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Incidente (diplomatico) al Giro d’Italia

L’edizione 2018 della corsa rosa partirà da Israele, ma l’uso di un nome geografico controverso durante la presentazione del Giro ha fatto infuriare il governo israeliano, proprio nei giorni in cui il mondo si infiamma per lo status di Gerusalemme.

Qui a GEOblog ci siamo occupati diverse volte, e non poteva essere diversamente, di uno dei punti più caldi della geopolitica mondiale, il Medio Oriente, e in particolare dell’annoso conflitto israelo-palestinese. Ne abbiamo parlato in occasione della polemica sui libri di testo adottati dalle scuole arabe e israeliane, nonché raccontando la tormentata vicenda della bandiera della Palestina. E i lettori affezionati forse si ricorderanno, in quello che può sembrare un saltar di palo in frasca, che il vostro autore è un appassionato di ciclismo e ha trovato modo di parlare degli inaspettati legami tra la geografia e il Giro d’Italia, la più importante corsa ciclistica italiana e una delle maggiori dal calendario internazionale. Ma mai avremmo pensato che i due argomenti potessero incrociarsi e trovare spazio nel medesimo articolo. Eppure è proprio quello che è accaduto lo scorso 29 novembre, quando si è tenuta la presentazione ufficiale del percorso della prossima edizione del Giro d’Italia, che si svolgerà nella primavera del 2018. Da alcuni anni, per tenere alto l’interesse verso la corsa e promuovere il ciclismo italiano, e l’Italia in generale, nel mondo, il Giro d’Italia ha preso l’abitudine di partire ogni anno da un diverso Paese estero, dove si corrono le prime tappe, per poi far tornare la corsa sul suolo italiano. Finora sono stati toccati, fra gli altri, l’Irlanda, il Regno Unito, il Belgio e la Danimarca; ma l’edizione 2018 si preannuncia storica perché partirà per la prima volta da fuori Europa, e precisamente da Israele.

Il percorso delle prime tre tappe del prossimo Giro d’Italia 2018, che partirà da Israele toccando Tel Aviv, Haifa, il Mar Rosso e soprattutto Gerusalemme, città che sarà protagonista di una spettacolare prima tappa a cronometro.
Fonte: www.giroditalia.it

È la prima volta che una grande corsa ciclistica fa tappa nello Stato di Israele, e le tre tappe iniziali che si svolgeranno sul suolo israeliano hanno un percorso tanto spettacolare quanto simbolico: la prima si correrà lungo la costa del Mediterraneo tra la più popolosa città israeliana, Tel Aviv, e Haifa, mentre la terza attraverserà il suggestivo deserto del Negev per poi terminare sulle sponde del Mar Rosso. Ma il vero pezzo forte dell’avvio israeliano del Giro 2018 è la primissima tappa, una cronometro individuale che si correrà ai piedi della celebre Città Vecchia di Gerusalemme. Città sacra alle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam), Gerusalemme è al centro del conflitto tra israeliani e palestinesi, e in generale tra Israele e il mondo arabo e islamico, e il suo status politico è anzi il nodo fondamentale da risolvere per raggiungere un accordo di pace durevole tra le parti. Secondo la proposta di pace avanzata dall’ONU nel 1947, Gerusalemme sarebbe dovuta diventare una città amministrata da una coalizione internazionale, dove ebrei e musulmani avrebbero convissuto pacificamente. Ma con la guerra arabo-israeliana del 1948 la parte occidentale di Gerusalemme fu annessa al neonato Stato di Israele, del quale fu proclamata capitale. La parte orientale della città, Gerusalemme Est, rimase invece sotto la sovranità della Giordania fino al 1967, quando, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni tra Israele e gli Stati arabi, fu occupata dall’esercito israeliano. L’ONU e la maggioranza dei suoi Paesi membri non hanno però mai riconosciuto ufficialmente l’annessione di Gerusalemme Est e di una porzione della Palestina da parte di Israele, tanto che queste aree sono ancora definite da molti Territori Palestinesi Occupati. Oggi lo status politico di Gerusalemme è quanto mai controverso: per Israele non esiste una Gerusalemme Ovest (dove gli abitanti sono in maggioranza ebrei) e una Gerusalemme Est (abitata invece soprattutto da arabi palestinesi), ma tutta la città, unica e indivisibile, è considerata la capitale di Israele. Gli Stati esteri che riconoscono la sovranità di Isreale esitano però a riconoscere Gerusalemme nella sua interezza come capitale israeliana, poiché la parte orientale della città è considerata ancora un territorio occupato illegalmente dall’ONU, e inoltre una dichiarazione del genere rischierebbe di compromettere i delicati negoziati di pace nella regione, oltre che provocare la dura reazione diplomatica degli Stati arabi, alleati dei palestinesi. La comunità internazionale quindi, pur riconoscendo Gerusalemme come “capitale morale”, considera Tel Aviv come effettiva capitale politica israeliana, e qui infatti si trovano le ambasciate dei Paesi esteri in Israele. Da parte sua lo Stato della Palestina, che ha proclamato la propria indipendenza nel 1988 (poi riconosciuta nel 2012 da un voto, anch’esso assai controverso, dell’Assemblea Generale dell’ONU), considera Gerusalemme Est la propria capitale. Anche in questo caso si tratta però di una dichiarazione simbolica, dal momento che Gerusalemme Est è ancora sotto il controllo delle autorità israeliane, e le principali istituzioni dello Stato della Palestina si trovano nella città di Ramallah.

