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I viaggi da sogno del 2018 (Parte II)

Il nuovo anno è appena iniziato e il web è già pieno di suggerimenti per fantastici viaggi da intraprendere nei prossimi mesi. E alcune delle destinazioni più gettonate sono vecchie conoscenze di GEOblog.

La scorsa settimana abbiamo iniziato un viaggio tra le destinazioni insolite e misteriose che giornali e siti web propongono di visitare nel corso dell’anno appena cominciato. Abbiamo visto che, finalmente, lo scorso autunno è stato inaugurato, dopo mille ritardi e polemiche, l’aeroporto sulla sperduta isola di Sant’Elena, nell'Oceano Atlantico, che collega finalmente no dei luoghi più remoti della Terra al resto del mondo. Sant’Elena è ormai è diventata una vecchia conoscenza di GEOblog, con tutti gli articoli che le abbiamo dedicato. Ma nella classifica delle mete più particolari da visitare nel 2018, fatta dal popolare giornale online The Daily Beast, c’è anche un altro luogo che i nostri lettori più affezionati dovrebbero conoscere, anche se magari se lo ricordano sotto un altro nome.

 

Uno dei tanti orsi polari che abitano le Svalbard. Turisti da tutto il mondo vengono per osservarli, ma bisogna avvicinarli con attenzione e in compagnia di guide esperte. Fonte: www.naturalworldsafaris.com

Stiamo parlando delle Isole Svalbard, il gelido arcipelago dell’atlantico settentrionale, che si trova sotto la sovranità della Norvegia e costituisce il territorio europeo più vicino al Polo Nord. L’ambiente delle Svalbard è tanto selvaggio quanto pericoloso: le acque circostanti, ricche di balene e foche, d’inverno ghiacciano formando iceberg assai insidiosi per la navigazione; ma anche la terra non è da meno: si stima infatti che nell’arcipelago vivano quasi mille grandi orsi polari, che alla fine dell’inverno si avvicinano ai pochi centri abitati in cerca di cibo. Le Svalbard sono probabilmente l’unica area al mondo dove le persone, cittadini e turisti, sono obbligati a portare con sé un’arma quando si avventurano fuori dai villaggi. Nello specifico, una carabina da caccia grossa per difendersi dai possibili attacchi degli orsi, anche se sono una specie protetta ed è consentito sparare solo in caso di immediato pericolo di vita. I nostri lettori forse si ricorderanno che abbiamo parlato delle Svalbard raccontando della serie televisiva Fortitude, prodotta da Sky Atlantic. Nel telefilm non si nomina mai il nome dell’arcipelago polare dove è ambientata la storia, tra il thriller e il fantascientifico, ma è evidente che si tratta dalle Svalbard, e che la stessa cittadina di Fortitude che dà il nome alla serie è il corrispettivo del capoluogo dell’arcipelago, Longyearbyen, una brulicante metropoli con una popolazione di ben 2.100 abitanti.

La “piazza” principale di Pyramiden, circondata da edifici costruiti nello stile in uso in Siberia, recentemente restaurati. Fonte: www.wikipedia.org

Nello specifico, l’articolo del Daily Beast invita a visitare una suggestiva località che, per aggiungere ulteriore interesse a noi di GEOblog, ha la particolarità di essere in stato di semiabbandono. Si tratta di Pyramiden, un insediamento minerario che sorge sull’isola di Spitsbergen, la più grande dell’arcipelago, a nordest di Longyearbyen. Nel 1927 il territorio intorno a Pyramiden fu dato in concessione dal governo norvegese a una compagnia mineraria sovietica, che costruì la cittadina per ospitare i propri operai impiegati nell’estrazione di carbone. Pyramiden divenne così una località unica: un modello di insediamento in stile comunista dalla parte “sbagliata” della Cortina di Ferro, in un territorio che faceva tecnicamente parte dell’Europa Occidentale, e per di più sotto la sovranità di un Paese membro della NATO. L’insediamento arrivò ad ospitare oltre 1000 abitanti, serviti da tutta una serie di strutture allestite dalla compagnia, tra cui una biblioteca, palestre, campi da calcio e basket, un ospedale attrezzato e un cinema. Pare che tra gli anni Sessanta e Settanta, in piena Guerra Fredda, Pyramiden ospitasse perfino un ufficio locale del KGB, il servizio segreto sovietico. L’insediamento e i vicini impianti minerari rimasero attivi anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, ma la crisi della Russia post-sovietica all’inizio degli anni Novanta si fece sentire pesantemente anche qui. I finanziamenti statali diminuirono e l’attività mineraria cominciò a languire. Il colpo di grazia giunse però nel 1996, quando il volo 2801 della Vnukovo Airlines, un charter proveniente da Mosca che trasportava solo operai e famiglie di Pyramiden e di altri insediamenti russi che tornavano dalla madrepatria, si schiantò in fase di atterraggio all’aeroporto di Longyearbyen, provocando la morte di tutte le 141 persone a bordo. Gli abitanti di Pyramiden non si ripresero mai dalla tragedia, e la compagnia mineraria decise di chiudere le miniere nel 1998, quando nel paese risiedevano già meno di 300 persone.

L’Hotel Tulip non è certamente una sistemazione di charme, ma è l’unico nel raggio di 50 km, e offre un’esperienza imperdibile per i nostalgici delle atmosfere in stile comunista. Fonte: www.2.bp.blogspot.com

Per molti anni Pyramiden rimase in stato di quasi totale abbandono. Se ne erano andati tutti tranne una manciata di custodi che si davano il turno per mantenere in buone condizioni edifici e macchinari, per quanto era possibile nel difficile clima artico. Negli ultimi anni è però cresciuta in tutto il mondo la fascinazione per i luoghi abbandonati e le "città fantasma", meglio se collocati nei luoghi più remoti e inospitali (una fascinazione dalla quale non siamo immuni nemmeno noi di GEOblog), e Pyramiden è diventata, grazie al passaparola e a Internet, una specie di destinazione di culto per i viaggiatori più avventurosi. Era quindi inevitabile che alcuni imprenditori fiutassero l’affare, e dal 2007 la compagnia mineraria russa Arktikugol, che è ancora proprietaria del sito, ha cominciato i lavori di ristrutturazione per riaprire Pyramiden e farla diventare un’attrazione turistica. Nel 2011 ha riaperto l’albergo Tulip, che è raggiungibile dai visitatori via mare o con un suggestivo viaggio in motoslitta da Longyearbyen. Annesso all’albergo c’è anche un piccolo museo sulla storia del villaggio. Oggi Pyramiden rimane una destinazione esclusiva, riservata agli amanti dei viaggi avventurosi, ma non è detto che, con l’aumento del turismo mondiale e i rivolgimenti causati dai cambiamenti climatici, questo sperduto pezzo di Unione Sovietica preservatosi nell’Artico non possa diventare un luogo alla moda…