Blog

Il laser rivela i segreti dei maya

Una nuova tecnologia ha permesso di scoprire che la civiltà maya era molto più vasta e popolosa di quanto si pensasse. Quali meraviglie si nascondono ancora nella jungla dell’America Centrale?

In un mondo ormai percorso quasi ogni giorno da mirabolanti “notizie” che promettono di sconvolgere la nostra vita, e che si rivelano quasi sempre esagerazioni e “bufale”, appassionati e addetti ai lavori non hanno forse reagito con il dovuto entusiasmo all’annuncio, avvenuto agli inizi di febbraio, della “più grande scoperta archeologica degli ultimi 150 anni”. L’annuncio riguardava la civiltà maya, e questo potrebbe aver contribuito a far aumentar lo scetticismo, dato che i maya e le altre civiltà mesoamericane sono uno dei temi preferiti di sciroccati e amanti della “fantarcheologia”, sedicenti ricercatori convinti che antiche civiltà siano entrate in contatto con supposti popoli extraterrestri, oppure con gli abitanti del continente perduto di Atlantide. Noi stessi, qui a GEOblog, qualche tempo fa avevamo parlato del ragazzino canadese che, secondo alcune frettolose ricostruzioni giornalistiche, avrebbe scoperto un’antica città maya senza mai muoversi da casa sua, prevedendo la sua posizione dallo studio delle costellazioni celesti. Come al solito, la notizia è stata poi ridimensionata, per poi finire nel dimenticatoio. Questa volta però la scoperta sembra essere genuina, ed è accompagnata da una confortante massa di dati scientifici.

Grazie alla nuova tecnologia LiDAR anche siti archeologici ben conosciuti, come la grande città maya di Tikal (raffigurata sopra in un’immagine “normale”), rivelano nuove, inaspettate strutture ed edifici. Fonte: www.news.nationalgeographic.com

In breve, un team di ricercatori sotto l’egida della PACUNAM Foundation, un’organizzazione no-profit guatemalteca impegnata nello sviluppo sostenibile e nella valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico del Guatemala, ha condotto una serie di rilevamenti con un nuovo, avveniristico strumento nell’area della Mayan Biosphere Reserve. Si tratta di un’area tutelata dall’UNESCO nella provincia di Petén, al confine tra Guatemala e Messico, e coperta da una lussureggiante jungla. E qui si trovano anche alcuni dei più importanti siti archeologici riconducibili alla civiltà maya, come la famosa città di Tikal. Ciò che gli archeologi e gli altri studiosi del progetto, che è stato sponsorizzato dalla rivista National Geographic (la quale si è così assicurata l’esclusiva per realizzare un documentario televisivo sulla scoperta), hanno scoperto è sorprendente. La fitta vegetazione della jungla guatemalteca, che impedisce di effettuare ogni osservazione aerea convenzionale ed è così inospitale da rendere assai difficili anche le spedizioni terrestri, nasconde centinaia di rovine di edifici e altre strutture, realizzati durante l’epoca maya, del tutto sconosciute agli archeologi. Resti di templi e altri edifici pubblici, grandi strade sopraelevate, canali di irrigazione, rovine di ponti, fortificazioni e altre infrastrutture sono ora sommerse dall’impenetrabile foresta tropicale, ma secoli fa, all’apice dell’epoca maya, facevano parte di una complessa rete che si estendeva, secondo gli studiosi, per buona parte dell’America Centrale.

Le aree sottoposte a indagine con la nuova tecnologia LiDAR, riportate in colore più chiaro sulla mappa, fanno parte dalla Mayan Biosphere Reserve, al confine tra Guatemala e Messico. Fonte: www.news.nationalgeographic.com

La scoperta costringerà gli studiosi di civiltà mesoamericane a rivedere tutta le proprie convinzioni sulla civiltà e la cultura dei maya. Fino a oggi si riteneva che, all’apice della sua potenza, la civiltà maya non contasse più di 5 milioni di persone, sparse su un’ampia area, ma concentrate in poche città-stato isolate, quelle finora scoperte dagli archeologi. Ma la miriade di nuove strutture scoperte dal team della PACUNAM Foundation mostrano che il territorio maya era molto più densamente popolato di quanto si pensasse, e che le grandi città non erano affetto isolate, ma connesse tra loro da una fitta rete di vie di comunicazione e centri minori. Ora gli studiosi sono convinti che la civiltà maya fosse molto più avanzata e prospera di quanto si pensasse, arrivando a contare almeno 10 o anche 15 milioni di persone. Una scoperta che assesta un altro duro colpo all’opinione, già aspramente criticata, che le civiltà mesoamericane fossero inferiori, quanto a grandezza e sofisticazione, a quelle che fiorirono contemporaneamente in Europa e Asia.

  

Quella che sembra una semplice collinetta sommersa dalla vegetazione nella fitta foresta tropicale del Guatemala (a sinistra) agli “occhi” del lidar si rivela per quello che è realmente: le rovine di un’antica piramide maya (a destra), nascoste da secoli. Fonte: www.news.nationalgeographic.com

Ma qual è il nuovo, rivoluzionario strumento che ha permesso di fare questa sensazionale scoperta? Si chiama LiDAR, che è l’acronimo di Light Detection and Ranging. Il suo funzionamento è simile a quello del radar (acronimo di Radio Detection and Ranging), solo che, al posto di usare un fascio di onde radio per individuare oggetti lontani, usa la luce, e per la precisione un laser. Lo strumento, installato a bordo di un aeroplano, “spara” il laser verso il terreno da rilevare e, a seconda della direzione a del tempo che questo impiega e rimbalzare e a tornare verso un sensore ricevente, fornisce informazioni per ricostruire con estrema precisione la forma e le caratteristiche dell’area bersaglio. La particolarità del LiDAR è che la frequenza del laser usato permette di “vedere” sotto certi ostacoli, come la folta cappa di foglie di una jungla tropicale, permettendo così di mappare il terreno nascosto dalla foresta. Abbiamo già visto in passato che anche alcuni tipi di radar hanno questa stessa capacità, e sono stati installati su satelliti artificiali proprio per osservare il terreno sotto questa nuova luce. Ma il LiDAR, grazie alla tecnologia laser, è molto più preciso di qualunque radar. Combinando il LiDAR a un ricevitore GPS, è possibile creare mappe estremamente dettagliate del terreno sottostante, facendo emergere strutture nascoste da secoli. Quella che sembra una semplice collinetta coperta da muschio e arbusti si rivela il fianco di una grande piramide maya, e un avvallamento del terreno potrebbe essere invece tutto ciò che resta di un lungo canale di irrigazione scavato secoli fa. Gli archeologi, per quanto eccitati dalla scoperta, sono però anche cauti e hanno subito soffocato le speranze di appassionati e cacciatori di tesori, che già si immaginavano intere città e templi inesplorati dove scoprire chissà quali oggetti preziosi e reperti inestimabili. In realtà, precisano i responsabili del progetto, le nuove strutture individuate dal LiDAR erano sconosciute agli studiosi contemporanei, ma con ogni probabilità non agli abitanti della regione, che in seguito al declino della civiltà maya hanno avuto a disposizione secoli per saccheggiare ogni possibile oggetto di valore dalle rovine. Ora gli studiosi contano di estendere i rilevamenti con il LiDAR a nuove aree, fino a coprire, in prospettiva, tutte le vaste regioni dell’America Centrale dove si contano insediamenti maya.