Due screenshot tratti dal sito ufficiale del Giro d’Italia, e salvati in due momenti diversi, mostrano la rimozione della parola “West”, “Ovest”, accanto al nome di Gerusalemme in seguito alle proteste del governo israeliano.
Fonte: www.sky.it.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: cosa c’entra questa complicata questione di politica internazionale con il Giro d’Italia? Quando una controversia è così radicata e coinvolge quasi ogni aspetto della società, oltre che scaldare gli animi di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, come nel caso della questione palestinese, ogni parola, gesto o dichiarazione considerata inopportuna può diventare il pretesto per scatenare lo scontro tra le parti in causa. In questo caso, la parola che ha acceso il fuoco della polemica è un nome geografico o, per la precisione, l’aggettivo che è stato apposto al suddetto nome. Durante la fastosa presentazione del Giro d’Italia 2018, alla presenza di decine di giornalisti italiani ed esteri, e trasmessa in diretta dalla Rai, il sito ufficiale della corsa, messo online in occasione della cerimonia, riportava il luogo di partenza e di arrivo della prima tappa come “Gerusalemme Ovest”, in inglese “West Jerusalem”. Si è trattato probabilmente di un eccesso di precisione da parte dell’organizzazione del Giro, ma ciò è bastato a scatenare la reazione durissima del governo israeliano, nella persone dei ministri dello sport e degli esteri, i quali hanno immediatamente dichiarato che Gerusalemme è unica e indivisibile, e che la dicitura riportata sul sito era profondamente scorretta, dal momento che non esiste nessuna “West Jerusalem”. La questione potrebbe sembrare del tutto teorica e di facciata, se non ci fossero in ballo fortissimi interessi economici e di immagine. Organizzare una trasferta così impegnativa del Giro e della sua vasta “carovana”, e per giunta in un luogo così delicato come Israele, non potrebbe certo avvenire senza l’attivo sostegno del governo israeliano, che ha anzi sponsorizzato caldamente l’iniziativa, fornendo aiuto logistico e finanziario. In seguito all’incauta esibizione di un semplice toponimo controverso, Gerusalemme Ovest, il governo israeliano ha però minacciato di ritirare il proprio sostegno e tutte le sponsorizzazioni alla “corsa rosa”. Un incidente diplomatico che avrebbe quindi potuto costare carissimo all’organizzazione del Giro. Tutti si sono quindi affrettati a correre ai ripari: la direzione del Giro ha dichiarato che la definizione “Gerusalemme Ovest” era da considerarsi esclusivamente tecnica (dal momento che la tappa si correrà effettivamente in quella parte della città, intesa in senso strettamente geografico) e “non aveva alcuna valenza politica”. L’aggettivo “West” è stato poi tolto prontamente da ogni pagina del sito, lasciando solo il nome della città di Gerusalemme. Rabbonite dalle pronte scuse, le autorità israeliane si sono dette rallegrate della rettifica e hanno confermato il proprio sostegno alla manifestazione sportiva. Ma a questo punto, com’era inevitabile, la mossa dell’organizzazione ha attirato i commenti caustici dei sostenitori dalla parte opposta, e sulla questione si è espressa persino l’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina), il movimento del quale il partito attualmente al governo nello Stato della Palestina è principale espressione. Il portavoce dell’OLP ha duramente condannato il frettoloso dietrofront della direzione del Giro d’Italia, accusandola di essersi mostrata troppo arrendevole nei confronti di Israele e di dimostrarsi così, addirittura, “complice dell’occupazione militare israeliana” di Gerusalemme. La polemica non può certo aver reso felici gli organizzatori e i principali sponsor del Giro, in particolare in vista dell’effettivo trasferimento degli uomini e mezzi della macchina organizzativa della corsa in Israele la prossima primavera. Quella relativa alla sicurezza è stata infatti la primissima preoccupazione quando si è pensato di far partire il Giro dal Medio Oriente, e il via libera è stato dato solo dopo lunghe e attente valutazioni. Ora tutto rischia di essere messo a repentaglio, anche alla luce di una decisione politica senza precedenti avvenuta proprio ieri, mercoledì 6 dicembre, la quale getta benzina proprio sul fuoco della controversia relativa allo status di Gerusalemme. In una dichiarazione storica, infatti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il suo governo è pronto a riconoscere Gerusalemme come capitale ufficiale ed effettiva di Israele, e a trasferire colà l’ambasciata americana che ora si trova a Tel Aviv. La decisione ha provocato un terremoto politico e diplomatico in tutto il mondo, e l’organizzazione estremista Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ha chiamato tutti i palestinesi a una nuova intifada, la rivolta contro gli occupanti israeliani. Uno sviluppo che certo non farà piacere agli organizzatori del Giro d’Italia, che a questo punto vedono messa a rischio la spettacolare partenza estera della corsa rosa.