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L’irresistibile fascino dei fari
Il faro di Punta Cavazzi a Ustica, uno degli 11 che lo Stato intende dare in concessione. Fonte: www.ppan.it

Lo Stato italiano ha deciso di dare in concessione ai migliori offerenti 11 fari, ormai automatizzati, posti nei luoghi più incantevoli della Penisola.

Dominano il mare da luoghi di struggente e inaccessibile bellezza. Svettano sulle acque, allo stesso tempo slanciati e possenti, come i vecchi castelli delle fiabe. Ispirano quell’irresistibile, dolce senso di malinconia che ci coglie quando guardiamo lo sconfinato orizzonte marino, e che ci fa pensare a quello che poteva essere ma non è stato. Da secoli i fari esercitano un potente fascino sull’immaginario collettivo, un’attrazione che va ben al di là del loro mero ruolo di aiuto ai naviganti. Con la loro luce che illumina l’oscurità e conduce i marinai alla salvezza, infatti, sono anche una metafora della luce interiore che rischiara i recessi più bui della nostra anima. E poi c’è il guardiano del faro, da secoli simbolo di solitudine e introspezione. Non c’è dunque da stupirsi che i fari abbiano ispirato moltissime opere letterarie, artistiche e musicali. Citiamo solo le prime tre che vengono in mente al vostro autore: il romanzo Gita al faro (1927) di Virginia Woolf, in cui il faro è per l’appunto tanto reale quanto simbolico, l’evocativo dipinto The Lighthouse at Two Lights (1929) dell’artista americano Edward Hopper, e la monumentale suite musicale A Plague of Lighthouse Keepers (1971) del gruppo progressive rock britannico Van der Graaf Generator.

The Lighthouse at Two Lights, dipinto di Edward Hopper esposto al Metropolitan Museum di New York. Raffigura il faro di Cape Elizabeth, nel Maine. Fonte: www.edwardhopper.net

Al di là dei loro significati simbolici, i fari sono stati per secoli uno strumento estremamente pratico, e indispensabile, per i naviganti, contribuendo in maniera determinante all’espansione del traffico marittimo e dei commerci. Spesso la loro luce di segnalazione era l’unico modo per evitare a una nave, magari durante le ore notturne, nel mezzo di terribili tempeste o in banchi di impenetrabile nebbia, di disintegrarsi su insidiosi scogli, oppure per aiutarla a trovare la salvezza in un porto accogliente. E così interi tratti costieri del mondo sono stati disseminati di queste strutture, in molti casi opere alte di ingegneria poste in luoghi erti e inaccessibili. Il progresso tecnologico ha però ridimensionato l’utilità dei fari. Oggi quasi tutte le imbarcazioni che prendono il mare hanno a bordo un ricevitore GPS che fornisce la posizione con un grado di affidabilità e precisione impensabile in passato, e le più grandi sono inoltre dotate di radar che segnalano la presenza di ostacoli anche in condizione di visibilità scarsa o nulla. Anche il mito romantico del solitario guardiano del faro è da sfatare: i fari non sono quasi mai stati custoditi da singoli addetti. I loro compiti, tra cui accendere la lanterna del faro, rifornirla di carburante (solo all’inizio del XX secolo i fari iniziarono ad avere lampade elettriche, prima erano alimentate a carbone, a olio combustibile e a kerosene), riparlarla in caso di guasto, erano infatti troppo importanti per essere affidati a una persona sola; c’erano in gioco vite umane. I guardiani del faro lavoravano quindi a piccoli gruppi, con gli addetti che si davano il cambio nei turni di guardia alla lampada.

Il faro di Corsewall nella Scozia meridionale. Costruito nel 1815, è ora un lussuoso hotel. Fonte: www.geolocation.ws

