). Con queste aggiunte, l’Italia mantiene saldamente il primato di Paese con il maggior numero di siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità, ben 49. Seguono a distanza Cina e Spagna, entrambe con 44 siti. Sono dati che dovrebbero far riflettere, soprattutto alla luce delle polemiche sulle scarse risorse destinate alla conservazione dei beni culturali in Italia.

Il Giordino di Boboli a Firenze è appena entrato nella lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Fonte: www.polomuseale.firenze.it

Ma anche gli altri 17 siti neoiscritti nella lista UNESCO sono estremamente importanti. Alcuni sono luoghi celebri quanto o più di quelli italiani, come il Monte Fuji in Giappone, il cui caratteristico cono innevato ha avuto una parte importantissima nella vita e nella cultura giapponese, attirando sulle sue pendici splendidi templi e monasteri e ispirando alcuni dei più famosi artisti nipponici, come Katsushika Hokusai (1760-1849). Altri siti sono invece molto meno conosciuti, e quindi tutti da scoprire e valorizzare, come la piccola (poco più di 1000 abitanti) città portuale di Levuka, nelle Isole Fiji, l’antica stazione baleniera di Red Bay, sulla costa canadese, oppure un altro sito naturalistico come il Tajik National Park, nel Tagikistan, un’enorme area protetta (26.000 km2, il 18% dell’intera estensione del Tagikistan) che comprende le vette del massiccio montuoso del Pamir.

Una delle 36 Vedute del Monte Fuji, la serie di incisioni realizzata dal celebre artista giapponese Katsushika Hokusai nell'Ottocento. Fonte: www.it.wikipedia.org

Per quanto il conferimento dello status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità sia molto prestigioso, e la lista dei luoghi candidati sia lunghissima, non dobbiamo immaginare che tale riconoscimento sia una sorta di “bacchetta magica” che trasforma i luoghi iscritti nell’elenco in destinazioni da sogno. I luoghi in lista erano già siti di grandissimo interesse anche prima di essere scelti dall’UNESCO, il quale non fa altro che riconoscere un dato di fatto. L’inserimento nella lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Umanità porta comunque grandissimi vantaggi, il che spiega la lunga lista d’attesa per entrare a farvi parte. Il guadagno in termini di prestigio e notorietà è innegabile: un luogo scelto dall’UNESCO si ritrova improvvisamente su tutti i giornali del mondo, le riviste di viaggi e natura gli dedicano reportage, e i tour operator turistici lo includono più facilmente tra le destinazioni dei viaggi da loro proposti, con tutti i conseguenti benefici per l’industria turistica locale. Ma, a dispetto di questi vantaggi, non tutti i governi sono contenti di avere sul proprio territorio un sito Patrimonio dell’Umanità. Inserire un sito nella lista UNESCO significa metterlo al centro dell’attenzione mondiale, e molti Paesi non vogliono sentirsi esposti al giudizio della comunità internazionale riguardo al modo in cui il loro patrimonio è protetto (o meno). Spesso l’UNESCO nomina particolari siti proprio con questo intento “politico”, inserendo nella lista luoghi minacciati o non abbastanza tutelati, oppure mettendo luoghi già in lista nella categoria “siti in pericolo”. È un modo della comunità internazionale per fare pressione sui Paesi che, si ritiene, non fanno abbastanza per tutelare il proprio patrimonio nazionale.

Purtroppo lo status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità non è uno scudo magico che protegge i luoghi in elenco da depredazioni, malversazioni e scempi, compiuti in nome di deliranti ideologie o di interessi economici o politici senza scrupoli. Tristemente noto è il caso dei Buddha di Bamyan, le due colossali statue del III e V secolo d.C. scavate nella roccia nella valle di Bamyan in Afghanistan, distrutte nel 2001 dai talebani, i membri del movimento fondamentalista islamico allora al governo nel Paese. Più recentemente, nella seconda metà del 2012, i mausolei e le moschee della città di Timbuctù in Mali, con la loro inconfondibile architettura che fa uso del fango essiccato come principale materiale di costruzione, sono stati danneggiati dai guerriglieri separatisti che avevano preso il controllo della parte settentrionale del Paese. La città è poi stata riconquistata dall’esercito regolare grazie anche all’intervento di truppe francesi.