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L’ombra dell’ISIS. L’ascesa del califfato

Un miliziano con la bandiera dell'ISIS, derivata dallo Stendardo Nero di Maometto. La scritta recita, in arabo, uno dei cardini del credo musulmano: "Non c'è alcun dio oltre ad Allah, e Maometto è il suo profeta". Fonte: www.cnsnews.com

Un breve ciclo dedicato a una delle maggiori minacce agli equilibri mondiali, il cosiddetto Stato Islamico, e agli aspetti meno conosciuti della lotta a questa organizzazione terroristica.

Da circa un anno, e in particolare dalla scorsa estate, la comunità internazionale è sconvolta e allarmata dalle notizie provenienti dal Medio Oriente, in particolare dalla Siria e dall’Iraq, e riguardanti i terribili exploit dell’ISIS, il gruppo fondamentalista islamico responsabile di atroci violenze nella regione. Finora avevamo deciso di non occuparci di quella che sta diventando una delle minacce più serie egli equilibri politici mondiali, anche perché le notizie e gli approfondimenti sull’ISIS dominano da mesi le sezioni di politica estera di tutti i mezzi di informazione, e la nostra volontà è quella di proporre argomenti giudicati importanti ma poco trattati dalla stampa generalista, oppure di proporre prospettive inedite di temi noti. Un’altra ragione è che la lotta all’ISIS è un tema estremamente complesso, strettamente legato alle turbolente vicende e ai fenomeni politici e sociali che hanno segnato la storia del Medio Oriente e del resto del mondo negli ultimi anni, come la guerra civile in corso in Siria, le Guerre del Golfo, il fondamentalismo islamico e il terrorismo globale, e i difficili rapporti della comunità internazionale con i governi della Siria e dell’Iran. Trattare un argomento di così ampio respiro senza considerare tali profonde implicazioni sarebbe assai superficiale. A partire da oggi abbiamo però deciso di dedicare un piccolo ciclo alla situazione in Medio Oriente e alla lotta all’ISIS, e in particolare a quegli aspetti, magari messi troppo frettolosamente da parte dagli altri mezzi di informazione, che ci consentiranno di gettare uno sguardo un po’ più approfondito su questa regione così tormentata ma anche così importante per la geopolitica mondiale.

La vasta regione tra Iraq e Siria controllata dai miliziani dell'ISIS e primo nucleo, nei progetti degli islamisti, del califfato islamico. Fonte: www.cnn.com

ISIS è la sigla del nome inglese Islamic State of Iraq and Siria, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, un gruppo fondamentalista islamico nato nel 2006 nell’Iraq settentrionale, con l’obiettivo di contrastare, con azioni di guerriglia e attentati terroristici, l’occupazione dell’Iraq da parte delle truppe degli Stati Uniti e dei loro alleati iniziata con la Seconda Guerra del Golfo. Conosciuto anche come ISIL (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), dall’inizio del 2014 la sua forza e i suoi affiliati sono cresciuti sensibilmente, fino a farlo diventare l’organizzazione più temuta nella galassia della cosiddetta jihad, la guerra santa, globale. A testimonianza delle sue aspirazioni globali, non quindi limitate al territorio dell’Iraq e della Siria settentrionale in cui opera finora, il gruppo si è ribattezzato semplicemente IS, Islamic State, traduzione dell’espressione araba al-Dawla al-Islāmiyya, da cui l’abbreviazione con la quale è conosciuto in tutto il mondo musulmano, Daish o Daesh. Al contrario della maggior parte degli altri gruppi terroristici di matrice islamica, come la temuta al-Qaeda di cui era capo Osama Bin Laden, il cui obiettivo principale è destabilizzare la politica e la società dei Paesi “infedeli” per mezzo di attentati, l’ISIS vuole stabilire una presenza concreta sul territorio. Il suo obiettivo principale è infatti quello di unificare tutti i Paesi a maggioranza musulmana in un unico Stato islamico, un califfato analogo a quello fondato in Medio Oriente e nel Mediterraneo in seguito all’espansione araba avvenuta a partire dal VII secolo, pochi decenni dopo la morte del profeta Maometto. Tale califfato, di cui si è proclamato sovrano supremo il leader dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, sarebbe governato in base ai principi della versione radicale dell’Islam sunnita professata dall’ISIS, che intende imporla con le forza a spese tanto dei non musulmani quanto dei milioni di musulmani, sunniti e sciiti, che costituiscono la grande maggioranza degli abitanti dei Paesi arabi, e che secondo i leader del gruppo fondamentalista aderiscono a forme eretiche o non abbastanza “pure” dell’Islam. Nel corso del 2014 le milizie dell’ISIS hanno sbaragliato le forze dell’esercito regolare iracheno, appena addestrate ed equipaggiate dagli Stati Uniti, e conquistato buona parte dell’Iraq settentrionale, tra cui la seconda città del Paese, Mosul. L’ISIS ha tratto anche vantaggio dalla gravissima instabilità politica della Siria, da anni in preda a una sanguinosa guerra civile tra il regime del presidente Bashar al-Assad e una eterogenea coalizione di oppositori. Radicalizzando lo scontro in termini religiosi, la maggioranza della popolazione siriana è infatti sunnita mentre gli esponenti del regime di Assad sono per la maggior parte sciiti, l’ISIS è riuscito a occupare una buona parte della Siria settentrionale, al confine con la Turchia, e unificare questa regione e la parte occupata dell’Iraq nell’embrione di un vero e proprio Stato, non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell'ISIS autoproclamatosi "califfo". Fonte: www.bbc.co.uk