Eppure, nonostante questo declino, sono molti i fari tutt’ora in funzione nel mondo, solo che la maggior parte è ormai completamente automatizzata, con potenti lampade a led alimentate da generatori a energia solare. I guardiani non vivono più vicino alle creature a loro affidate, ma intervengono soltanto per la manutenzione ordinaria e in caso di guasto. La conseguenza è che in tutto il mondo molti fari, e le strutture annesse che ospitavano i guardiani, sono rimasti abbandonati per decenni, esposti all’incuria e alla furia degli elementi. Ma la loro posizione sul mare, spesso assai suggestiva, e la storia di cui sono carichi (i fari sulla costa orientale degli Stati Uniti, per esempio, sono tra i più antichi edifici ancora esistenti nel Paese), ha portato a un rinnovato interesse per i fari negli ultimi anni. Alcuni sono diventati musei o sedi di associazioni storiche. Ma il vero boom è stato il settore dell’accoglienza turistica: parecchi fari storici sono stati ristrutturati e trasformati in resort, bed & breakfast o case di vacanza, forti della loro posizione, quasi sempre mozzafiato, e del desiderio di molti di diventare “guardiano del faro” anche solo per pochi, con la promessa di solitudine e tranquillità che questa immagine da sempre evoca. Uno dei primi Paesi a sfruttare questo revival è stata la vicina Croazia, dove decine di fari posti sulle incantevoli isolette della Dalmazia sono diventati appartamenti per le vacanze o piccole, romantiche pensioni. Anche in Francia sono diversi i fari in cui si può soggiornare, soprattutto in Normandia e Bretagna, dove spesso sorgono sulle suggestive falesie a picco sul mare. Nessuno però può battere il fascino selvaggio dei fari della Scozia e dell’Irlanda, appollaiati sulle scogliere di fronte al burrascoso Mare del Nord.

Il faro di Capo Murro di Porco in funzione durante una notte stellata. Fonte: www.wikipedia.org

Con l’elefantiaca lentezza che la contraddistingue, sembra che finalmente la burocrazia italiana si sia accorta di questa tendenza e voglia provare a sfruttarla. Alcuni mesi fa l’Agenzia del Demanio, l’ente che gestisce i terreni e gli edifici di proprietà dello Stato, ha pubblicato un bando per la concessione, a privati e società, di undici fari posti in alcuni degli angoli più belli della Penisola. Tutti i fari in elenco sono ancora in funzione, ma sono stati automatizzati anni fa e da allora gli edifici che fanno parte dei rispettivi complessi sono inutilizzati. Gli eventuali vincitori del bando, oltre a fare un’offerta in denaro per l’ottenimento della concessione, si impegnano anche a ristrutturare e curare la manutenzione dei fari. In cambio vi possono aprire un’attività, previo però approvazione del progetto da parte della stessa Agenzia del demanio. Forse con poco realismo, l’Agenzia ha dichiarato di preferire ai progetti puramente commerciali, come quelli di alberghi o altre strutture turistiche, le proposte che intendono valorizzare la storia dei rispettivi luoghi e trasformare i fari in strutture di pubblica utilità, per esempio musei, centri di visita dei vicini parchi naturali o sedi di associazioni no profit. Il più suggestivo dei fari “all’asta” è probabilmente quello di Punta Cavazzi, che sorge in un angolo incontaminato della remota isola di Ustica. Uno dei più conosciuti è invece il faro di Capo Murro di Porco, vicino a Siracusa. È un luogo talmente suggestivo da essere stato usato come location per la fiction L'Isola dei Segreti, andata in onda su Canale 5 nel 2009. Si dà il caso che il vostro autore abbia visitato il faro proprio nei giorni in cui la troupe del telefilm stava girando, nell’estate del 2008, e abbia potuto ammirare da vicino il set, compreso il misterioso circolo di antiche pietre (in realtà erano di polistirolo) ricreato vicino al faro, che si rivelerà essere l’elemento chiave della trama.

La locandina della fiction L’Isola dei Segreti, con il faro di Capo Murro di Porco e il vicino (finto) circolo di menhir. Fonte: www.movieplayer.it

Ieri, giovedì 14 gennaio, l’Agenzia del Demanio ha annunciato sul proprio sito web che la prima fase del bando è stata un successo, e che per la concessione delle 11 strutture sono giunte un totale di ben 39 offerte. Passerà però ancora un bel po’ di tempo prima di poter visitare uno di questi bellissimi fari italiani: le 39 offerte devono essere esaminate per verificare che soddisfino i criteri del bando, poi si procederà all’assegnazione delle concessioni e dei permessi per la ristrutturazione degli edifici. Considerata la miriade di intoppi e paletti burocratici che deve superare chi vuole aprire un’attività in Italia, soprattutto quando si trova a trattare direttamente con lo Stato, io non mi precipiterei a fare le valigie...