Oltre che per la pericolosa destabilizzazione portata in una regione già insanguinata in anni recenti da svariati conflitti, l’ISIS ha allarmato il resto del mondo per l’estrema ferocia delle sue azioni. E si tratta di una ferocia calcolata, perfettamente in linea con i metodi del terrorismo internazionale, volta a intimorire gli avversari, a guadagnare una reputazione di inflessibilità e ad attirare le simpatie dei fondamentalisti islamici di tutto il mondo, compresi quelli che risiedono nei Paesi occidentali, chiamati a prendere le armi e a raggiungere i luoghi dello scontro per unirsi alla guerra santa contro gli infedeli. Le esecuzioni di massa di appartenenti alle minoranze religiose, tra cui i cristiani e gli yazidi, ma anche dei musulmani sciiti e sunniti che si sono rifiutati di sottomettersi al giogo dello Stato Islamico; la riduzione in schiavitù di migliaia di donne catturate, date in “moglie” ai miliziani come bottino di guerra; e soprattutto la barbara uccisione di numerosi giornalisti e operatori umanitari occidentali, la cui esecuzione è stata filmata e diffusa su Internet. L’ISIS inoltre non ha abbandonato il proposito, condiviso da altri gruppi terroristici, di portare la guerra santa sul territorio dei Paesi occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, ed è accusato di aver organizzato, o quantomeno ispirato, diversi attentati, come il recente assalto alla redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi, avvenuto lo scorso 7 gennaio. Questi atti hanno suscitato la condanna della comunità internazionale e indotto diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Italia, ma anche diversi Stati arabi della regione, tra cui Giordania, Arabia Saudita e Iran, a intervenire contro i miliziani dell’ISIS, colpendoli con bombardamenti aerei e rifornendo di armi e le truppe che si oppongono agli estremisti sul terreno, composte soprattutto dai soldati dell’esercito regolare iracheno e dei membri delle milizie curde dell’Iraq e della Siria settentrionali, i peshmerga.

Cittadini siriani in fuga dalle violenze dell'ISIS cercano di riparare in Turchia, dove riceveranno asilo. Fonte: www.guardianlv.com

Nei prossimi giorni cercheremo di approfondire gli aspetti meno conosciuti della lotta contro l’ISIS e delle regioni dove infuriano i combattimenti, dall’introduzione di nuove monete che si richiamano allo storico califfato del VII secolo, alla tanto affascinante quanto minacciata cultura degli yazidi, gli “adoratori del diavolo”, fino ai luoghi simbolici che costellano la regione del Medio Oriente occupata dalle milizie dello Stato Islamico.